9.7.2006 Italia-Francia 6-4 d.c.r.
Calcio
e letteratura: due maniere per scappare dalla realtà.
(Jorge Valdano – ex calciatore, scrittore)

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racconto di Breim Andiamo a Berlino Beppe….andiamo a prenderci la coppa. La mia finale inizia così, riascoltando in tv queste mitiche parole. E poi.. inno nazionale. Pelle d’oca. Senza voce. Non è bello. Zidane. Gol. Non gol. Gol. Gol di Marco. E una dedica a chi non c’è più. Intervallo. E io mi “bombo”. Entra Alex. Un sms ad un amico di tifo. Supplementari. E Gigi ci salva. Zizou, vecchio amico, a casa..!!! Rigori. Batticuore. Andrea. Gol. Daniele. Gol. Trezeguet. Questa volta non sei dalla mia parte. Alex. Paura. Gol. Grosso. Gol. Campioni del mondo. Detto 4 volte. Gioia. Abbracci. Qualche lacrima. Una chiamata. Stiamo arrivando. Che fai? Non so. Ma si..chi se ne frega. Milano. Clacson. Bandiere. Gioia. Un po’ di tristezza per non aver potuto urlare per questa vittoria, ma torno a casa con una convinzione nuova… ...NOI CE L’ABBIAMO PIU’ GROSSO...!!!! |
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racconto di Gario (leggi anche il
suo racconto dei mondiali) La mia finale comincia venerdì 30 giugno. La segretaria della nostra redazione pubblica il programma dei turni della settimana successiva. Guardo subito il turno del 4 luglio. C’è la semifinale. Bene. Non trattengo il sorriso. La vedrò coi miei amici. Se vinciamo... 9 luglio. Le pupille corrono all’ultima colonna, quella di domenica. Doh! Non trattengo la smorfia. Lavoro. Peccato. Non sarà la stessa cosa, ma mi divertirò coi miei colleghi. Grosso-Del Piero ci portano a Berlino. Anche noi abbiamo vissuto la nostra Italia-Germania. Io porto patatine e Coca Cola in regia. Ore 20. Si parte. Materazzi stavolta torna coi piedi per terra e su un avversario. Rigore. Buffon vs Zidane. Cucchiaio, traversa, gol, anzi no, anzi sì. Siamo sotto. Meglio prenderlo subito. Ma non fa mai piacere. La Fede ha una fede enorme in Del Piero. Ricky si dichiara tifoso del Perugia. E allora Grosso, Materazzi e Gattuso sono “suoi”. Ci provo: «Pareggia Matrix». Corner. Ci becco. I tatuaggi, la forza e la testa che realizzano l’1-1 sono proprio quelli del nerazzurro. Stupore. A questo punto ci si aspetta un bis magico, allora azzardo un sorriso con la mano all’orecchio... Chissà... Toni prova a darmi ragione. Traversa. Gol. No, è fuorigioco. E pian piano gli azzurri sbiadiscono. Zizou ci mette paura con la testa, ma Buffon c’è. Poi diciamo adieu al galattico che smette di usare il cervello e usa la testa con violenza sul petto di Materazzi. Espulso. Finiscono i supplementari di apnea e sofferenza. Rigori. Gigi, pensaci tu. Ci pensa il Treze-non-gol. Francesi trafitti. Traversa. Ci risiamo. Stavolta però siamo tutti sicuri: è fuori. C’è Alex dal dischetto. Per lui la maglia azzurra è sempre pesantissima. Gol. Noi Delpierani rifiatiamo un attimo. Grosso, futuro nerazzurro. Oggi azzurrissimo. L’urlo è grossissimo! CampioniDelMondoCampioniDelMondoCampioniDelMondoCAMPIONIDELMONDO! A mezzanotte finisco di lavorare. Auto. Destinazione Castello Sforzesco. L’abbraccio con gli amici è pieno di soddisfazione. È come se quei rigori li avessimo calciati noi. Stavolta non ho sbagliato neanch’io che col dischetto ho un cattivo rapporto. Breim non ha portato la voce, ma lo spumante. Un po’ lo beviamo, un po’ si mischia alle acque della fontana. La gente è impazzita. O forse è sempre stata pazza e per lasciarsi andare aspetta solo una scusa. Quella del 9 luglio 2006 è splendida. |
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racconto di Elisa È stato un mondiale davvero sui generis. Superlativa è stata la brigata con cui ho condiviso le emozioni della vittoria. Mi trovavo in un caffè in compagnia di Habermas quando si è aperta la partita con l’inno nazionale. Suonano alla porta, ecco Diderot, che sorpresa, voleva partecipare al nostro borghesissimo convivio. Tra un calcio d’angolo e un rigore, confondo Bourdieu con Buffon, Marx con Malouda, Kant litiga con Lippi e Hegel inizia il riscaldamento... Che confusione, la tensione cresce, non capisco nulla. Il paese è deserto, vuoto come la mia testa, i vicini imprecano per un gol mancato, e un po’ anch’io, perché per arrivare alla fine ne mancano ancora una trentina, non di minuti, ma di pagine. Tempi supplementari, entrano in campo Scerbanenco, Fruttero e Lucentini, speriamo non si tinga di giallo questo mondiale…Che il raptus violento di Zizou sia stato un po’ anche opera loro? Comunque una testata in questo momento la vorrei dare anch’io, al muro. Mi trattengo. Alla fine per fortuna ad esplodere non sono ceri al plastico, ma fuochi d’artificio tricolori, e il boato è quello dei tifosi che invadono le strade con clacson e grida. Finalmente ho finito anch’io, mi sono salvata per un pelo dallo strabismo: un occhio alla tv e uno al libro. Non ho dormito questa notte, ma alla fine ne è valsa la pena. |
