9.7.2006 Italia-Francia 6-4 d.c.r.

Calcio e letteratura: due maniere per scappare dalla realtà.
(Jorge Valdano – ex calciatore, scrittore)

Il racconto di Breim
Andiamo a Berlino Beppe….andiamo a prenderci la coppa.
La mia finale inizia così, riascoltando in tv queste mitiche parole.
E poi.. inno nazionale. Pelle d’oca.
Senza voce. Non è bello.
Zidane. Gol. Non gol. Gol.
Gol di Marco. E una dedica a chi non c’è più.
Intervallo. E io mi “bombo”.
Entra Alex. Un sms ad un amico di tifo.
Supplementari. E Gigi ci salva.
Zizou, vecchio amico, a casa..!!!
Rigori. Batticuore.
Andrea. Gol. Daniele. Gol.
Trezeguet. Questa volta non sei dalla mia parte.
Alex. Paura. Gol. Grosso. Gol.
Campioni del mondo. Detto 4 volte.
Gioia. Abbracci. Qualche lacrima.
Una chiamata. Stiamo arrivando.
Che fai? Non so. Ma si..chi se ne frega.
Milano. Clacson. Bandiere. Gioia.
Un po’ di tristezza per non aver potuto urlare per questa vittoria,
ma torno a casa con una convinzione nuova…
...NOI CE L’ABBIAMO PIU’ GROSSO...!!!!
Il racconto di Gario (leggi anche il suo racconto dei mondiali)
La mia finale comincia venerdì 30 giugno. La segretaria della nostra redazione pubblica il programma dei turni della settimana successiva.
Guardo subito il turno del 4 luglio. C’è la semifinale. Bene. Non trattengo il sorriso. La vedrò coi miei amici. Se vinciamo... 9 luglio. Le pupille corrono all’ultima colonna, quella di domenica. Doh! Non trattengo la smorfia. Lavoro.
Peccato. Non sarà la stessa cosa, ma mi divertirò coi miei colleghi.
Grosso-Del Piero ci portano a Berlino. Anche noi abbiamo vissuto la nostra Italia-Germania.
Io porto patatine e Coca Cola in regia.
Ore 20. Si parte. Materazzi stavolta torna coi piedi per terra e su un avversario. Rigore. Buffon vs Zidane. Cucchiaio, traversa, gol, anzi no, anzi sì. Siamo sotto. Meglio prenderlo subito. Ma non fa mai piacere.
La Fede ha una fede enorme in Del Piero. Ricky si dichiara tifoso del Perugia. E allora Grosso, Materazzi e Gattuso sono “suoi”. Ci provo: «Pareggia Matrix». Corner. Ci becco. I tatuaggi, la forza e la testa che realizzano l’1-1 sono proprio quelli del nerazzurro. Stupore.
A questo punto ci si aspetta un bis magico, allora azzardo un sorriso con la mano all’orecchio... Chissà... Toni prova a darmi ragione. Traversa. Gol. No, è fuorigioco. E pian piano gli azzurri sbiadiscono. Zizou ci mette paura con la testa, ma Buffon c’è. Poi diciamo adieu al galattico che smette di usare il cervello e usa la testa con violenza sul petto di Materazzi. Espulso. Finiscono i supplementari di apnea e sofferenza. Rigori. Gigi, pensaci tu. Ci pensa il Treze-non-gol. Francesi trafitti. Traversa. Ci risiamo. Stavolta però siamo tutti sicuri: è fuori. C’è Alex dal dischetto. Per lui la maglia azzurra è sempre pesantissima. Gol. Noi Delpierani rifiatiamo un attimo. Grosso, futuro nerazzurro. Oggi azzurrissimo. L’urlo è grossissimo!
CampioniDelMondoCampioniDelMondoCampioniDelMondoCAMPIONIDELMONDO!
A mezzanotte finisco di lavorare. Auto. Destinazione Castello Sforzesco. L’abbraccio con gli amici è pieno di soddisfazione. È come se quei rigori li avessimo calciati noi. Stavolta non ho sbagliato neanch’io che col dischetto ho un cattivo rapporto. Breim non ha portato la voce, ma lo spumante. Un po’ lo beviamo, un po’ si mischia alle acque della fontana. La gente è impazzita. O forse è sempre stata pazza e per lasciarsi andare aspetta solo una scusa. Quella del 9 luglio 2006 è splendida.
Il racconto di Elisa
È stato un mondiale davvero sui generis. Superlativa è stata la brigata con cui ho condiviso le emozioni della vittoria. Mi trovavo in un caffè in compagnia di Habermas quando si è aperta la partita con l’inno nazionale. Suonano alla porta, ecco Diderot, che sorpresa, voleva partecipare al nostro borghesissimo convivio. Tra un calcio d’angolo e un rigore, confondo Bourdieu con Buffon, Marx con Malouda, Kant litiga con Lippi e Hegel inizia il riscaldamento... Che confusione, la tensione cresce, non capisco nulla. Il paese è deserto, vuoto come la mia testa, i vicini imprecano per un gol mancato, e un po’ anch’io, perché per arrivare alla fine ne mancano ancora una trentina, non di minuti, ma di pagine. Tempi supplementari, entrano in campo Scerbanenco, Fruttero e Lucentini, speriamo non si tinga di giallo questo mondiale…Che il raptus violento di Zizou sia stato un po’ anche opera loro? Comunque una testata in questo momento la vorrei dare anch’io, al muro. Mi trattengo. Alla fine per fortuna ad esplodere non sono ceri al plastico, ma fuochi d’artificio tricolori, e il boato è quello dei tifosi che invadono le strade con clacson e grida. Finalmente ho finito anch’io, mi sono salvata per un pelo dallo strabismo: un occhio alla tv e uno al libro. Non ho dormito questa notte, ma alla fine ne è valsa la pena.
Il racconto di Alex
10 motivi per cui vale la pena vincere una coppa del mondo (da giocatore):
1. Farsi tagliare i capelli gratuitamente!
2. Visitare Roma su un autobus turistico gratuitamente!
3. Aggiungere al tuo curriculum e al biglietto da visita la dicitura: campione del mondo!
4. Aver sempre voluto fare un giro in interrail della Germania e realizzare così il tuo sogno!
5. Andare da Platini e dirgli: «Uè, pirletta, non vedo dov’è la tua medaglia di campione del mondo!»
6. Andare da quel compagno di classe che ti aveva mandato a cagare dopo che gli avevi detto: «Da grande vincerò la coppa del mondo» e fargli un pernacchione!
7. Avere un nuova frase per cuccare con le donne: «Ciao cara, mi posso presentare? Sono “pinco pallino” e ho vinto la coppa del mondo!»
8. Poter finalmente giustificare quel tatuaggio con scritto “campione del mondo” che ti eri fatto fare mentre eri ubriaco dopo aver vinto una gara di rutti!
9. Andare dall’edicolante e dirgli: «Ha mica il giornale con in allegato il poster dei mondiali? Sa, mi dicono che ci sono su anch’io!»
10. Poter dire ad un amico, che ti racconta tutto gasato come ha vissuto la finale e la sua esultanza della vittoria: «Capirai, io ero lì!»
Il racconto di Paolino
Volevo solo ringraziare alcuni amici:
Gianluigi, Angelo, Marco, Cristian, Fabio, Fabio, Andrea, Alessandro, Gianluca, Massimo, Marco, Daniele, Gennaro, Mauro German, Simone, Andrea, Alessandro, Luca, Francesco, Alberto, Vincenzo e Filippo…
Grazie per avermi fatto un bellissimo regalo di compleanno!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
Il racconto di Daniele
Noi poveri nati a ridosso o inoltrati anni ‘80 avevamo un sogno: lavar via quel maledetto urlo di Tardelli dalla memoria del Paese. Per dire che almeno un po’ figli di questa Italia ci sentiamo anche noi, per dire che un Mondiale, un Mondiale vero, l’abbiamo vinto anche noi. Che ti ricordi tu dell’82, manco eri nato! O avevi due anni. O ne avevi tre. Insomma eri piccolo, imberbe, incapace di guardare un’intera partita alla tv, figuriamoci di raggiungere il centro della tua città per un bagno in fontana. Quante volte queste frasi, queste frecciate, queste mortificanti e inchiodanti affermazioni hanno colpito rovinandole riunioni di famiglia, scampagnate e cenoni. Così, negli anni, abbiamo imparato a sognare. A sognare un bell’archivio per quella formazione ripetuta a memoria dai quarantenni, per quei poster ingialliti con tagli di capelli all’antica, per quelle immagini col terribile e maiuscolissimo logo vetero-Rai. A sognare una bella pensione per i vari Collovati, Graziani, Conti e compagnia bella, ad augurarci anche di non sentire più lo stopposo nome di Bearzot e le cronache noiose delle partite a scopone con Pertini. Per contrastare chi ci irrideva sulla nostra insignificanza anagrafica abbiamo cercato invano di tirare fuori i pochi sprazzi di Baggio a Pasadena, la finale del ‘98, la storica partita a calcetto nella Vasca dello Sport Village. Oggi 9 luglio 2006 il nostro sogno si è avverato. Abbiamo una serie di nomi da sostituire a quelli stantii dell’82, abbiamo immagini nuove di Grosso, Totti e Cannavaro da mettere nei quadretti al posto di Paolo Rossi e company, abbiamo le nostre bandiere e le nostre vite da incrociare con una nuova data storica. Abbiamo il nostro Mondiale, il nostro stramaledetto Mondiale. E da domani nuovi poster da ingiallire, calciatori da pensionare, e soprattutto figli, nipoti e piccolissimi cugini da sfottere per i prossimi 20-24 anni.
