Il Chinotto diventa Star

La cosa bella dell’essere famosi è che quando annoi le persone, queste pensano che sia colpa loro. (Henry Kissinger)

Il chinotto ritrovato di Maurizio Bertera (powered by Andrea)

I documenti ufficiali fanno risalire al 1932 la nascita del chinotto intesa come la bevanda arrivata sino a oggi. Merito della S. Pellegrino che decise di ricavare da un frutto sostanzialmente poco amato e con tanta fatica, un estratto per una bibita molto originale. Autarchica, italianissima, quindi ideale per il Fascismo che naturalmente non vedeva di buon occhio la Coca-Cola. La materia prima arrivava dalle regioni del Meridione (Calabria e Sicilia) ma soprattutto dal Savonese, la zona dove era giunto nel XVI secolo dalla Cina. Si tratta di un agrume che nasce su un alberello alto un metro e mezzo circa, il Cytrus Myrtifolia. Sui pochi rami sviluppa una quantità incredibile di frutti: sono di piccole dimensioni - non pesano non più di 50-60 grammi – hanno un colore verde brillante che vira all'arancio ma soprattutto sono immangiabili per il gusto amaro-acido.
Ma i vicini di casa francesi verso la fine dell'800 si resero conto che potevano essere buonissimi e persino digestivi a patto di candirli ed ecco il boom a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo, sostanzialmente esaurito con la nascita della bevanda.
In effetti, la lavorazione è complicata e costosa: i frutti vanno immersi per tre settimane in una salamoia, poi spellati a mano della buccia amarissima, rimessi in salamoia e infine bolliti in sciroppi di zucchero a concentrazione crescente. La destinazione finale è un liquore – preferibilmente Maraschino – oppure la canditura.
Attualmente, il prodotto viene coltivato solo da Varazze a Finale Ligure dove operano i tredici coltivatori e i due bravissimi artigiani del dolce – Balzola di Alassio e Besio di Savona – che continuano a realizzare canditure di altissima qualità. Sono loro ad aver convinto Slow Food a istituire un Presidio volto a rilanciare il prodotto pasticciero.
Ma c'è movimento anche sul fronte della bevanda che sta vivendo un periodo vivace: lo provano i siti dei fan, la nascita di nuovi cocktail, il collezionismo (fatto di oggetti soprattutto negli anni '60) ma soprattutto il fatto che alcune aziende – piccole ma non solo - si stanno cimentando sul mercato. La Lurisia per esempio ha appena lanciato il suo Vero Chinotto di Savona IGP, consigliando – giustamente – di berla freddissima fuori pasto visto che non ha senso gustarla accompagnandola con il cibo.
Il vero godimento del chinotto? Il profumo così esclusivo al momento dell'effervescenza, da assaporare inclinando il bicchiere subito dopo averlo versato dentro.
(da L'Espresso food&wine)

Triplo Stefano Benni

1. Cameo nella Favola della Fine del Mondo

2. da Il marziano innamorato (in "Il bar sotto il mare")

Penso di caricare sull'astromobile uno di quei tappeti grigi che chiamate strade. Ma è pesante da arrotolare. Oppure potrei prendere una fetta di pelo verde. Ma non ho capito nulla della terra e rischierei di portar via un regalo da poco. Tutti riderebbero di me e delle mia Lukz. Che scoraggiamento! In quell'istante sento alcuni piccoli di uommo che parlano tra loro: "Che sete" dice uno. "Cosa darei per un chinotto" dice l'altro. "Pensa" dice il terzo "che regalo se qualcuno ce lo portasse qui...". Stavolta metto su addirittura la turboelica da spostamento rapido e volo al primo negozio. Sono pronto a usare anche il cannone fotonico. Al banco c'è una donnina con due quazz di vetro davanti agli occhi. "Femmina" dico "mi dia tutti i chinotti che ha". "Sei strano, bambino" dice, e anche lei mi tocca il naso (che non è il naso). "Me ne sono rimasti quattro, ti bastano?". "Szyp" dico io. "Duemilaquattrocento lire". Ahi, a questo non avevo pensato! Però ho un'idea: le metto in mano due o tre di quei quazz brilluccicanti che piacevano tanto all'altra femmina. La vedo sbiancare e ammutolire. Fatto! Volo indietro e atterro davanti ai tre piccoli di uommo. "Ehi, che buffo" dicono "che cosa sei?". "Sono il robotto del concorso vinci il chinotto" dico "e voi ne avete vinti tre, uno per uno". "Uahu!" grida il primo. "Grande!" ulula il secondo. "Che felicità" dice il terzo, e si mettono subito a romperli finché non esce l'olio e se lo bevono. Tutti uguali i bambini. "Ma insomma" chiedo "è un bel regalo o no?". "E' il più bel regalo che potevo aspettarmi oggi" dice il primo. "E' un regalo meraviglioso" conferma il secondo. "Adesso sto proprio bene" dice il terzo. Stavolta è fatta. Ci salutiamo: loro sventolano le mani e io sventolo il naso, quello vero, che ce l'ho a destra in basso. Torno alla mia quazzomobile e rimirare il chinotto che ho tenuto per Lukz. Che bello, che trasparenza, con l'olio scuro che si muove dentro, e che odore stupendo. In cima c'è anche un gioiello trondo merlettato e la scritta "Chinotto" in lettere rosso fuoco. Che regalo da portare al collo o in testa, o nelle orekkys, che regalo per il mio amore!