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racconto di Alex 10 motivi per cui vale la pena vincere una coppa del mondo (da giocatore): 1. Farsi tagliare i capelli gratuitamente! 2. Visitare Roma su un autobus turistico gratuitamente! 3. Aggiungere al tuo curriculum e al biglietto da visita la dicitura: campione del mondo! 4. Aver sempre voluto fare un giro in interrail della Germania e realizzare così il tuo sogno! 5. Andare da Platini e dirgli: «Uè, pirletta, non vedo dov’è la tua medaglia di campione del mondo!» 6. Andare da quel compagno di classe che ti aveva mandato a cagare dopo che gli avevi detto: «Da grande vincerò la coppa del mondo» e fargli un pernacchione! 7. Avere un nuova frase per cuccare con le donne: «Ciao cara, mi posso presentare? Sono “pinco pallino” e ho vinto la coppa del mondo!» 8. Poter finalmente giustificare quel tatuaggio con scritto “campione del mondo” che ti eri fatto fare mentre eri ubriaco dopo aver vinto una gara di rutti! 9. Andare dall’edicolante e dirgli: «Ha mica il giornale con in allegato il poster dei mondiali? Sa, mi dicono che ci sono su anch’io!» 10. Poter dire ad un amico, che ti racconta tutto gasato come ha vissuto la finale e la sua esultanza della vittoria: «Capirai, io ero lì!» |
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racconto di Paolino Volevo solo ringraziare alcuni amici: Gianluigi, Angelo, Marco, Cristian, Fabio, Fabio, Andrea, Alessandro, Gianluca, Massimo, Marco, Daniele, Gennaro, Mauro German, Simone, Andrea, Alessandro, Luca, Francesco, Alberto, Vincenzo e Filippo… Grazie per avermi fatto un bellissimo regalo di compleanno!!! CAMPIONI DEL MONDO!!! |
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racconto di Daniele Noi poveri nati a ridosso o inoltrati anni ‘80 avevamo un sogno: lavar via quel maledetto urlo di Tardelli dalla memoria del Paese. Per dire che almeno un po’ figli di questa Italia ci sentiamo anche noi, per dire che un Mondiale, un Mondiale vero, l’abbiamo vinto anche noi. Che ti ricordi tu dell’82, manco eri nato! O avevi due anni. O ne avevi tre. Insomma eri piccolo, imberbe, incapace di guardare un’intera partita alla tv, figuriamoci di raggiungere il centro della tua città per un bagno in fontana. Quante volte queste frasi, queste frecciate, queste mortificanti e inchiodanti affermazioni hanno colpito rovinandole riunioni di famiglia, scampagnate e cenoni. Così, negli anni, abbiamo imparato a sognare. A sognare un bell’archivio per quella formazione ripetuta a memoria dai quarantenni, per quei poster ingialliti con tagli di capelli all’antica, per quelle immagini col terribile e maiuscolissimo logo vetero-Rai. A sognare una bella pensione per i vari Collovati, Graziani, Conti e compagnia bella, ad augurarci anche di non sentire più lo stopposo nome di Bearzot e le cronache noiose delle partite a scopone con Pertini. Per contrastare chi ci irrideva sulla nostra insignificanza anagrafica abbiamo cercato invano di tirare fuori i pochi sprazzi di Baggio a Pasadena, la finale del ‘98, la storica partita a calcetto nella Vasca dello Sport Village. Oggi 9 luglio 2006 il nostro sogno si è avverato. Abbiamo una serie di nomi da sostituire a quelli stantii dell’82, abbiamo immagini nuove di Grosso, Totti e Cannavaro da mettere nei quadretti al posto di Paolo Rossi e company, abbiamo le nostre bandiere e le nostre vite da incrociare con una nuova data storica. Abbiamo il nostro Mondiale, il nostro stramaledetto Mondiale. E da domani nuovi poster da ingiallire, calciatori da pensionare, e soprattutto figli, nipoti e piccolissimi cugini da sfottere per i prossimi 20-24 anni. |