Il racconto di Magnolia
Torino. Raggiungo un’amica in centro. Sono già tesa.
Guardiamo la partita al maxischermo in un pub con i suoi amici e con la pizza che va di traverso, ma sale la tensione e al settimo minuto la pizza ha un altro sapore. Non riesco più a mangiare. E poi gol di Materazzi e la gioia negli occhi. Abbraccio tutti, anche se non conosco nessuno. Il pensiero a qualcuno con cui avrei voluto gioire..ma circostanze hanno voluto che non ci fosse nemmeno un sms. E poi rigori..non so se ho la forza di guardare ma guardo..chiedo a Trezeguet “amore mio” di sbagliare il rigore che poi a Torino lo consolo io..(parole da ubriaca eheh)..e lui sbaglia. Gli amici mi prendono in braccio piegandomi qualche costola e denudandomi un po’ dicendo alla mia amica che porto fortuna. Non ci credo nemmeno io. E via si parte a gioire in Via Roma, Piazza San Carlo, Piazza Castello..sotto le fontane. Sono marcia. Poi non si riesce a camminare e le orecchie non sentono più nulla stordite da trombette impazzite..alle 2 sono andata a casa perché non ne potevo più. I miei piedi non ne potevano più..la mia schiena non ne poteva più..ma la mia bocca canticchiava ancora quel coro da stadio...oh ohohohohoh oh..motivetto dei White Stripes.
Il racconto di Ivan
Le notti magiche sedici anni dopo...
Alla fine eccoci qua, siamo di nuovo all’ultimo atto di un campionato del mondo, dodici anni dopo lo sciagurato rigore di Roberto Baggio calciato nel cielo di Pasadena...il morale è alto a Sesto San Giovanni, in via Boccaccio...Andrea, Daniela, Paolo, Maurizio, Roberto, Simone, Giovanni sono certi che sarà capitan Cannavaro ad alzare quella coppa, io no, io non ho ancora dimenticato l’Europeo 2000, non ho ancora dimenticato le parate sugli Champs Elysèes...ore 20.00, comincia lo spettacolo, il clima nella stanza è quello di un’amichevole, ma non lo è, è una finale cazzo! Malouda entra in area, si tuffa, Elizondo ci casca...rigore! Zidane sul dischetto, preghiere a un Dio che probabilmente non vuole ascoltarmi, cucchiaio sporco, traversa, gol...i fantasmi sono tornati. Ci vogliono dieci minuti di panico per vedere Materazzi, l’alfiere nerazzurro da me tanto odiato levarsi più in alto di tutto e di tutti e spedire un pallone d’oro (nel vero senso della parola) alle spalle di Barthez, un’esplosione di gioia...1-1 si ricomincia...il resto è sofferenza! 118’ Zizou termina il suo mondiale con un colpo si testa, gli insulti a lui e ai suoi parenti più stretti si sprecano, ma non c’è più tempo...calci di rigore...quella maledetta lotteria che non ha mai sorriso agli azzurri.
Pirlo gol, nessuna reazione, tocca ai galletti..gol, nessuna reazione, Materazzi..gol, nessuna reazione il mio corpo pare intorpidito, non sento più le mani, Trezeguet..traversa e palla che scende, non può entrare, non questa volta..fuori, i miei pugni si chiudono mentre intorno a me è un delirio, da lì in avanti non sbaglierà più nessuno. Grosso, ci hai portato in finale: ora portaci in paradiso! Uno sguardo al cielo di Berlino..gol... è finita, siamo Campioni del mondo e io sono per strada ad abbracciare gente che non ho mai visto prima. Un solo pensiero: “Piazza del Duomo”. Ma prima la premiazione, capitan Cannavaro alza quella scintillante, meravigliosa scultura al cielo di Germania, IO avevo torto...LORO avevano ragione! Dalla tv sento qualcosa come rendere onore ai cugini transalpini, ma no, non stasera, stasera NON HO CUGINI!!
Tutti in Duomo allora: metropolitana fino a Loreto e poi a piedi verso il cuore di una città che non avevo mai visto così in 25 anni di vita, un fiume tricolore in piena...arriviamo, la piazza è in festa...incontro Beppe, Matteo e Antonio, i miei compagni di gioie mi salutano...rimango con loro tre, un’oretta a vagare per la piazza gremita, poi in cammino verso casa...a piedi! 10 kilometri a piedi, ma la stanchezza non si sente, la gioia è più forte...arrivo a casa, l’orologio segna le 3.30, sono a pezzi...ma FELICE!
Il racconto di Federica
C’è qualcosa di diverso nell’aria stasera. Lo sento, anzi, credo che lo sentano tutti quanti. Non lo riesco a definire, è una sensazione alla bocca dello stomaco, che ti accelera il battito cardiaco... è come il primo appuntamento: sei felice ed emozionato, ma allo stesso tempo talmente teso che qualcosa possa andare storto, e queste due sensazioni in antitesi si fondono insieme dentro di te. Ore 19.00: la Yle mi passa a prendere. Il tragitto fino a casa sua è breve, ma basta per capire dalle facce delle persone che incontro, che tutti la pensano come me. Arriviamo da lei, ci accoglie Tonino, la tv è già sintonizzata su Sky. Si mangia tra primo e secondo tempo. Alziamo il volume all’inverosimile, perché i vicini la vedono sulla rai, e non abbiamo nessuna voglia di sapere in anteprima che succederà. Inno nazionale, per la prima volta mi attraversa un pensiero: ma questi 11 in campo (Gattuso con gli occhi chiusi come sempre) non se la stanno facendo sotto? Non avrei mai il coraggio di affrontare una prova del genere, mai. Elizondo fischia, si parte. Elizondo fischia di nuovo, un fischio che nessuno di noi avrebbe voluto sentire. Caressa si agita come un matto, il replay conferma che il fallo non c’è, e gli insulti alla romana si sprecano: è un coro di “mortacci tua” e chi più ne ha più ne metta. Zidane sul dischetto, tiro...sììììììììì!!! Nooooooo!!! Gol... maledetto cucchiaio... quelli li può fare solo Totti. Da lì non è più la stessa cosa, non si sente un fiato, nessuno parla, nessuno respira. E se posso essere sincera, mi viene anche un po’ da piangere. Ma in fondo ci credo ancora. E faccio bene perché, poco dopo, uno splendido colpo di testa di Materazzi mi dà ragione. E si ritorna a sognare. Fine primo tempo. Un piatto di pasta fredda tricolore mangiato in tutta fretta, una pipì fatta 3 volte di seguito per il nervosismo e di nuovo sul divano. Il secondo tempo e i supplementari sono tutti da dimenticare, e infatti li ho dimenticati. Ricordo solo una grande tensione, e 3 ragazzi sull’orlo delle lacrime. E ovviamente ricordo quello schifo che ha fatto Zidane, e l’indignazione di Caressa che ha rischiato l’infarto. Ma a Sesto San Giovanni c’è un ragazzo che ha fede, che ci crede ancora, che continua a scrivermi sms: “La portiamo a casa amore mio..” E se ci crede lui, voglio farlo anch’io. Arriviamo ai rigori non si sa come, e non si sa come sono sopravvissuta all’emozione. E mentre aspettiamo, Tonino ha un lampo di genio: posiziona il cellulare sopra la tv, per girare un video-reality sulle nostre reazioni ai calci di rigore. Mi sono vista da fuori, quindi so con esattezza cos’è successo: tre ragazzi stretti stretti, io e la Yle con le mani giunte a mo di preghiera. Pirlo, gol, timida esultanza. Francia, gol, impassibili. Materazzi, gol, timida esultanza. Francia, gol, impassibili. De Rossi, gol, timida esultanza. Trezeguet, traversa.. è il delirio!!! Saltiamo in piedi e gridiamo come pazzi, e un attimo dopo è tutto finito. Del Piero, gol, impassibili. Francia, gol, impassibili. Grosso, il mondiale è tutto sulle sue spalle... ricordo di aver soltanto vagamente intravisto la palla in rete, e poi sono stati abbracci, risate, urla, lacrime, telefonate, sms... la pazzia!! Per la premiazione siamo tutti e 3 con la maglietta dell’Italia addosso. Kannnnavarooo alza la coppa e poi via in strada. Appena usciti dal cancello incrociamo una macchina. La macchina si ferma davanti a noi, ci guardano, ci sorridono sventolando la bandiera. E io non so chi sono, quanti anni hanno ma vorrei tanto abbracciarli! Per strada il traffico è fuori controllo, sono tutti fuori a suonare il clacson, a gridare. È una notte fatta di gioia, di sorrisi, di stupore, di urla, di abbracci dati a sconosciuti. Purtroppo personalmente posso godermela poco, ma non importa perché il giorno dopo sono a Circo Massimo. Stesso trio della sera prima, stesse magliette dell’Italia, con l’aggiunta dei tricolore dipinti sulle guance. E’ qualcosa di indescrivibile, un oceano di tricolore di cui non riesci a vedere la fine. Ma quanti saremo? La risposta mi arriva ufficiale poco dopo da Mazzocchi: siamo 600 mila. E io sono una di loro. Ci sono striscioni geniali, galletti appesi, personaggi folkloristici, uomini, donne, bambini..e siamo tutti lì a cantare, e ogni cosa che succede diventa un coro che 2 minuti prima non era mai esistito, e ogni pretesto è buono per ricominciare a cantare. Gli Azzurri si fanno attendere, come le vere star. Poi arrivano, e i miei occhi vanno dal maxischermo a loro, al maxischermo e di nuovo a loro. E non sono vicinissimi, ma li distinguo uno per uno, e la coppa scintilla così tanto che è impossibile non vederla. Poi vanno via e, così, anche noi. Scaliamo una collina ripidissima a mani nude, che ancora adesso mi chiedo come ci sia riuscita. Arriviamo al motorino che è stato circondato. Lo liberiamo e torniamo a casa. Sono distrutta, ma felice. E d’improvviso mi rendo conto che non ho semplicemente vissuto un pezzo di storia: la festa al Circo Massimo verrà ricordata per sempre, i miei figli vorranno sentirne il racconto, chi non c’era avrebbe voluto esserci.. io SONO un pezzo di storia.
