Il mondiale 2006 raccontato da Gario

Si parte dalla Z.

In Italia si abbatte continua la tempesta sul pallone infangato.
Meglio guardare verso la Germania (travolta poco tempo fa proprio dallo scandalo arbitri...) e pensare alle storie che si potrebbero raccontare in terra tedesca.
Proviamo a scriverle in anticipo.
Iniziamo da quella di Zinedine Zidane, come piace a Breim.
È una storia che comincia con la parola FIN. Perché questo è un film francese, attenti.
L’elefante con la grazia di una ballerina (Jorge Valdano ha trovato le immagini migliori per fotografarlo) ha infatti già preso la decisione fatale. Con il Real Madrid ha chiuso. Con la Francia chiuderà quando staccherà il biglietto di ritorno dai Mondiali che per lui daranno il fischio finale alla carriera.
La sua histoire d’amour con la maglia blues è cominciata con un lampo. 1994. Debutta entrando nel 2° tempo con la Repubblica Ceca e segna una doppietta in 17 minuti. Facile amarlo subito. Totalmente opposto l’incipit scritto in bianconero. Diverse difficoltà nell’imparare a leggere il calcio in italiano. È solo l’inizio. Poi l’esplosione. E le vittorie con la Juve e la Nazionale. Alza contro il cielo la Coppa del Mondo 1998. I galletti battono 3-0 il Brasile di Ronaldo. Due gol li segna Zizou usando la testa in maniera diversa dal solito: non si tratta di idee, intuizioni o assist. Semplicemente due incornate per mandare la palla nel sacco verdeoro. Colpo simile, ma dall’effetto completamente diverso è quello che rifila a Kientz contro l’Amburgo. Nervi tesi. A fine stagione cambia maglia. Diventa una merengua galactica, anche su pressione della moglie, stanca della grigia Torino e conquistata dal “mare” di Madrid. Quello che per Alex era sempre più spesso seduto sul suo Pallone d’Oro e che per l’Avvocato era più divertente che utile fa divertire il pueblo blanco con la rete che regala la Champions League al Real: un tracciante al volo indimenticabile segnato a Glasgow contro il Bayern Leverkusen.
Gli ultimi anni di declino degli spocchiosi madridisti si spiegano anche con gli anni collezionati sulla carta d’identità di Zizou.
Un suo erede non si vede in giro. E non si troverà, perché quando vedremo un altro giocatore di questo calibro sarà semplimente se stesso e non “l’erede di Zidane” così come Zinedine non è l’erede di Platini. Intanto Henry e Trezeguet si godranno l’onore e il piacere di ricevere i suoi ultimi palloni addomesticati, marchiati con la Z di Zinedine Zidane. Uno dalla doppia zeta. Come Zdenek Zeman...


Le sfavorite

Sono arrivati in Germania per primi, con tre settimane d’anticipo rispetto al fischio d’inizio. Molto probabilmente saranno tra i primi ad andare a casa. Si tratta della nazionale del Togo, alla sua prima partecipazione mondiale, di cui fa parte pure l’attaccante del Benevento (Serie C2) Massamesso Tchangai. Ma non saranno i soli. Per la metà delle nazioni partecipanti a Germany 2006 la manifestazione durerà infatti solo 270’ dopodiché si scriverà la parola eliminazione, sinonimo di fine. Arrivederci tra quattro anni. Forse.
Un destino che ovviamente non rischiano di correre i padroni di casa, baciati dalla fortuna in un sorteggio che li ha messi insieme a Costa Rica, Polonia ed Ecuador... Un pericolo che incombe su Argentina e Olanda, inserite con la Serbia di Stankovic e la Costa d’Avorio di Drogba. Messico, Iran e Angola, invece puntano a un posto al sole insperato dietro al Portogallo nella scala D del condominio tedesco.
«Solo corrompendo la Croazia, il Brasile e poi l’Australia, il Giappone può sperare di passare il primo turno» ha dichiarato Takeshi Kitano, regista nipponico (noto al pubblico televisivo italiano per essere il gialappico Mashiro Tamigi di Mai dire Banzai). L’eliminazione sarebbe un vero incubo per un popolo che vive sempre più di calcio. Nakata e soci cercheranno l’impresa pur non avendo un Tsubasa Oozoora (nome d’arte Holliver Hutton) o un Kojiro Hyuga (Mark Lenders col suo tiro della tigre).
I tre atti calcistici che vedranno protagonista Trinidad & Tobago saranno invece un sogno dolcissimo per gli abitanti delle due isole caraibiche messe insieme. Un tandem di pezzi di terra in mezzo al mare che non raggiunge neanche la metà della popolazione di Roma. Per arrivare in Germaina si sono affidati allo stregone olandese Leo Bennhaker, ex mister del Real Madrid, sedutosi ora sul lato opposto del calcio. Chiedono i gol a un certo Dwight Yorke, 34 anni, ex Calipso Boy del Manchester United. E se non arriveranno, pazienza. «Se non sei qui per vincere, sei solo un turista» recitava lo spot di una multinazionale di abbigliamento sportivo il cui nome in greco significa vittoria. Le due isole hanno già vinto.