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racconto di Magnolia Torino. Raggiungo un’amica in centro. Sono già tesa. Guardiamo la partita al maxischermo in un pub con i suoi amici e con la pizza che va di traverso, ma sale la tensione e al settimo minuto la pizza ha un altro sapore. Non riesco più a mangiare. E poi gol di Materazzi e la gioia negli occhi. Abbraccio tutti, anche se non conosco nessuno. Il pensiero a qualcuno con cui avrei voluto gioire..ma circostanze hanno voluto che non ci fosse nemmeno un sms. E poi rigori..non so se ho la forza di guardare ma guardo..chiedo a Trezeguet “amore mio” di sbagliare il rigore che poi a Torino lo consolo io..(parole da ubriaca eheh)..e lui sbaglia. Gli amici mi prendono in braccio piegandomi qualche costola e denudandomi un po’ dicendo alla mia amica che porto fortuna. Non ci credo nemmeno io. E via si parte a gioire in Via Roma, Piazza San Carlo, Piazza Castello..sotto le fontane. Sono marcia. Poi non si riesce a camminare e le orecchie non sentono più nulla stordite da trombette impazzite..alle 2 sono andata a casa perché non ne potevo più. I miei piedi non ne potevano più..la mia schiena non ne poteva più..ma la mia bocca canticchiava ancora quel coro da stadio...oh ohohohohoh oh..motivetto dei White Stripes. |
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racconto di Ivan Le notti magiche sedici anni dopo... Alla fine eccoci qua, siamo di nuovo all’ultimo atto di un campionato del mondo, dodici anni dopo lo sciagurato rigore di Roberto Baggio calciato nel cielo di Pasadena...il morale è alto a Sesto San Giovanni, in via Boccaccio...Andrea, Daniela, Paolo, Maurizio, Roberto, Simone, Giovanni sono certi che sarà capitan Cannavaro ad alzare quella coppa, io no, io non ho ancora dimenticato l’Europeo 2000, non ho ancora dimenticato le parate sugli Champs Elysèes...ore 20.00, comincia lo spettacolo, il clima nella stanza è quello di un’amichevole, ma non lo è, è una finale cazzo! Malouda entra in area, si tuffa, Elizondo ci casca...rigore! Zidane sul dischetto, preghiere a un Dio che probabilmente non vuole ascoltarmi, cucchiaio sporco, traversa, gol...i fantasmi sono tornati. Ci vogliono dieci minuti di panico per vedere Materazzi, l’alfiere nerazzurro da me tanto odiato levarsi più in alto di tutto e di tutti e spedire un pallone d’oro (nel vero senso della parola) alle spalle di Barthez, un’esplosione di gioia...1-1 si ricomincia...il resto è sofferenza! 118’ Zizou termina il suo mondiale con un colpo si testa, gli insulti a lui e ai suoi parenti più stretti si sprecano, ma non c’è più tempo...calci di rigore...quella maledetta lotteria che non ha mai sorriso agli azzurri. Pirlo gol, nessuna reazione, tocca ai galletti..gol, nessuna reazione, Materazzi..gol, nessuna reazione il mio corpo pare intorpidito, non sento più le mani, Trezeguet..traversa e palla che scende, non può entrare, non questa volta..fuori, i miei pugni si chiudono mentre intorno a me è un delirio, da lì in avanti non sbaglierà più nessuno. Grosso, ci hai portato in finale: ora portaci in paradiso! Uno sguardo al cielo di Berlino..gol... è finita, siamo Campioni del mondo e io sono per strada ad abbracciare gente che non ho mai visto prima. Un solo pensiero: “Piazza del Duomo”. Ma prima la premiazione, capitan Cannavaro alza quella scintillante, meravigliosa scultura al cielo di Germania, IO avevo torto...LORO avevano ragione! Dalla tv sento qualcosa come rendere onore ai cugini transalpini, ma no, non stasera, stasera NON HO CUGINI!! Tutti in Duomo allora: metropolitana fino a Loreto e poi a piedi verso il cuore di una città che non avevo mai visto così in 25 anni di vita, un fiume tricolore in piena...arriviamo, la piazza è in festa...incontro Beppe, Matteo e Antonio, i miei compagni di gioie mi salutano...rimango con loro tre, un’oretta a vagare per la piazza gremita, poi in cammino verso casa...a piedi! 10 kilometri a piedi, ma la stanchezza non si sente, la gioia è più forte...arrivo a casa, l’orologio segna le 3.30, sono a pezzi...ma FELICE! |
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racconto di Federica C’è qualcosa di diverso nell’aria stasera. Lo sento, anzi, credo che lo sentano tutti quanti. Non lo riesco a definire, è una sensazione alla bocca dello stomaco, che ti accelera il battito cardiaco... è come il primo appuntamento: sei felice ed emozionato, ma allo stesso tempo talmente teso che qualcosa possa andare storto, e queste due sensazioni in antitesi si fondono insieme dentro di te. Ore 19.00: la Yle mi passa a prendere. Il tragitto fino a casa sua è breve, ma basta per capire dalle facce delle persone che incontro, che tutti la pensano come me. Arriviamo da lei, ci accoglie Tonino, la tv è già sintonizzata su Sky. Si mangia tra primo e secondo tempo. Alziamo il volume all’inverosimile, perché i vicini la vedono sulla rai, e non abbiamo nessuna voglia di sapere in anteprima che succederà. Inno nazionale, per la prima volta mi attraversa un pensiero: ma questi 11 in campo (Gattuso con gli