Il racconto di Ylenia
Irripetibile
Il viaggio in motorino.
Parcheggiare nei pressi del Circo Massimo.
Trovare un posticino tranquillo per dipingersi la faccia e soddisfare la richiesta di una ragazza che passava di là. Ho dipinto anche lei. Entrare nell’arena(in realtà un circo). Trovare un posto tutto per noi e rassegnarsi all’attesa. Spostarsi perché non si respira più. Guardarsi intorno e sorprendersi ancora per la gente che si incontra. Arriva il buio. Gli Azzurri ancora no. Esultare o arrabbiarsi per le immagini sui maxi schermi. Intonare cori improbabili per le madri che non recuperano i figli dispersi nella folla. Incontrare persone che non avresti mai immaginato. Ascoltare la voce di Carlo Verdone e sentirsi in un film. Il momento è arrivato. Il pullman anche. Vederli scendere le scale col sottofondo musicale dei titoli di testa di Ben Hur. Mettersi in punta di piedi per riuscire a vederli su quel palco laggiù.
Rimanere abbagliati a guardare la COPPA sul maxischermo,spostare lo sguardo sul palco e..eccola lì. Più sfavillante che mai. Cantare con gli Azzurri i cori inventati da loro.
Ascoltare le mini interviste ed arrabbiarsi col regista perché non ci fa vedere chi è che parla. Salutare gli Azzurri e lasciarli controvoglia andare via. Prendersi per mano per non perdersi e dirigersi fuori dal Circo. Inerpicarsi per una salita che a mente lucida non avremmo mai affrontato. Arrivare a fatica al motorino. Arrivare ancora più a fatica fino a casa. Sguardo perso nel vuoto. Ricordi e immagini nelle nostre menti. Non lo dimenticheremo mai. Grazie.
E lo striscione più bello: ALLE ITALIANE PIACE GROSSO.
Il racconto di Orso Capriola
Non mi intendo per niente di calcio. Non tifo per alcuna squadra. Il solo pensiero di poter essere costretta a dire “Forza Italia” mi fa male al cuore. Non mi sono organizzata per alcun festeggiamento, questa notte, anzi ho passato la serata in maniera anomala, sistemando camera mia. Non opponendo resistenza alla “marisite”, la sindrome della signora Marisa, quella che passa la giornata a spolverare e rispolverare superfici perfettamente nitide. Amo essere anacronistica, amo poter dire in futuro quando mi verrà chiesto “Dov’eri quando l’Italia ha vinto i mondiali?” “Ero a casa a piegare le mie magliette e a passare l’aspirapolvere all’una di notte approfittando dell’assenza dei coinquilini e del traffico continuo sotto la mia finestra”. Eh già, perché questa notte non si dorme.
Ho acceso la TV, però. Un evento davvero straordinario, considerando che saranno almeno sei mesi che non lo faccio e manco sapevo più dov’era il telecomando.
Ho visto dei professionisti molto legati fra loro, e quello spirito di squadra mi ha colpita e mi ha commossa. Quando il giocatore francese, quello che fa miracoli con i piedi, ha tirato la testata nello sterno di uno dei nostri, ho pensato per la prima volta “Eh no, allora ce lo meritiamo di vincere” perché ho visto in ogni momento da parte nostra un gioco pulito, senza reazioni particolari, senza tensioni con l’avversario, anzi. Battute, scherzi, sorrisi sui volti tesi. Un’Italia pulita. Mi ha fatto venir voglia di prendere un respiro.
Passano macchine piene di bandiere, e si continua il gioco frenetico dei clacson.
Amo Milano anche se non mi lascia dormire. E so che a Genova le sirene in porto si sono fatte sentire. Il pensiero mi basta a riscaldare il cuore, nel ricordo delle altre volte in cui ho ascoltato quel richiamo, come sentire un piccolo inno nazionale privato, fatto solamente per me. Certo che è una cosa bella, essere campioni del mondo.
Il racconto di Maurizio
Una repubblica fondata sul calcio… decisamente ho avuto la conferma che l’Italia, più che una nazione, è una squadra di calcio!
Detto ciò, non ho potuto esimermi dai vari caroselli anch’io (in quel di Busto Arsizio), magari non sventolando il tricolore che, come ben sa chi mi conosce, non mi appartiene, però cogliendo assolutamente l’occasione per fare casino… che poi le feste servono a questo e non dobbiamo dimenticarci che il pallone è una festa! J
Insomma, a parte un involontario bagno in una fontana per salvare da un’aggressione una nostra amica, non è andata poi così male… e poi chi di traversa ferisce…
Il racconto di Marco
Io ero insieme a tutti i miei amici (Cippino, Cocco, Visma, Brambo, etc... insomma i soliti) a casa di mia zia.
Poco prima dell’inizio abbiamo portato fuori il televisore e a quel punto ho avuto la spiacevole notizia di dover vedere la partita sulla Rai, poiché i collegamenti del decoder di Sky non arrivavano in giardino. Erano già le 19.10 ed io dovevo fare qualcosa per non tradire Caressa e la tradizione (infatti tutti gli incontri fino a quel momento erano stati visti rigorosamente sulla Rai con le registrazioni dei commenti di Fabietto Caressa). Allora ho preso la macchina e mi sono recato a casa mia per smontare i ripetitori che trasmettono il segnale del decoder in altre stanze (N.b. Ci vogliono almeno 25 minuti solo per l’andata). Non sto a descrivere il ritorno dato che solo con il commento ci sarebbe il ritiro della patente, comunque alle 19.39 (Il riscontro dell’orario è di Cocco che è venuto con me e mi aggiornava sul tempo in modo da obbligarmi a schiacciare ancora di più sull’acceleratore) eravamo di nuovo da mia zia. In 5 minuti abbiamo montato il tutto alla buona, giusto in tempo per la presentazione di Beppe Bergomi e conseguenti inni.
Lo schieramento era il solito di tutte le altre partite: io seduto sulla sedia e Brambilla sotto di me tra le mie gambe, perché così è stato per tutto il Mondiale con lui lì, a raccontarmi tutti gli aneddoti e non solo su: formazioni, guardialinee, quarto uomo, giocatori del passato…

Io ero sicuro che quella coppa sarebbe stata nostra… ma la mia paura più grande era l’arbitro: pensavo che solo lui ce l’avrebbe potuta togliere. Dopo due minuti, quando ho visto il primo cartellino giallo per Zambrotta, ho avuto un sussulto. Dopo sei minuti, al rigore, sono caduto nello sconforto più totale: non era possibile, non credevo che avesse dato un rigore del genere all’ inizio nella finale mondiale.
Dopo alcuni minuti di imprecazioni è stato il momento degli insulti a Zidane che ci ha voluto umiliare con lo scavetto. Vista la ripresa dei ragazzi, ho però iniziato a crederci ancora e quando ho visto Materazzi prendere l’ascensore, salutare Vieira dal quarto piano e metterla dentro, sono scoppiato! Prima ho calpestato Brambilla, poi ho abbracciato tutti quelli che erano con me.
Il secondo tempo è volato via con tanta paura, visto che ormai eravamo sulle gambe: non riuscivamo a far niente. Ma il momento più bello è arrivato al quarto minuto dei tempi supplementari, quando Zidane è stato espulso. Io, mio cugino e Cocco ci siamo catapultati davanti al televisore facendo gesti e dicendo cose irripetibili (alla festa hanno assistito i genitori e la nonna della mia ragazza…). Poi la paura dei rigori, della storia che si ripete, della scaramanzia non rispettata in tutto e per tutto, il terrore d’essere arrivati ancora lì e di dover salutare sul più bello.
Questi sono stati i miei pensieri pre-rigori.
Poi è stato il momento di Pirlo. Lì ho pensato: a Yokohama hai sbagliato, a Istanbul pure, non mi tradire anche oggi. E così è stato. Poi Materazzi. Quanto l’ho insultato nella sua carriera! Lì ho pensato solo: «Dai, che questo rigore ti farà vedere in un altro modo agli occhi degli italiani». E anche lui ha messo la palla lì, nell’angolino dove Barthez non sarebbe mai arrivato.
Dopo è arrivato De Rossi e mentre prendeva la palla dicevo a Visma (che nel frattempo si era seduto al mio fianco con una sigaretta accesa. N.B. Non fumava più da un anno): «Se lo sbaglia dopo quello che ha combinato lo ammazzano». E Danielino mi ha smentito (è stato pure il rigore tirato meglio).
Adesso tocca a Del Piero, il calciatore che meno mi piace di tutta la Nazionale e nella mia testa gira solo una frase: «Alex, fammi stare zitto!». Così è stato.
Poi palla a Grosso. Si avvicina. È lui il vero eroe mondiale: «Dopo l’Australia e la Germania – ho detto – non ci tradirai proprio adesso…».
Il tempo non passava più, la sua rincorsa sembrava lunghissima e la palla lentissima, ma quando ho visto la rete gonfiarsi sono schizzato in piedi ad abbracciare tutti, poi ho preso Cocco e ci siamo buttati a terra. Abbiamo iniziato a rotolarci per tutto il giardino uno sopra l’altro perché, come ha detto Fabietto Caressa: «Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene, guardate le persone con cui state perché questo momento non ve lo scorderete mai: vi rimarrà dentro tutta la vita».