3. da I bar più strani del mondo (in "Bar Sport Duemila")

Chinotto?
(Tratto da "Giochiamo?", racconto a puntate di N.Ammaniti e A.Manzini - Rolling Stone di Settembre 2008)

Teoria e pratica del Chinotto
(Tratto da "Teoria e pratica di ogni cosa" di Marisha Pessl, pag. 321-322)

"Ehi, Diamanta, valle a prendere una granita".
"Uh?" disse Diamanta, facendo la faccia imbronciata.
"Da due dollari. Un gusto qualsiasi. Offro io".
Diamanta, maglietta rosa con gli strass e minigonna di jeans sfavillante, era magra come una cannuccia e aveva un colorito talmente esangue, incartapecorito, che attraverso la sua pelle, con una luce più violenta, si sarebbero potute vedere le sottili vene blu che le nuotavano nelle braccia e nelle gambe. [...]
"Che gusto?" stillò Diamanta accanto alla macchina delle granite.
"Che gusto?" cheise Larson. E senza battere ciglio, elencò i nomi come un battitore d'asta alle prese con una vendita di bestiame. "Chinotto, Big Babol, 7-Up, 7-Up Tropical, Melone e Uva, Menta Fredda, 'Nana Split, Codice Rosso, Guerre Spaziali...".
"Chinotto va benissimo, grazie".
"La signora senza scarpe gradisce una granitta al chinotto", disse nell'interfono.

22 ottobre 2007 - Chinotto in prima pagina sulla Gazzetta

8 settembre 2006 - Chinotto nuova moda? (powered by "Siccome ogni cosa mi riporta a voi..." Silvia)

9 febbraio 2006 - La Cumpa del Chinotto su Repubblica (grazie a Dangrillo!)

Leggere per credere (clicca sull'immagine per visualizzare l'articolo integrale):

Via Chinotto (Powered by Andrea F.)

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Chinotto a fumetti

1. Ratman

2. Paperino

Avvistamenti

1. Citato in Marrakech Express!!!

3. Scelto per la copertina della Guida al Divertimento Made in Italy 2005

La città del Chinotto

L'agrume prescelto per il nome del gruppo diventando giorno dopo giorno sempre più apprezzato: una testimonianza.

Agrumi in versione hard (da Venerdì di Repubblica)

Avete mai pensato di coltivare un albero di chinotto? Eppure l'idea non è malvagia. Se nella grande famiglia degli agrumi limoni, mandarini e aranci hanno bisogno di condizioni particolari per crescere dignitosamente, chinotto e Kumquat che sono anch'essi imparentati con gli altri, non richiedono delle stesse cure. Il chinotto in questione poi merita di tornare nei giardini e nei terrazzi nostrani per due motivi: fu un genovese a scoprirlo e introdurlo dalla Cina in Italia nel lontano Cinquecento ed è protetto e rivalutato dai cultori delle tradizioni alimentari nostrane, in quanto produce un frutto carico di buone proprietà.

Se lo cercate in un vivaio ricordatene il nome latino citrus myrtifolia; in breve ecco perché, anche se meno bello di una pianta di limone o di arancio, ci sentiamo di consigliarlo. Prima di tutto, essendo di sviluppo minore, in vaso non soffre; poi non teme gli sbalzi di temperatura come i suoi nobili cugini, che non solo muoiono durante inverni rigidi, non solo si imbruttiscono alla prima giornata di vento, ma soffrono persino il caldo eccessivo, il terreno calcareo, l'assenza di acqua e via enumerando una serie di condizioni che hanno portato gli italiani all'invenzione delle "limonaie", magnifiche architetture per la protezione dei migliori agurmi in vaso. Il chinotto, profumatissimo quando è in fiore, capace di compattarsi se in vaso, è più rustico e più resistente. I frutti non sono commestibili al naturale e si adoperano per marmellate o scrioppi, ma chi di noi coltiva un limone per fare limonate? Trattatelo comunque bene se volete vederlo al meglio: mettetelo in contenitori grandi, badate che il drenaggio sia assicurato, scegliete terreno sciolto, non fategli mancare l'acqua durante la stagione calda e concimatelo almeno due volte l'anno. Così facendo vi accorgerete che assumerà persino una bella forma, per non dire del profumo delle zagare che vi regalerà ogni notte d'estate.