occhi chiusi come sempre) non se la stanno facendo sotto? Non avrei mai il coraggio di affrontare una prova del genere, mai. Elizondo fischia, si parte. Elizondo fischia di nuovo, un fischio che nessuno di noi avrebbe voluto sentire. Caressa si agita come un matto, il replay conferma che il fallo non c’è, e gli insulti alla romana si sprecano: è un coro di “mortacci tua” e chi più ne ha più ne metta. Zidane sul dischetto, tiro...sììììììììì!!! Nooooooo!!! Gol... maledetto cucchiaio... quelli li può fare solo Totti. Da lì non è più la stessa cosa, non si sente un fiato, nessuno parla, nessuno respira. E se posso essere sincera, mi viene anche un po’ da piangere. Ma in fondo ci credo ancora. E faccio bene perché, poco dopo, uno splendido colpo di testa di Materazzi mi dà ragione. E si ritorna a sognare. Fine primo tempo. Un piatto di pasta fredda tricolore mangiato in tutta fretta, una pipì fatta 3 volte di seguito per il nervosismo e di nuovo sul divano. Il secondo tempo e i supplementari sono tutti da dimenticare, e infatti li ho dimenticati. Ricordo solo una grande tensione, e 3 ragazzi sull’orlo delle lacrime. E ovviamente ricordo quello schifo che ha fatto Zidane, e l’indignazione di Caressa che ha rischiato l’infarto. Ma a Sesto San Giovanni c’è un ragazzo che ha fede, che ci crede ancora, che continua a scrivermi sms: “La portiamo a casa amore mio..” E se ci crede lui, voglio farlo anch’io. Arriviamo ai rigori non si sa come, e non si sa come sono sopravvissuta all’emozione. E mentre aspettiamo, Tonino ha un lampo di genio: posiziona il cellulare sopra la tv, per girare un video-reality sulle nostre reazioni ai calci di rigore. Mi sono vista da fuori, quindi so con esattezza cos’è successo: tre ragazzi stretti stretti, io e la Yle con le mani giunte a mo di preghiera. Pirlo, gol, timida esultanza. Francia, gol, impassibili. Materazzi, gol, timida esultanza. Francia, gol, impassibili. De Rossi, gol, timida esultanza. Trezeguet, traversa.. è il delirio!!! Saltiamo in piedi e gridiamo come pazzi, e un attimo dopo è tutto finito. Del Piero, gol, impassibili. Francia, gol, impassibili. Grosso, il mondiale è tutto sulle sue spalle... ricordo di aver soltanto vagamente intravisto la palla in rete, e poi sono stati abbracci, risate, urla, lacrime, telefonate, sms... la pazzia!! Per la premiazione siamo tutti e 3 con la maglietta dell’Italia addosso. Kannnnavarooo alza la coppa e poi via in strada. Appena usciti dal cancello incrociamo una macchina. La macchina si ferma davanti a noi, ci guardano, ci sorridono sventolando la bandiera. E io non so chi sono, quanti anni hanno ma vorrei tanto abbracciarli! Per strada il traffico è fuori controllo, sono tutti fuori a suonare il clacson, a gridare. È una notte fatta di gioia, di sorrisi, di stupore, di urla, di abbracci dati a sconosciuti. Purtroppo personalmente posso godermela poco, ma non importa perché il giorno dopo sono a Circo Massimo. Stesso trio della sera prima, stesse magliette dell’Italia, con l’aggiunta dei tricolore dipinti sulle guance. E’ qualcosa di indescrivibile, un oceano di tricolore di cui non riesci a vedere la fine. Ma quanti saremo? La risposta mi arriva ufficiale poco dopo da Mazzocchi: siamo 600 mila. E io sono una di loro. Ci sono striscioni geniali, galletti appesi, personaggi folkloristici, uomini, donne, bambini..e siamo tutti lì a cantare, e ogni cosa che succede diventa un coro che 2 minuti prima non era mai esistito, e ogni pretesto è buono per ricominciare a cantare. Gli Azzurri si fanno attendere, come le vere star. Poi arrivano, e i miei occhi vanno dal maxischermo a loro, al maxischermo e di nuovo a loro. E non sono vicinissimi, ma li distinguo uno per uno, e la coppa scintilla così tanto che è impossibile non vederla. Poi vanno via e, così, anche noi. Scaliamo una collina ripidissima a mani nude, che ancora adesso mi chiedo come ci sia riuscita. Arriviamo al motorino che è stato circondato. Lo liberiamo e torniamo a casa. Sono distrutta, ma felice. E d’improvviso mi rendo conto che non ho semplicemente vissuto un pezzo di storia: la festa al Circo Massimo verrà ricordata per sempre, i miei figli vorranno sentirne il racconto, chi non c’era avrebbe voluto esserci.. io SONO un pezzo di storia. |