Una volta finita la premiazione, che noi abbiamo vissuto con musica a tutto volume (Inno italiano, We Are The Champions, Notti magiche e Seven Nation Army versione Trio Medusa, quindi solo la parte che fa “po popo popo po po”), siamo partiti da Arcore destinazione Box di Sesto. Lì abbiamo incontrato Nello e Titaro che per scaramanzia erano andati a casa e non avevano voluto vedere la finale con noi. Da lì al Rondò: sinceramente non ho mai visto così tanta gente a Sesto. C’erano diversi stranieri. Dopo aver festeggiato con i compaesani siamo andati all’arena civica dove per fare 500 metri ci abbiamo messo 45 minuti.
Alle 3.30 del mattino sono tornato a casa, ma non per dormire: per vedere e rivedere su Sky i rigori, la partita e l’espulsione di Zidane. Mi sono addormentato alle 5.00.
Per chiudere ricordo questi versi:
«E adesso diciamo tutti insieme per quattro volte: siamo CAMPIONI DEL MONDO CAMPIONI DEL MONDO CAMPIONI DEL MONDO CAMPIONI DEL MONDO»
«Riaprite le valige, fate un po’ di spazio, poi andate all’aeroporto a prenderli: vi portano la coppa!»
«Alza la coppa, capitano! Alza la coppa, capitano! Perché questa è la coppa di tutti noi!».
Ovviamente sono parole di Fabio Caressa.
Il racconto di Andrea
Io e la mia ragazza eravamo a casa, abbiamo iniziato a guardarla mentre pranzavamo dalla TV della cucina, per poi finire di vederla in camera, più comodi, sulle poltroncine. Sono stato certamente molto contento, mi aspettavo una vittoria più facile (la Francia non aveva giocato una partita così, in precedenza), ma ero tuttavia convinto del successo, come lo ero quando abbiamo giocato contro la Germania. Abbiamo seguito i festeggiamenti in TV, per poi vedere un film (The Bourne Supremacy), certi che tanto non avremmo dormito fino a tarda notte per i festeggiamenti… Ma non è bastato tirar tardi con Matt Damon: i compatrioti italiani sono riusciti a tenerci svegli fino alle 4 circa per il tremendo caos di clacson e trombe, sia dalle case, che e soprattutto dalla strada (e la cosa mi ha discretamente mandato in bestia)!
Il racconto di Ale
La mia sensazione è stata una sola.
Un irrefrenabile misto di gioia e sconcerto per il gol della Matrice.
Ho passato gli ultimi 6-7 mesi della mia vita a minacciare milanisti e juventini che lo insultavano, la mia frase più ricorrente era: “Quando Matrix segnerà in finale vengo a prendervi....”
Avesse segnato il 5 Maggio di qualche anno fa cmq sarei stato decisamente più felice.
Il racconto di Beppe
9 luglio 2006: CHE NOTTE!!!!!
Ore 17.30: cerco la maglietta che mi voglio mettere stasera… eccola!!! La guardo bene e… cazzo, è sporca!! Non posso metterla. Niente di che, se fosse un giorno normale, ma questo non è un giorno normale: questo è IL GIORNO, e quella è LA MAGLIA PORTAFORTUNA.
Cazzo, mi arrendo all’evidenza e mi metto una maglietta diversa. Spero che funzioni lo stesso… Mando un sms: “Adesso siamo a Berlino. Portiamo a casa ‘sta Coppa!”. In macchina siamo in quattro. L’ultima volta eravamo in tre, ma fa niente: non posso mica lasciare una a piedi e poi casa di Teo non è vicina.
Al semaforo c’è Teone davanti a me, proprio come il giorno della semifinale: perfetto! Arriviamo a casa di Teo. Ancora non ci sono tutti. 19.30. Io non ce la faccio a mangiare durante la partita, quindi propongo di farlo subito… Nessuno risponde e allora inizio da solo. Pochi secondi e gli altri mi seguono!
19.50 e ancora non abbiamo messo sul canale giusto. Mi incazzo: «Porca troia, se non mi fate sentire l’inno e l’introduzione alla partita di Caressa e Bergomi, vi ammazzo!!!». Cambiano canale, ma ormai l’introduzione è andata.. Fortunatamente l’inno no. Inizia. Brividi!
Sta per cominciare la partita e Gus mi chiede: «Tu sei sicuro che vinciamo?» e io: «Sì, ne sono certo!!». Sesto minuto... rigore... gol... Siamo sotto e tutti mi guardano… Guardo Gus: «Sì, sono sicuro... vinciamo noi!!!».
Siamo al diciannovesimo… Materazzi salta più in alto di tutti...gol...GODO...non avrei mai immaginato di ringraziare Materazzi!!
Inizia il secondo tempo, soffriamo troppo. Gus chiede se sia il caso di cambiare le posizioni sul divano… non è ancora il momento. Gli tiro un po’ di pugni sui fianchi… Gus: «Non darmi i pugni sui reni che fanno male e non piscio più…». Io: «Ma contro la Germania hanno portato fortuna». Gus: «Allora va bene». Risata generale per far andare via la tensione.
L’Italia soffre ancora di più.
«Cambiamo i posti?».
«Ok».
Iniziano i supplementari.
Mi arriva un sms: “ho paura”. Rispondo immediatamente “anche io, ma vinciamo noi!”.
Dopo 5 minuti del secondo tempo supplementare se ne va Zidane: gran bel colpo di testa. Ringrazio ancora Materazzi! Si va ai rigori. Un altro sms “mi sto cagando sotto”, “anch’io. Ma vinciamo noi! La fortuna deve girare… cazzo!”.
Via ai rigori. Alcuni si alzano e vanno via, altri vorrebbero spegnere la Tv. Io no! Sto fermo immobile, impassibile (proprio come Cannavaro, anzi KKKANNNAVAROOOO, IL CAPITANO!), stringo il testone di Teone e gli dico in un orecchio: «Vinciamo noi, cazzo!».
Al rigore di Trezeguet sono ancora impassibile.
Rigore di Grosso. GOL.
SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!!!!!!
Esulto.Salto.Grido.Abbraccio i miei amici.Non capisco più niente.Non sento nessuno, solo il mio cuore che batte fortissimo.
Ho gli occhi lucidi. Continuo a cantare e saltare.
Ricevo qualche telefonata e qualche messaggio. Guardo Teone: «Andiamo a piedi in Duomo!». Ci sta.
Guardiamo la premiazione e dopo mezz’ora ci incamminiamo verso il centro. A Precotto la nostra camminata finisce. Prendiamo l’ultimo treno della metro. Arriviamo in Duomo. Il delirio è davanti a noi.
C’è anche Ivo. Ci saltiamo addosso. «SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!!!».
Girovaghiamo per un’oretta: tricolori ovunque, gente seminuda, ubriachi, persone che fanno il bagno nelle fontane, gente che cammina sulle macchine.
Torniamo a casa. A PIEDI!
Dopo 2 ore e 40, con 10 chilometri nelle gambe, ci salva Ale che ci incontra in macchina a Precotto.
3.10. Sono a casa. Stanco, stanchissimo, ma “felice” non basta: sono superfelice!
E sono ancora più felice perché per una volta ho avuto ragione io: «ABBIAMO VINTO NOI!!!».
Il racconto di The Bride
12 anni. Sì, matematicamente ogni 12 anni l’Italia è destinata ad arrivare in finale e, s’è fortunata, a vincere il Mondiale. Lasciando da parte superstizioni di ogni sorta, cornetti rossi e gobbi portafortuna, la Nazionale stasera ha regalato un sogno a noi, quelli della generazione degli anni ‘80.
Quelli che ancora non erano nati quando Tardelli segnò il secondo goal che portò la nostra Italia a trionfare in Spagna nel 1982. Io non ero neanche un vago pensiero nella mente dei miei, figuriamoci.
Avevo appena 9 anni quando l’Italia si scontrò con il Brasile nel 1994, ai Mondiali degli USA.
Rigori anche quella volta. Errore di Baresi e di Baggio. Un incubo. Le lacrime di Baresi fecero il giro del mondo.
Oggi ero intrecciata in una sorta di posizione yoga, stringendo la mano di Elle da una parte e quella della Gnà dall’altra. Ho chiuso gli occhi e ho sperato che non capitasse come nei Mondiali 1994.
I goal. Uno dietro l’altro. L’adrenalina saliva sempre di più. Sentivo le lacrime agli occhi.
E arriva l’ultimo goal. Un sogno. Delirio. Braccia intorno al collo. Credo di aver perso coscienza di me per almeno 5 nanosecondi. Mi sono ritrovata tra le braccia degli altri, in braccio a Elle, a Matteo e a Albo. Una corsa. “CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOOOO!!!!”
Siamo corsi alle macchine dopo aver assistito alla consegna della Coppa Mondiale. Strombazzamenti, bandiere svolazzanti, Po Poppoppo PoPoPo, “Noi vogliamo tanto bene ai Francesi di Zidane, noi vogliamo tanto bene a quei figli di puttana!” e un’altra serie di canzoncine prelibatamente goliardiche sulla mamma di Zidane, lui, il capoccia, che s’è fumato il suo ultimo Mondiale dando un’insensata craniata nello sterno di Materazzi. Avrà anche lui fatto commenti goliardici sulla mamma di Zidane? E poi parcheggio a Romolo per poi andare in Cadorna in metro e poi in Duomo. Credo di non aver mai visto così tanta gente come stasera. Una voragine di bandiere e urla. Un carosello per le vie del centro con un manipolo di fuori di testa.