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racconto di Ylenia Irripetibile Il viaggio in motorino. Parcheggiare nei pressi del Circo Massimo. Trovare un posticino tranquillo per dipingersi la faccia e soddisfare la richiesta di una ragazza che passava di là. Ho dipinto anche lei. Entrare nell’arena(in realtà un circo). Trovare un posto tutto per noi e rassegnarsi all’attesa. Spostarsi perché non si respira più. Guardarsi intorno e sorprendersi ancora per la gente che si incontra. Arriva il buio. Gli Azzurri ancora no. Esultare o arrabbiarsi per le immagini sui maxi schermi. Intonare cori improbabili per le madri che non recuperano i figli dispersi nella folla. Incontrare persone che non avresti mai immaginato. Ascoltare la voce di Carlo Verdone e sentirsi in un film. Il momento è arrivato. Il pullman anche. Vederli scendere le scale col sottofondo musicale dei titoli di testa di Ben Hur. Mettersi in punta di piedi per riuscire a vederli su quel palco laggiù. Rimanere abbagliati a guardare la COPPA sul maxischermo,spostare lo sguardo sul palco e..eccola lì. Più sfavillante che mai. Cantare con gli Azzurri i cori inventati da loro. Ascoltare le mini interviste ed arrabbiarsi col regista perché non ci fa vedere chi è che parla. Salutare gli Azzurri e lasciarli controvoglia andare via. Prendersi per mano per non perdersi e dirigersi fuori dal Circo. Inerpicarsi per una salita che a mente lucida non avremmo mai affrontato. Arrivare a fatica al motorino. Arrivare ancora più a fatica fino a casa. Sguardo perso nel vuoto. Ricordi e immagini nelle nostre menti. Non lo dimenticheremo mai. Grazie. E lo striscione più bello: ALLE ITALIANE PIACE GROSSO. |
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racconto di Orso
Capriola Non mi intendo per niente di calcio. Non tifo per alcuna squadra. Il solo pensiero di poter essere costretta a dire “Forza Italia” mi fa male al cuore. Non mi sono organizzata per alcun festeggiamento, questa notte, anzi ho passato la serata in maniera anomala, sistemando camera mia. Non opponendo resistenza alla “marisite”, la sindrome della signora Marisa, quella che passa la giornata a spolverare e rispolverare superfici perfettamente nitide. Amo essere anacronistica, amo poter dire in futuro quando mi verrà chiesto “Dov’eri quando l’Italia ha vinto i mondiali?” “Ero a casa a piegare le mie magliette e a passare l’aspirapolvere all’una di notte approfittando dell’assenza dei coinquilini e del traffico continuo sotto la mia finestra”. Eh già, perché questa notte non si dorme. Ho acceso la TV, però. Un evento davvero straordinario, considerando che saranno almeno sei mesi che non lo faccio e manco sapevo più dov’era il telecomando. Ho visto dei professionisti molto legati fra loro, e quello spirito di squadra mi ha colpita e mi ha commossa. Quando il giocatore francese, quello che fa miracoli con i piedi, ha tirato la testata nello sterno di uno dei nostri, ho pensato per la prima volta “Eh no, allora ce lo meritiamo di vincere” perché ho visto in ogni momento da parte nostra un gioco pulito, senza reazioni particolari, senza tensioni con l’avversario, anzi. Battute, scherzi, sorrisi sui volti tesi. Un’Italia pulita. Mi ha fatto venir voglia di prendere un respiro. Passano macchine piene di bandiere, e si continua il gioco frenetico dei clacson. Amo Milano anche se non mi lascia dormire. E so che a Genova le sirene in porto si sono fatte sentire. Il pensiero mi basta a riscaldare il cuore, nel ricordo delle altre volte in cui ho ascoltato quel richiamo, come sentire un piccolo inno nazionale privato, fatto solamente per me. Certo che è una cosa bella, essere campioni del mondo. |
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racconto di Maurizio Una repubblica fondata sul calcio… decisamente ho avuto la conferma che l’Italia, più che una nazione, è una squadra di calcio! Detto ciò, non ho potuto esimermi dai vari caroselli anch’io (in quel di Busto Arsizio), magari non sventolando il tricolore che, come ben sa chi mi conosce, non mi appartiene, però cogliendo assolutamente l’occasione per fare casino… che poi le feste servono a questo e non dobbiamo dimenticarci che il pallone è una festa! J Insomma, a parte un involontario bagno in una fontana per salvare da un’aggressione una nostra amica, non è andata poi così male… e poi chi di traversa ferisce… |
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racconto di