E’ il mio primo Mondiale. Volevo essere più pacchiana per l’occasione, magari sfoggiando qualche parrucca discutibile o “tatuarmi” il tricolore come la tizia che s’è disegnata sulle chiappe la bandiera italiana e ha improvvisato uno streap-tease in via Mac Mahon.
Sì, siamo campioni del mondo… perchè siamo UNA SQUADRA FORTISSIMI!

Il racconto di Luciano
Il piccolo, di là in camera sua, chiuso nei suoi giochi e nelle sue fantasie, registra comunque ogni minimo rumore, e al momento buono, rigore di Del Piero, me lo vedo apparire a braccia conserte in cucina.
“Chi vince?” chiede, guadando di sottecchi lo schermo.
“Stanno battendo i rigori, e, se non sbagliamo, vinciamo noi”.
Lui guarda in silenzio l’esecuzione del tiro, poi, senza dire una parola, se ne va.
“Caspita!! Se sta fermo, Barthez gliela para!” penso.
Sono in pantaloncini color pesca e canottiera variegata, tavola ancora da sparecchiare e portacenere ormai pieno di mozziconi.
Dalla finestra aperta arrivano grida e il vociare ormai indistinto delle tele.
Ieri mi hanno ricoverato la moglie in ospedale e quello più grande è andato a vedersela con gli amici.
Mi faccio su l’ennesima paglia.
Sagnol. Che faccia! Quante ne vedi come la sua in giro per il sud della Francia.
“Questo non sbaglia” e difatti…
Siamo al penalty decisivo.
Grosso.
Rispunta il piccolo.
Gol.
Si scatena il putiferio.
Dal cortile salgono urla belluine accompagnate dal frastuono di stoviglie sbatacchiate forsennatamente.
E poi botti, clacson e la marea montante dello strazio e dello spasmo di un’attesa che si scioglie in migliaia di bocche.
Sento a mala pena il trillo del cellulare: è mia sorella che mi chiama per festeggiare.
Ma non ho voglia di darle corda: “Sì, certo, sono contento, grandi, sì, ci sentiamo, dai. Baci, ciao.”
Mi verso un goccio, mi alzo, vado al balcone: giù in strada auto, bandiere, moto, gente che sciama.
Applaudo.
Mi sdraio sul divano. Mi guardo un po’ di canali in sequenza.
Mi addormento.
Verso l’alba mi disloco barcollando in camera da letto.
Ho bevuto e fumato troppo.
Fra i tanti articoli messi a disposizione dal padreterno, mi sento anch’io, come sempre, un campione del mondo.

Il racconto di GLR
Campioni del Mondo! Anzi, tetracampioni del Mondo. Perché questo di Germania ‘06 per l’Italia è il quarto titolo Mondiale dopo Italia ‘34, Francia ‘38 e Spagna ‘82. Ricordo bene quando Nando Martellini con voce rotta dall’emozione urlò per tre volte Campioni del Mondo al Santiago Bernabeu di Madrid in quella magica sera dell’11 luglio di 24 anni fa. Quel Mondiale e quella finale, stravinta contro la Germania, furono per me più entusiasmanti di quelli di oggi, ma vincere un Mondiale resta un evento di portata storica e l’intera spedizione azzurra, a cominciare da Marcello Lippi, entra nella galleria degli immortali. A Lippi suggerisco di chiudere con la Nazionale, come ha fatto Aimé Jacquet dopo Francia ‘98: fare meglio è impossibile e chiudendo adesso Lippi resterebbe ‘divinizzato’ dal Mondiale in eterno. Sai ora che gli frega a Marcello delle finali di Champions perse con la Juve e delle malignità sulla sua capacità di essere vincente solo alla Juve! I 120 minuti di partita non sono stati esaltanti, soprattutto per l’Italia, che non è mai riuscita ad imporre il proprio gioco. Sotto dopo pochi minuti per un generoso rigore concesso dall’arbitro argentino Elizondo per un intervento di Materazzi su Malouda e trasformato alla Panenka da Zidane, gli azzurri hanno fortunatamente trovato quasi subito il pareggio con il solito imperioso stacco di Materazzi, capocannoniere (!) azzurro insieme a Toni con due reti. C’è stato poi un momento, l’unico, in cui avremmo potuto volgere la partita a nostro favore, ma il colpo di testa di Toni si è stampato sulla traversa. Nella ripresa, meglio la Francia con Zidane, Henry e Ribery sopra tutti, fino all’ingresso dei famigerati Trezeguet e Wiltord, già nostri incubi nella finale dell’Europeo 2000 a Rotterdam. Tempi supplementari all’insegna della stanchezza di entrambe le squadre con Zidane che ha chiuso nel modo peggiore la sua straordinaria carriera in Nazionale: non esiste provocazione per giustificare la violenza della testata al torace di Materazzi ed il bello è che nel resto del mondo, dall’Islanda al Madagascar, dove magari non conoscono esattamente tutti i precedenti di Materazzi, resteranno convinti per sempre che il vero violento sia Zidane e non certo Materazzi, come in effetti stasera è stato. Ai rigori, si è avuta l’ennesima prova di quanto il calcio sappia essere beffardo e, onestamente, non ho dubitato un solo istante che ce l’avremmo fatta. Perché era giusto così: era giusto riprendersi proprio ai rigori quello che nel ‘98 proprio la Francia ci aveva tolto, malgrado in quell’occasione fossimo stati noi a giocare meglio. Non a caso su internet girano anche richiami ad una presunta giustizia divina con gli strali tricolori che si abbattono sulla Tour Eiffel! Dal dischetto avevamo non uno ma ben tre conti aperti: oltre a quello con la Francia nel ‘98, pesavano le sconfitte con l’Argentina a Italia ‘90 e con il Brasile a Usa ‘94. Per la legge dei grandi numeri, era giocoforza che prima o poi vincesse l’Italia! Una serie con un solo errore, quello di Trezeguet, proprio colui che ci aveva giustiziato con il golden gol di Rotterdam all’Europeo 2000. Dal dischetto Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso non sbagliano un colpo: 5-3 per l’Italia, 6-4 complessivo: Campioni del Mondo! Qualcosa di straordinario, per cui val davvero la pena di abbracciarci tutti. Per una volta, dalla Vetta d’Italia, il punto più a nord della nostra penisola fino al punto più a sud, a Punta Pesce Spada nell’isola di Lampedusa, ci sentiamo tutti fieramente italiani e Campioni del Mondo! Ora via alla festa, anche se da domani si tornerà a pensare ai guai del nostro calcio: qualcuno proverà sicuramente a strumentalizzare questa storica vittoria ai fini di Calciopoli, proponendo un’aberrante amnistia nel segno di un ‘volemose bene’ collettivo. Ma sul’argomento ha subito chiosato splendidamente Ivan Gennaro Gattuso, uomo e campione vero: “Un Paese campione del Mondo per quattro volte - ha sentenziato Rino - merita un calcio pulito!”. Appunto.

Il racconto di Roberto (aka Il Brambo)

Italia - Germania

E’ il 4 luglio, fa un caldo della madonna, il giorno dopo ho l’ultimo esame, sono a casa in una maschera di sudore, tra un condizionatore troppo alto e John Coltrane per tranquillizzarmi. Manca un giorno all’esame ma manca qualche ora a Italia-Germania, è la semifinale, siamo tra le prima quattro del mondo, io ancora non ci credo e sinceramente in quel momento tra Averroè e Avicenna non me ne frega neppure tanto.
Il pomeriggio passa, io come solito chiudo i libri alle sei, poi vado sui box, lì ci sono tutti, le facce sono un po’ tese, si va all’aperitivo, Artemis come di consueto, incontriamo gli altri, Bicio Copa Redo, loro prendono il solito, io pure classica birra chiara, a casa non mangio, lo stomaco si sta per chiudere, mi direte che sono un deficiente ma è così, incasso qualche pirla isolato dai miei e mi avvio verso casa di Alberto, da Visma .
Sono vestito come con l’Ucraina, pantalone corto e camicia da muratore della Valbrembana in libera uscita, cammino nervoso verso via Montello, citofono e salgo; siamo in metà di mille. Pochi sono arrivati, non manca molto, io dico due parole con chi c’è, non bevo e non mangio niente come sempre, cerco di ingannare il tempo sul balcone, chiacchiero, divago.
Manca poco, mi siedo dietro il divano sulle sedie, le mani si fanno più fredde, il viso un pochino più tirato, ascolto distrattamente il prepartita di Sky, c’è l’introduzione di Caressa, rigoroso silenzio, stavolta gli do ragione, vinciamo pure per loro penso, senza un filo di nazionalismo. Siedo vicino a Oreste e a Naso, stavolta Marco non dice niente, anche perché lo si lincerebbe, c’è l’inno, silenzio, nessuno lo canta, qualcuno azzarda ma Barbe zittisce “Raga no che porta rogna”, poi c’è l’inno tedesco, io lo canto in silenzio, è un rito mio, nato per caso contro l’Australia, lo ripeto con segretezza per non dissacralo e per non essere dissacrato.
Si comincia, il Westfalen Stadion è strazeppo, la Germania non ci ha mai perso e l’ultima volta che non ha vinto qui a Dortmund c’era ancora Lando Fiorini che cantava ma che c’è frega ma che c’importa; la partita è tosta e noi si regge bene, davanti incidiamo poco ma comunque resistiamo, io sono meno nervoso che l’inizio, continuo a parlottare con Nose che con un qualcosa di alcolico in mano, mi da ragion, forse per compassione, andiamo via una volta con Perrotta che si mangia un gol fatto e una volta con Grosso, Fabione mette il cross Metzelder anticipa Toni e Nose bestemmia, poi i tedeschi si fanno vedere con Schneider, palla alta, ma un quarto di miocardio se n’è andato.