Marco Io ero insieme a tutti i miei amici (Cippino, Cocco, Visma, Brambo, etc... insomma i soliti) a casa di mia zia. Poco prima dell’inizio abbiamo portato fuori il televisore e a quel punto ho avuto la spiacevole notizia di dover vedere la partita sulla Rai, poiché i collegamenti del decoder di Sky non arrivavano in giardino. Erano già le 19.10 ed io dovevo fare qualcosa per non tradire Caressa e la tradizione (infatti tutti gli incontri fino a quel momento erano stati visti rigorosamente sulla Rai con le registrazioni dei commenti di Fabietto Caressa). Allora ho preso la macchina e mi sono recato a casa mia per smontare i ripetitori che trasmettono il segnale del decoder in altre stanze (N.b. Ci vogliono almeno 25 minuti solo per l’andata). Non sto a descrivere il ritorno dato che solo con il commento ci sarebbe il ritiro della patente, comunque alle 19.39 (Il riscontro dell’orario è di Cocco che è venuto con me e mi aggiornava sul tempo in modo da obbligarmi a schiacciare ancora di più sull’acceleratore) eravamo di nuovo da mia zia. In 5 minuti abbiamo montato il tutto alla buona, giusto in tempo per la presentazione di Beppe Bergomi e conseguenti inni. Lo schieramento era il solito di tutte le altre partite: io seduto sulla sedia e Brambilla sotto di me tra le mie gambe, perché così è stato per tutto il Mondiale con lui lì, a raccontarmi tutti gli aneddoti e non solo su: formazioni, guardialinee, quarto uomo, giocatori del passato… Io ero sicuro che quella coppa sarebbe stata nostra… ma la mia paura più grande era l’arbitro: pensavo che solo lui ce l’avrebbe potuta togliere. Dopo due minuti, quando ho visto il primo cartellino giallo per Zambrotta, ho avuto un sussulto. Dopo sei minuti, al rigore, sono caduto nello sconforto più totale: non era possibile, non credevo che avesse dato un rigore del genere all’ inizio nella finale mondiale. Dopo alcuni minuti di imprecazioni è stato il momento degli insulti a Zidane che ci ha voluto umiliare con lo scavetto. Vista la ripresa dei ragazzi, ho però iniziato a crederci ancora e quando ho visto Materazzi prendere l’ascensore, salutare Vieira dal quarto piano e metterla dentro, sono scoppiato! Prima ho calpestato Brambilla, poi ho abbracciato tutti quelli che erano con me. Il secondo tempo è volato via con tanta paura, visto che ormai eravamo sulle gambe: non riuscivamo a far niente. Ma il momento più bello è arrivato al quarto minuto dei tempi supplementari, quando Zidane è stato espulso. Io, mio cugino e Cocco ci siamo catapultati davanti al televisore facendo gesti e dicendo cose irripetibili (alla festa hanno assistito i genitori e la nonna della mia ragazza…). Poi la paura dei rigori, della storia che si ripete, della scaramanzia non rispettata in tutto e per tutto, il terrore d’essere arrivati ancora lì e di dover salutare sul più bello. Questi sono stati i miei pensieri pre-rigori. Poi è stato il momento di Pirlo. Lì ho pensato: a Yokohama hai sbagliato, a Istanbul pure, non mi tradire anche oggi. E così è stato. Poi Materazzi. Quanto l’ho insultato nella sua carriera! Lì ho pensato solo: «Dai, che questo rigore ti farà vedere in un altro modo agli occhi degli italiani». E anche lui ha messo la palla lì, nell’angolino dove Barthez non sarebbe mai arrivato. Dopo è arrivato De Rossi e mentre prendeva la palla dicevo a Visma (che nel frattempo si era seduto al mio fianco con una sigaretta accesa. N.B. Non fumava più da un anno): «Se lo sbaglia dopo quello che ha combinato lo ammazzano». E Danielino mi ha smentito (è stato pure il rigore tirato meglio). Adesso tocca a Del Piero, il calciatore che meno mi piace di tutta la Nazionale e nella mia testa gira solo una frase: «Alex, fammi stare zitto!». Così è stato. Poi palla a Grosso. Si avvicina. È lui il vero eroe mondiale: «Dopo l’Australia e la Germania – ho detto – non ci tradirai proprio adesso…». Il tempo non passava più, la sua rincorsa sembrava lunghissima e la palla lentissima, ma quando ho visto la rete gonfiarsi sono schizzato in piedi ad abbracciare tutti, poi ho preso Cocco e ci siamo buttati a terra. Abbiamo iniziato a rotolarci per tutto il giardino uno sopra l’altro perché, come ha detto Fabietto Caressa: «Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene, guardate le persone con cui state perché questo momento non ve lo scorderete mai: vi rimarrà dentro tutta la vita». Una volta finita la premiazione, che noi abbiamo vissuto con musica a tutto volume (Inno italiano, We Are The Champions, Notti magiche e Seven Nation Army versione Trio Medusa, quindi solo la parte che fa “po popo popo po po”), siamo partiti da Arcore destinazione Box di Sesto. Lì abbiamo incontrato Nello e Titaro che per scaramanzia erano andati a casa e non avevano voluto vedere la finale con noi. Da lì al Rondò: sinceramente non ho mai visto così tanta gente a Sesto. C’erano diversi stranieri. Dopo aver festeggiato con i compaesani siamo andati all’arena civica dove per fare 500 metri ci abbiamo messo 45 minuti. Alle 3.30 del mattino sono tornato a casa, ma non per dormire: per vedere e rivedere su Sky i rigori, la partita e l’espulsione di Zidane. Mi sono addormentato alle 5.00. Per chiudere ricordo questi versi: «E adesso diciamo tutti insieme per quattro volte: siamo CAMPIONI DEL MONDO CAMPIONI DEL MONDO CAMPIONI DEL MONDO CAMPIONI DEL MONDO» «Riaprite le valige, fate un po’ di spazio, poi andate all’aeroporto a prenderli: vi portano la coppa!» «Alza la coppa, capitano! Alza la coppa, capitano! Perché questa è la coppa di tutti noi!». Ovviamente sono parole di Fabio Caressa. |
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racconto di Andrea Io e la mia ragazza eravamo a casa, abbiamo iniziato a guardarla mentre pranzavamo dalla TV della cucina, per poi finire di vederla in camera, più comodi, sulle poltroncine. Sono stato certamente molto contento, mi aspettavo una vittoria più facile (la Francia non aveva giocato una partita così, in precedenza), ma ero tuttavia convinto del successo, come lo ero quando abbiamo giocato contro la Germania. Abbiamo seguito i festeggiamenti in TV, per poi vedere un film (The Bourne Supremacy), certi che tanto non avremmo dormito fino a tarda notte per i festeggiamenti… Ma non è bastato tirar tardi con Matt Damon: i compatrioti italiani sono riusciti a tenerci svegli fino alle 4 circa per il tremendo caos di clacson e trombe, sia dalle case, che e soprattutto dalla strada (e la cosa mi ha discretamente mandato in bestia)! |
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racconto di Ale La mia sensazione è stata una sola. Un irrefrenabile misto di gioia e sconcerto per il gol della Matrice. Ho passato gli ultimi 6-7 mesi della mia vita a minacciare milanisti e juventini che lo insultavano, la mia frase più ricorrente era: “Quando Matrix segnerà in finale vengo a prendervi....” Avesse segnato il 5 Maggio di qualche anno fa cmq sarei stato decisamente più felice. |
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racconto di Beppe 9 luglio 2006: CHE NOTTE!!!!! Ore 17.30: cerco la maglietta che mi voglio mettere stasera… eccola!!! La guardo bene e… cazzo, è sporca!! Non posso metterla. Niente di che, se fosse un giorno normale, ma questo non è un giorno normale: questo è IL GIORNO, e quella è LA MAGLIA PORTAFORTUNA. Cazzo, mi arrendo all’evidenza e mi metto una maglietta diversa. Spero che funzioni lo stesso… Mando un sms: “Adesso siamo a Berlino. Portiamo a casa ‘sta Coppa!”. In macchina siamo in quattro. L’ultima volta eravamo in tre, ma fa niente: non posso mica lasciare una a piedi e poi casa di Teo non è vicina. Al semaforo c’è Teone davanti a me, proprio come il giorno della semifinale: perfetto! Arriviamo a casa di Teo. Ancora non ci sono tutti. 19.30. Io non ce la faccio a mangiare durante la partita, quindi propongo di farlo subito… Nessuno risponde e allora inizio da solo. Pochi secondi e gli altri mi seguono! 19.50 e ancora non abbiamo messo sul canale giusto. Mi incazzo: «Porca troia, se non mi fate sentire l’inno e l’introduzione alla partita di Caressa e Bergomi, vi ammazzo!!!». Cambiano canale, ma ormai l’introduzione è andata.. Fortunatamente l’inno no. Inizia. Brividi! Sta per cominciare la partita e Gus mi chiede: «Tu sei sicuro che vinciamo?» e io: «Sì, ne sono certo!!». Sesto minuto... rigore... gol... Siamo sotto e tutti mi guardano… Guardo Gus: «Sì, sono sicuro... vinciamo noi!!!». Siamo al diciannovesimo… Materazzi salta più in alto di tutti...gol...GODO...non avrei mai immaginato di ringraziare Materazzi!! Inizia il secondo tempo, soffriamo troppo. Gus chiede se sia il caso di cambiare le posizioni sul divano… non è ancora il momento. Gli tiro un po’ di pugni sui fianchi… Gus: «Non darmi i pugni sui reni che fanno male e non piscio più…». Io: «Ma contro la Germania hanno portato fortuna». Gus: «Allora va bene». Risata generale per far andare via la tensione. L’Italia soffre ancora di più. «Cambiamo i posti?». «Ok». Iniziano i supplementari. Mi arriva un sms: “ho paura”. Rispondo immediatamente “anche io, ma vinciamo noi!”. Dopo 5 minuti del secondo tempo supplementare se ne va Zidane: gran bel colpo di testa. Ringrazio ancora Materazzi! Si va ai rigori. Un altro sms “mi sto cagando sotto”, “anch’io. Ma vinciamo noi! La fortuna deve girare… cazzo!”