Finisce il primo tempo, dopo il mezzo gol mangiato da Schneider mi risalgono le pulsazioni, nell’intervallo girovago per casa De Piaggi, prendo una boccata d’aria in terrazzo “Brutta Anto’ la vedo brutta” dico a Cocco, lui mi dice qualcosa, francamente non mi ricordo cosa, non so per quale sadismo penso all’esame del giorno dopo, faccio un attimo mente locale, Averroè Avicenna, Kabbalah, Torquemada, c’è ancora tutto, per fortuna.
Inizia il secondo tempo, io vado a sedermi al mio posto, lascio Nose e mi avvicino al Barbe, mi ha sopportato dall’inizio del Mondiale con i miei aneddoti, mi siedo poco avanti le sue gambe, speriamo che funzioni..
E’ una bella partita se non si fosse tifosi, i tedeschi attaccano, Klose va via una volta prende lo spazio e s’infila, per fortuna tira addosso a Buffon, io chino la testa sul divano della signora Margherita e tiro un sospiro di sollievo, non riesco neppure a tirare su la testa che sento Grosso, Grosso, Lehmann, mi rinfranco un attimo; sono sudato da matti, sarà la calca, sarà la tensione che sale, dopo qualche minuto Podolski mi fa venire i sudori freddi, si beve un difensore, forse Cannavaro, si gira e spara, meno male che è uno scarpone, Gigione la prende, di pugni; capovolgimenti di fronte ma niente da fare, siamo ancora zero a zero, mancano un paio di minuti alla fine, punizione inesistente per i tedeschi al limite tira Ballack, insulto Archundia con tutto il frasario di insulti possibili in casigliano, in italiano e in milanese, chiudo gli occhi e aspetto, mi affido a Caressa, sento solo “Fuori” non vedo la faccia di quell’orrendo giocatore esultare e mi rilasso, mi viene un altro mezzo colpo qualche attimo dopo su un affondo di Perrotta, Lehmann esce a valanga, il Barbe mi percuote vagamente, impreca, io mi incazzo, che è già abbastanza, è finita, supplementari.
Mi alzo e vado a sgranchirmi, mi intrattengo con chi c’è, scambio qualche parola, più che altro cerco di mettermi in contatto con Andre il mio compagno d’università, è a casa di una amica a vederla e alla fine del primo tempo mi manda sms pessimistici ( non mi consolava il fatto che lo avesse fatto pure a Istanbul); rientro quando il supplementare sta per cominciare, vedo le facce, c’è speranza ma nessuno la fa vedere, Nose che più ottimista del Nostro Presidente Silvio, tace, o meglio non si lancia in pronostici (ipse dixit “O si vince o si vince!”).
Si ricomincia, meno male che non c’è il golden goal sennò sarei già infartato, entra il Gila, vorrei vedere la faccia del Nose, ma non ho la forza fisica di alzarmi, sento solo qualche isolato insulto e me la rido; neanche un minuto e a momenti si rischia il vantaggio, il Gila lotte e recupera un pallone, va via al difensore tedesco, un dribbling a rientrare, palla sul destro, è un po’ sbilanciato, mentre cade tira, io francamente la vedo dentro, poi il palo è fuori, bestemmierei, ecchecazzo mi dico.
Se la perdiamo siamo degli sfigati penso, perdere contro tutti ma non contro una squadra il cui giocatore più forte è Ballack.. Attacchiamo ancora noi, c’è un angolo, schema solito con tiro in corsa, la biglia a Zambrotta, daje Gianluca mi dico (se mi sentissero in Maratona), è una legnata, Lehmann sembra non arrivarci, traversa “Non è possibile” urla Caressa, barbera mi percuote, ma non bestemmia, è strano, ma non molte cose lì mi sembravano ancora normali.
Io sono pezzatissimo, più del mio consueto, sono una corda di violino, discerno con qualcuno di tattica, mi pare con Cippa, cerco di scaricare un po’ di tensione , insulto variamente Schweinsteiger soprattutto per la traduzione esilarante del suo nome, le parole allora stranamente fluenti mi si fermano come un boccone indigesto, azione tedesca sulla destra, noi siamo un po’ scoperti, a qualcuno non reggono più le gambe, Odonkor scappa e crossa, penso sia la solita anatra ferita butta lì, poi vedo Podolski sbucare in mezzo al niente, chinò la testa come un condannato pronto al colpo alla nuca, poi vedo al palla fuori e Buffon che esce dai pali esultante, Deo gratis.
Archundia fischia la fine del primo supplementare, a me sembra di vivere in uno stato quasi di semincoscienza calcistica, mi alzo un secondo per rassettarmi i calzoni, poi mi risiedo immediatamente, non c’è intervallo, nella mia mente comincia ad affiorare il pensiero dei rigori, lo ricaccio indietro con forza, sarà rimozione ma io ho una paura dell’ostia. Barbe dietro di me è abbastanza teso, l’ho visto peggio solo in qualche partita del Milan, però lo vedo sicuro e questo mi conforta.
Ora fa un po’ meno caldo, passa un po’ di venticello dalle finestre, riesco a respirare un po’ di più, i nostri attaccano e al terzo minuto rischio quasi una scomunica multipla ad divinis, cross lungo di Pirlo, Del Piero sbuca dietro ai tedeschi, il numero 7 la prende, la stoppa, potrebbe toccarla come vuole e segnerebbe, invece lui vuole provare a dribblare Lehmann, quel brocco di un tedesco gliela prende, mischione palla a Iaquinta, chiudo gli occhi e spero di essere percosso da Barbera, sento solo Caressa urlare, “Nooo palla ribattuta occhio al contropiede della Germania” apro di nuovo gli occhi, fronte di gioco rovesciato, siamo scoperti, siamo pure di meno, Kehl apre sul lato sinistro della nostra difesa, è un assist perfetto, la palla è a Podolski, lo vedo prendere la mira e trattengo il fiato, è un attimo, a me pare che esca, Buffon si tuffa e la devia, “Minchia Gigi” penso ma soprattutto “Che culo” mi dico, faccio un lungo respiro, scampato pericolo.
E’ uno squillo di tromba, un acuto poi le due squadre si afflosciano, tutti si pensa ai rigori, io vado con la mente a Usa 94, a quella nottata made in USA, poi ripenso alla traversa di Di Biagio vista in un piovoso pomeriggio di luglio con la nonna infine infaustamente penso al Liverpool, non è nazionale ma un po’ di male ancora fa; la partita pare scivolare via tranquilla, continuo a guardare come uno schizzato il cronometro in alto a sinistra sul televisore, il tempo va, siamo tutti rassegnati a dover soffrire ancora per un po’, Iaquinta recupera un pallone, Pirlo non so con quali forze lo stoppa e lo mette a terra, si fa venti metri palla al piede e tira, è il classico tiro di Andreapirlodabrescia, scende, Lehmann sto stronzo la tocca, “Ma come cazzo si fa che questo prende ste cose qua!” esclamo ad alta voce, un po’ incattivito stavolta Barbera bestemmia, pure io lo farei ma non so perché non ci riesco,
Calcio d’angolo, lo batte Del Piero, è un cross teso in mezzo, un difensore la mette fuori la palla torna a Pirlo, spero, penso e voglio che tiri, invece lui fa una roba che io e nessuno dei 10 mezzi calciatori che ci sono nel salotto di casa De Piaggi pensa si possa fare, fa un passaggino di tre quattro metri dentro l’area io sto già per insultarlo, poi vedo coordinarsi Grosso, tira tutto storto non guardando la porta, Lehmann si butta ma il pallone si va a infilare lì nell’angolino, è gol, io non ci credo, esito un attimo poi esulto, cerco qualcuno da abbracciare, spero sia la Vale, invece mi trovo lì Barbe, mi abbraccia forte, poi il Visma, Cocco, non mi ricordo nulla so solo di aver potuto abbracciare tutti, Nose è fuori di testa, pure il sig.Oreste è gasatissimo, manca un minuto e siamo sopra.
Io personalmente mi siedo e mi preparo non so a che cosa, sapendo come siamo noi a soffrire, ancora non ci credo, Barbe dietro di me è ancora in fibrillazione, io sono francamente confuso; il gioco è ripreso, i tedeschi buttano un crossi in area, Cannavaro anticipa, respinge una volta ed esce, biglia a Totti che gestisce il contropiede, il tempo è scaduto, la palla ce l’ha il Gila, proteggila, fatti buttare giù, buttati, perdi tempo, gli vorremo dire tutti, lui prosegue va quasi in area, Del Piero arriva a rimorchio, lui gli da un babba, il capitano della Juve arriva e segna, ora sono due. Esulto pure io come un becero, abbraccio Nose, Ponzo, Barbe l’abbiamo perso, io forse ho perso la voce, ne son preoccupato ma forse tornerà.
Archundia fischia la fine, “Chiudete le valigie! Andiamo a Berlino” ci diciamo, io mi stravacco sul divano, non usciamo subito, qualcuno se ne va, i soliti rimangono, io mi rigusto il commento di Caressa, mi sento le stravaccate e rivivo i sei o sette mezzi infarti dei 120 minuti prima.
Andiamo sui box, io sono in macchina con Barbe, canticchio “Fahern wir wir nach Berlin”, lui se la ride, davanti all’oratorio c’è un bordello pazzesco, gente che urla, Guus che sembra più invasato del solito, ritroviamo Bicio Copa e gli altri in evidente stato di alterazione alcolica, abbracci, promesse, ricordi.
Sto lì una mezz’oretta poi scrocco un passaggio da Ponzo, sono stanco, distrutto, mi porta a casa, entro, mio padre dorme mentre sente i commenti, io vado in camera mia, mia sorella non c’è, mi svesto ripensando alle minchiate di Caressa, poi mi stravacco sul letto, faccio un po’ d’ordine mentale per l’esame dell’indomani, sn quasi afono, ma chisenefrega, ora tutti a Berlino!

Italia-Francia

E’ domenica, è una tipica giornata afosa di luglio, non c’è il sole ma fa un caldo da far impazzire, io mi alzo con tranquillità, faccio colazione poi metto un po’ di ordine in casa, sono da solo, mia sorella è dal suo ragazzo, i miei sono qualche giorno al mare.
E’ il 9 luglio, c’è Italia Francia, la finale inaspettata di un Mondiale strano; esco a prendere il Corriere, vorrei prendere la Gazzetta ma non lo faccio, per scaramanzia; in casa mi ributto sulla poltrona, sfoglio distrattamente il giornale, leggo praticamente solo le pagine non sportive, escludendo l’economia, sono teso, mancano ancora dieci ore, così cerco di tenermi la mente occupata, cazzeggio con costrutto su Internet, faccio il solito giro dei giornali per la tesi, prendo due appunti, mi butto a fare da mangiare.
E’ arrivata mia sorella e il tipo, mi danno una mano, pasta al sugo e via, io non ho fame, mangio due maccheroni e mi sbafo una bistecca ai ferri, lavo i piatti e li asciugo, do un’occhiata non troppo attenta a Studio Aperto ( me ne vergogno ma lo guardo pure io), sono di nuovo da solo, mia sorella è andata dal tipo, così mi ristravacco sul divano, sto finendo un libro di Cortazár che mi prende tantissimo, il tempo mi passa abbastanza tranquillo.
Ci troviamo alle quattro, sui box, andiamo ad Arcore, si va a festeggiare il compleanno de Barbe nella villa dei suoi zii; ci siamo quasi tutti, c’è anche Nello, lui viene solo per la festa poi alle sette ha detto che torna a casa, la partita la deve vedere con Vito, ha ragione, memori noi tutti delle ultime partite insieme (3 sconfitte); io vado in macchina con lui e il Visma, prima andiamo a fare benzina, solo io e Nello, il Maradona di Pizzo calabro fa 10 euro di benzina alla Clio, io un po’ interdetto gli chiedo “Ma fai solo 10 euro?”, Sì sì perché i 50 euro li faccio qunado segna Materazzi” io ridacchio sguaiatamente.
Arcore non è lontana, ci mettiamo una mezz’oretta abbondante, andiamo pianino (guida Nello non Steve McQueen), c’è un po’ di traffico, incrociamo per caso la vicina di Visma in motorino, partono racconti sulle sue qualità e conseguenti battute da caserma; il posto è bello, bellissimo, giardino piscina, c’è chi si butta nella jacuzzi, io preferisco una molto più rude partita di calcio sull’erba, si fa una specie di torneo, gavettoni, (memorabile il “Sei un deficiente” al padrone di casa) consegniamo il regalo al festeggiato, è la maglia dell’Italia, bella, io avrei preferito quella del Milan, per evitare pericolosi conflitti d’interesse.
La partita si avvicina, per molti di noi, per varie ragioni nel pomeriggio, è un argomento tabù, è tutta una saga di “ti immagini se… O ma se segna Materrazzi” e cose simili, io personalmente la vedo durissima, sono un pessimista di natura e le partite con i francesi mi hanno fregato troppe volte; si porta lo schermo fuori, ma c’è un problema, non si vede Sky.. Al di là della scaramanzia la finale mondiale commentata da Civoli e Mazzola (più Mazzola che Civoli) è una amenità, Barbe è preoccupato ai limiti della disperazione, sono più o meno le sette e bisogna trovare una soluzione rapida e soddisfacente, le possibilità non sono molte, il Barbe monta in macchina e torna a Sesto, ha poco tempo e schiaccia come un dannato, Cocco gli detta i tempi, lui va, prende il decoder e si fionda di nuovo a casa dello zio.
Si arriva in tempo, si monta il tutto alla buona, solo per non doversi sentire la voce soporifera di Mazzola; nel frattempo si mangia, c’è di tutto, tanta roba, io non mangio nulla, forse addento una mezza salamella, lo stomaco mi si chiude, come sempre. Siamo tesi, ma forse meno delle semifinale, l’abbondante ( e spesso invadente) compagnia femminile ovatta un po’ l’atmosfera, siamo più tranquilli, compassati, io mi siedo per terra, sull’erba, ci sono decine di sedie, chi non ha mai visto la partita con noi mi guarda strano, la zia di Marco mi invita a sedermi, il Barbe gli dice “Lui si siede qua”, poco lontano c’è la Federica, io non dico niente, mi sporcherò forse i pantaloni ma chissenefrega.
Do una rapida occhiata al cellulare, vorrei spegnerlo, ma non si sa mai, leggo gli ultimi sms poi lo ripongo con calma in tasca; si comincia, classica ritualità, presentazione ascoltata in assoluto silenzio, inno di Mameli muto e la Marsigliese in mente, palla al centro, è ora.
Sono teso da maledetti, c’è un venticello freschino, Elizondo fischia, daje raga’ mi dico: i francesi attaccano subito, noi facciamo fatica, saranno passati due minuti, lancio lungo dinonsochi, la nostra difesa va a vuoto, Malouda s’infila, Materazzi lo butta giù, io guardo il buon Horacio, è rigore, per me c’è, si discute per un poco, quasi per stemperare la tensione.
Batte Zidane, dai Gigi dai Gigi, il numero dieci dei Blues prende una lenta rincorsa, io mi aspetto il piatto o la legnata, lui quasi si ferma e la tocca sotto, Buffon è spiazzato, la biglia va sulla traversa e sbatte per terra, è un gran casino, un po’ di gente è davanti allo schermo facendo gestacci e insultando i parenti di Zidane fino alla terza generazione, Elizondo indica il centro del campo, gli insulti continuano indirizzati pure al poeta-insegnante di Buenos Aires, è gol, io non ne sono convintissimo, poi si vedono i replay, ho una certezza in più di essere miopi.
Stiamo sotto, io ho paura di un tracollo, noi però reggiamo bene, tranquilli e ordinati, i francesi tirano indietro la coperta; è il 18’ angolo per noi, batte Pirlo, il golden boy di Brescia disegna una parabola lunga, la palla attraversa l’area, arriva Materazzi, zuccata. Barthez si piega ma viene perforato, 1 a 1, urla, io mi prendo l’abbraccio animalesco del Barbe, batto il cinque a qualcuno che non ricordo (era Visma?) siamo pari, per fortuna azzecco raramente le previsioni.
Il nervosismo sale, ho smesso di guardare il cellulare, sono seduto con le ginocchia piegate, ogni tanto mi passa davanti il cuginetto di Marco, avrà cinque o sei anni, ogni tanto domanda qualcosa al suo cugino, lui risponde ma è nervoso, lo sento, comincia ad agitarsi, non è buon segno mi dico.. E’ partita combattuta e bruttina, il primo tempo lo giochiamo meglio noi, una chiusura dei francesi su Toni e un colpo di testa del giocatore viola ci fanno sussultare, sul legno nostro quasi sto già per esultare ma vedo Barthez che devia, impreco.
Il primo tempo finisce, è tempo di mangiare le centinaia di salamele sul tavolo, io non tocco niente, mi faccio un giretto tra gli invitati-tifosi, scambio qualche impressione, mi gingillo ancora con il cellulare, i miei non si sentono, mia sorella nemmanco, bevo un bicchierino di tè, inganno il tempo parlando di altro, dell’esame di quattro giorni prima, delle vacanze e di cose altre varie.
Si ricomincia, ci si rimette ai soliti posti, Barbe, non so se per la sazietà si è tranquillizzato, Visma è nervoso, Cocco pure anche se maschera bene; la ripresa è più bella del primo tempo ma è poco indicata per gli emotivi come me, i francesi salgono di tono, noi teniamo botta sfruttando le occasione che capitano; non mi sono neppure seduto che su un calcio d’angolo di Totti battuto corto rischio il primo infarto della finale, colpo di testa di Cannavaro, c’è un mischione, la palla arriva a Grosso, ho ancora in mente il gol in semifinale, l’occasione è bella, “tira, tira” gridiamo in dieci, lui aspetta, rimpallo e fuorigioco.
Un paio di azioni dopo mi si gela il sangue nelle vene, attacco francese, palla ad Herny, Titi si porta a spasso la difesa e va sul fondo, Zambrotta è un po’ indietro, si contorce e ci arriva, io vedo la palla in porta, invece è fuori, paura; i nostri attaccano lentamente ma efficacemente, ci capita una punizione dalla trequarti, la batte sempre l’Andrea Pirlo da Brescia, lo spiovente è morbido, i francesi si perdono Toni, il buon Luca pizza e la mette, è gol cazzo, io mi alzo, mimo la sue esultanza mi giro verso Cocco per abbracciarlo, è annullato, è fuorigioco, per poco ma c’è, rimaniamo in parità e il tempo passa.
Emozioni altalenanti, non mi sento più nessun pronostico, le squadre ma l’Italia in particolare fa fatica fisicamente, Buffon mi fa urlare San Gigi su un tiro di Henry, Pirlo invece a momenti segna su punizione, roba da orgasmo istantaneo da gol di Lucarelli in Juve Toro o da rigore di Salas su Marte.