. Via ai rigori. Alcuni si alzano e vanno via, altri vorrebbero spegnere la Tv. Io no! Sto fermo immobile, impassibile (proprio come Cannavaro, anzi KKKANNNAVAROOOO, IL CAPITANO!), stringo il testone di Teone e gli dico in un orecchio: «Vinciamo noi, cazzo!». Al rigore di Trezeguet sono ancora impassibile. Rigore di Grosso. GOL. SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!!!!!! Esulto.Salto.Grido.Abbraccio i miei amici.Non capisco più niente.Non sento nessuno, solo il mio cuore che batte fortissimo. Ho gli occhi lucidi. Continuo a cantare e saltare. Ricevo qualche telefonata e qualche messaggio. Guardo Teone: «Andiamo a piedi in Duomo!». Ci sta. Guardiamo la premiazione e dopo mezz’ora ci incamminiamo verso il centro. A Precotto la nostra camminata finisce. Prendiamo l’ultimo treno della metro. Arriviamo in Duomo. Il delirio è davanti a noi. C’è anche Ivo. Ci saltiamo addosso. «SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!!!». Girovaghiamo per un’oretta: tricolori ovunque, gente seminuda, ubriachi, persone che fanno il bagno nelle fontane, gente che cammina sulle macchine. Torniamo a casa. A PIEDI! Dopo 2 ore e 40, con 10 chilometri nelle gambe, ci salva Ale che ci incontra in macchina a Precotto. 3.10. Sono a casa. Stanco, stanchissimo, ma “felice” non basta: sono superfelice! E sono ancora più felice perché per una volta ho avuto ragione io: «ABBIAMO VINTO NOI!!!». |
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racconto di The
Bride 12 anni. Sì, matematicamente ogni 12 anni l’Italia è destinata ad arrivare in finale e, s’è fortunata, a vincere il Mondiale. Lasciando da parte superstizioni di ogni sorta, cornetti rossi e gobbi portafortuna, la Nazionale stasera ha regalato un sogno a noi, quelli della generazione degli anni ‘80. Quelli che ancora non erano nati quando Tardelli segnò il secondo goal che portò la nostra Italia a trionfare in Spagna nel 1982. Io non ero neanche un vago pensiero nella mente dei miei, figuriamoci. Avevo appena 9 anni quando l’Italia si scontrò con il Brasile nel 1994, ai Mondiali degli USA. Rigori anche quella volta. Errore di Baresi e di Baggio. Un incubo. Le lacrime di Baresi fecero il giro del mondo. Oggi ero intrecciata in una sorta di posizione yoga, stringendo la mano di Elle da una parte e quella della Gnà dall’altra. Ho chiuso gli occhi e ho sperato che non capitasse come nei Mondiali 1994. I goal. Uno dietro l’altro. L’adrenalina saliva sempre di più. Sentivo le lacrime agli occhi. E arriva l’ultimo goal. Un sogno. Delirio. Braccia intorno al collo. Credo di aver perso coscienza di me per almeno 5 nanosecondi. Mi sono ritrovata tra le braccia degli altri, in braccio a Elle, a Matteo e a Albo. Una corsa. “CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOOOO!!!!” Siamo corsi alle macchine dopo aver assistito alla consegna della Coppa Mondiale. Strombazzamenti, bandiere svolazzanti, Po Poppoppo PoPoPo, “Noi vogliamo tanto bene ai Francesi di Zidane, noi vogliamo tanto bene a quei figli di puttana!” e un’altra serie di canzoncine prelibatamente goliardiche sulla mamma di Zidane, lui, il capoccia, che s’è fumato il suo ultimo Mondiale dando un’insensata craniata nello sterno di Materazzi. Avrà anche lui fatto commenti goliardici sulla mamma di Zidane? E poi parcheggio a Romolo per poi andare in Cadorna in metro e poi in Duomo. Credo di non aver mai visto così tanta gente come stasera. Una voragine di bandiere e urla. Un carosello per le vie del centro con un manipolo di fuori di testa. E’ il mio primo Mondiale. Volevo essere più pacchiana per l’occasione, magari sfoggiando qualche parrucca discutibile o “tatuarmi” il tricolore come la tizia che s’è disegnata sulle chiappe la bandiera italiana e ha improvvisato uno streap-tease in via Mac Mahon. Sì, siamo campioni del mondo… perchè siamo UNA SQUADRA FORTISSIMI! |
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racconto di Luciano |
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racconto di GLR |
Il racconto di Roberto (aka Il Brambo) Italia - Germania E’
il 4 luglio, fa un caldo della madonna, il giorno dopo ho l’ultimo
esame, sono a casa in una maschera di sudore, tra un condizionatore
troppo alto e John Coltrane per tranquillizzarmi. Manca un giorno
all’esame ma manca qualche ora a Italia-Germania, è la
semifinale, siamo tra le prima quattro del mondo, io ancora non ci
credo e sinceramente in quel momento tra Averroè e Avicenna
non me ne frega neppure tanto. Italia-Francia E’
domenica, è una tipica giornata afosa di luglio, non c’è
il sole ma fa un caldo da far impazzire, io mi alzo con tranquillità,
faccio colazione poi metto un po’ di ordine in casa, sono da
solo, mia sorella è dal suo ragazzo, i miei sono qualche giorno
al mare. |