1 a 1, supplementari.. Ora è sera inoltrata, ho freddo, le mani sono quasi gelide, mi infilo il maglione e mi metto a passeggire nel giardino, mi guardo interno, rifletto, penso un attimo, do ancora un’occhiata al cell, non so cosa pensare, speriamo solo di non perderla ai rigori, almeno per evitarsi quelle prosopopee sulla lotteria dei rigori o sulla maledizione dei penalties; Elizondo fischia e dopo due minuti comincio a capire che saranno supplementari da trincea, un po’ da Toro di Mondonico e da Italia di trapattoniana memoria, roba da cuori forti e sofferenze multiple, i francesi ne hanno più di noi, corrono e fraseggiano, noi siamo stanchi, in piedi solo per l’orgoglio, traballiamo due volte, prima ci grazia Ribery ( io stavo già vedendo Domenech esultare sulla rasoiata dell’ala francese) poi ci salva Gigi Buffon da Massa Carrara su una incornata di Zidane, finisce il primo supplementare, stiamo ancora pari ma si soffre.
Il secondo supplementare comincia subito, ormai siamo sulle barricate, passano un paio di minuti e vedo Materazzi per terra, e no pure Materazzi no mi dico, lì per lì non ci capisco niente, facciamo un po’ di silenzio per sentire Caressa, arrivano le immagine, zuccata del francese sul petto di Materazzi, la motivazione oscura, il gesto mica tanto (un Juve-Amburgo di anni addietro); Elizondo non ha visto, era girato, Buffon si agita, il nostro difensore in piedi dice qualcosa a Zidane, c’è un mezzo casino, l’arbitro porteño corre verso il quarto uomo, si parlano, io non leggo il labiale ma noi tutti quando lo vediamo correre con la mano nel taschino, stiamo già riempiendo di insulti il 10 francese, cartellino rosso, fuori, io partecipo all’insulto prolungato, gli do dell’algerino di merda, ripensandoci mi vergogno assai, ma cerco di autoassolvermi vista la situazione, fatto sta 1 a 1, e dieci minuti ancora per portarla a casa, mi illudo, non ci si fa male, si va ai rigori.
E’ l’ora della verità calcistica, qui conta solo la freddezza e poco la bravura, i coglioni e non il cervello, la concentrazione non la classe, solo una sfida personale, solitaria che può distruggere o esaltare, vedo Lippi che parla con i suoi, chissà che gli dice, io li guarderei solo negli occhi e chiederei a chi non se la sente di farsi da parte come in battaglia; ormai tra di noi serpeggiano umori differenti, siamo rosi dalla tensione, io sto seduto cercando di arginare il batticuore, Visma si appizza una sigaretta, era tanto che non lo vedevo così tirato, fuma a boccate nervose, accovacciato
Cominciamo noi, tira Pirlo, sono tranquillo, è un genio calcistico e soprattutto un acefalo, un non emotivo, uno che tirerebbe così pure nel giardino di casa sua, rincorsa solita e tiro centrale, alto, abbastanza potente, la loffia pelata si stravacca, 2 a 1 per noi, personalmente mi libero misuratamente, tipo Federer sui passanti lungo linea.
Ora va Wiltord, lo stronzo che ci ha fatto perdere un Europeo (insieme a Del Piero), è rigorista nel Lione, io non mi aspetto nulla, rincorsa potente e tiro preciso, Buffon è spiazzato, due pari, un po’ di delusione per tutti, ma aspettiamo momenti migliori.
Tira Materazzi; non gli ho mai voluto bene come in questo Mondiale, l’ho insultato dai tempi dei 14 punti sul ginocchio di Lentini, ma ora è come se fosse stato il mio giocatore preferito, è un altro buon rigorista, si prende spropositi di fischi, Elizondo gli fa rimettere a posto il pallone, fischio, rincorsa tranquilla, la mette sulla sinistra di Barthez, il fallito pelato non ci arriva, 3 a 2, non male per chi generalmente non metteva due rigori di fila.
Per i francesi tocca a Trezeguet, campa cavallo che questo sbaglia mi dico, è il vice-Del Piero alla Juve e in più è uno freddo come una mattinata della pampa, “Chissà quanti gliene ha presi Buffon in allenamento” dice Caressa, vedo il Killer (soprannome datogli al primo anno di Juve da Nello e da me) avvicinarsi, il suo quasi connazionale fischia, rigore forte e centrale, Gigi si adagia come una vacca gravida su un lato, ma è traversa, la palla rimbalza forte per terra, c’è un gran casino, colgo solo qualche insulto verso l’attaccante francese, francamente non ho capito, no non è gol, grida Caressa, sì rivedo il replay, palla sulla linea, stiamo avanti ora, mancano ancora tre rigori, per noi tira De Rossi.
Danielino , Danielino, vedi di non farne un’altra mi ripeto mentalmente, do un’occhiata al Barbe e una al Visma, è più nervoso di prima, il ragazzo di Ostia si avvicina a passi veloci, sistema la palla, il poeta-arbitro fischia e io vedo il rigore perfetto, forte, angolato e preciso, la mina all’angolo alto mi sorprende, non dico nulla, ma comincio ad avere meno paura, 3 a 1, adesso tocca a loro.
E’ il turno di Abidal, penso che Domenech abbia scelto i rigoristi secondo l’oroscopo, come fa sempre, sinceramente penso che lo sbagli, invece mi sbaglio io, il penalty del liones è elementare e perfetto, centrale, quelli da Phil Neal, Buffon non intuisce, siamo 3 a 2, due turni alla fine, tocca a noi, è la volta di Del Piero.
Io sono teso, il Visma sta ancora fumando quella sigaretta interminabile, un po’ tremo, il brusio attorno a me è forte, il cicaleccio accompagna il capitano della Juve verso il dischetto, chiudo per un attimo gli occhi, mi passano davanti quel gol sbagliato in Olanda e un paio di boiate di Alex in nazionale, ho un po’ di paura calcistica, serro i pugni, Alex prende una rincorsa lunga, Barthez sbaglia angolo lui batte alto e forte, non ci credo, siamo a un gol o parata dal Mondiale.
Siamo diventati tutti più silenziosi, ci scarichiamo solo dopo ogni rigore, rilassando i muscoli del viso e serrando i pugni, l’ultimo francese a tirare è Sagnol; non so cosa pensare, non ho il cervello per fare previsioni, se lo sbaglia siamo campioni del mondo, se segna dobbiamo farlo pure noi, non voglio pensare ad altre eventualità, Caressa è esaltato ed esaltante “Facci cantare Buffon ” dice con un tocco di enfasi, io sono abbastanza scettico, Sagnol è buon giocatore e uomo di carattere, il suo rigore lo seguo con trepidazione, ma non con ansia, il terzino del Bayern batte bene forte e preciso, il nostro Gigi è spiazzato, gol, se segna l’ultimo dei nostri siamo campioni del mondo.
L’ultimo penalty tocca a Grosso, l’eroe di Dortmund, si avvicina con calma al dischetto, sistema il pallone, attendo il fischio di Elizondo trattenendo il fiato, ho un po’ di timore, la rincorsa è decisa, il numero 16 della Francia si butta, la sua sagoma sgraziata non arriva a toccare la legnata di Grosso, vengo sommerso di abbracci e urla, abbraccio fortissimo Barbe, poi ognuno dei miei compagni di avventura mondiale, siamo campioni del mondo.
Nel quarto d’ora successivo ho ricordi sparsi e sconfusionati, rischio di scassare il cellulare un paio di volte, bevo tre o quattro bicchieri di dolce che mi alzano l’euforia e l’alcolemia, sentiamo il dopopartita di Sky, sono esausto, mi accorgo di essere sudatissimo e di star perdendo la voce per la seconda volta, partono poporopo in serie, Cannavaro alza la Coppa, secondi solo al Brasile.
Dopo la premiazione tutti in macchina, si va a Sesto a festeggiare; io sono in macchina con Gangia, la Sara e Fausto più o meno un funerale, io mi stravacco sul sedile di dietro parlo ogni tanto, qualche battuta, sui box ci sono tutti, arriva pure Nello, vorremmo andare a Milano, qualcuno si incammina verso il metro, noi optiamo per una più vicina piazza Rondo, lì è un roba indicibile, ci sono un numero indefinito di invasati avvolti in bandiere tricolori e in fumi alcolici, io sono stravolto, intanto chiamano i miei, loro hanno visto la finale in un bar in mezzo ai francesi, sorrido tutt’ora pensandoci.
Pian piano ci stanchiamo pure di festeggiate, Barbe e Fabio prendono la macchina per andare a Milano, io Nello e Nose e qualcun altro torniamo sui box, il casino man mano si spegne, i caroselli si diradano, Nose ha fame, andiamo a prendere qualcosa dal paninaro in Viale Zara, Nose con la Tipo è un pericolo e grazie a Dio non ho mangiato, ci fa fare un po’ di traversi, tre o quattro curve con il freno a mano, non sto male per miracolo, è tardi, mi faccio accompagnare a casa, la stanchezza è forte, forse la conseguenza dei nervi a fior di pelle per tutto il giorno.
Casa mia è vuota, mia sorella ancora non c’è, mi accoglie il cane, lui scodinzola ignaro, io mi metto davanti alla tele e cerco ogni immagine possibile della finale, le interviste e tutto il resto, mi sveglio solo perché mi sveglia mia sorella, sono rincoglionito dal sonno, mi riaddormento un po’ brillo sul divano, siamo campioni del mondo. E ancora non ci credo.