Gli assenti

In Germania non ci saranno. E di certo ne sentiremo la mancanza.
Cosa ci perderemo:
- L’eleganza di Manuel Rui Costa (ha dato l’addio alla nazionale)
- Il cervello della Brujita Veron (non convocato, sigh)
- Le discussioni tra Eto’o e Wome per calciare un rigore (il Camerun non si è qualificato per un penalty sbagliato da Wome)
- Freddy Adu, il 17enne prodigio degli Usa (non convocato)
- Le polemiche di Bobo Vieri (infortunato...)
- Chilavert, il portiere goleador paraguaiano
- La cuauhtemina, strana giocata del messicano Blanco con il pallone trattenuto tra le caviglie (non convocato)
- Carlos Valderrama (ritirato e forse proprio per questo manca pure la Colombia)
- Jay Jay Ochocka e le aquile nigeriane (non qualificate)
- Capitan Maldini (se non lo avessi messo, mi avrebbero picchiato)
- Capitan Zoid (come si fa a preferirgli - seppur palindromo - Oddo)

E tre presenti

Il giocatore di rugby Tony Marsh disse: «Non mi piace saltare una partita. Può succedere di uscire dalla storia».
Figuratevi cosa potrebbe significare saltare un Mondiale.
In Germania ci saranno tre giocatori che vi possono spiegare la paura di restare a casa davanti alla tv anziché indossare una maglia da titolare e scendere in campo.
Francesco Totti.
19 Febbraio 2006. Il Gladiatore dell’Olimpico finisce a terra. Frattura del perone. Le gambe piene di lividi mostrate alle telecamere fanno riflettere su certi tackle del calcio moderno. Ma il Pupone cresciuto non poteva lasciare orfana la maglietta 10 azzurra. E così non ha avuto altra scelta se non quella di un recupero lampo seguito passo passo da tutti in ogni dettaglio. Pizza e Nutella le prime richieste post operazione. Buon segno. Poi la panchina motivazionale nel derby. Il rientro alla Scala del Calcio nella finale di coppa Italia con - se il ricordo non mi inganna - il primo pallone giocato di tacco. E così torna l’azzurro sui suoi pensieri, pronto ad affondare il cucchiaio nelle reti, come nei barattoli di Nutella.
Leo Messi.
7 Marzo 2006. Il Camp Nou resta col fiato sospeso non per l’esito della partita più scintillante della Champions League tra Barça e Chelsea, bensì per l’uscita dal campo della Pulce. L’abbraccio con Frank Rijkaard è commovente e dimostra la grandezza del mister olandese. Infortunio muscolare al polpaccio. I primi esami tranquillizzano. Ma il dolore non passa, anzi si riacutizza. Il talento mancino allora sparisce dai riflettori catalani: va in Argentina a curarsi. Niente finale con l’Arsenal. Ma nella lista di Peckerman c’è anche lui. Per un esame più difficile: dimostrare di essere l’erede di Maradona. L’ennesimo con l’etichetta troppo in fretta cucita e strappata dalla camiseta di Ortega, D’Alessandro, Saviola. Sulla schiena porterà il numero 19, come gli anni che festeggerà proprio durante i Mondiali. Capiremo se la gamba del nove potrà essere cancellato lasciando solo il cerchio dello zero. Intanto Buon Compleanno, Dieguito.
Wayne Rooney.
29 Aprile 2006. L’entrata di Paulo Ferreira è una discesa all’inferno per il Red Devil ventenne. Frattura del piede destro. Tenda iperbarica per velocizzare il recupero fisico. Musica rap scelta dall’amico-compagno di squadra-dj Rio Ferdinand per velocizzare il recupero morale. Il destino mondiale dell’Inghilterra dipende anche dalle condizioni di Roonaldo, in un attacco che lo vedrà affiancare Micheal Owen (reduce da 4 mesi di stop). Ha quasi (dato che Eriksson potrebbe sostituire Rooney fino all’8 giugno) vinto, invece, il portafogli di John Morrey. Nel 1998 costui scommise 200 sterline che il suo nipotino dodicenne (soprannominato The Beast nel torneo delle scuole) sarebbe stato convocato per i mondiali 2006 (Nota: notizia poi smentita). Quota 250 a 1. John è lo zio di Wayne.

4 luglio 2006 La nostra Italia-Germania

La Storia siamo noi, nessun (tedesco) si senta offeso.
Precedenti Italia-Germania ai mondiali: 1962 pareggio 0-0, 1970 vittoria azzurra ai supplementari dell’indelebile 4-3, 1978 pareggio a reti inviolate, 1982 vinciamo 3-1 e alziamo contro il cielo la Coppa del Mondo. Stasera proviamo ad aggiungere un nuovo capitolo scritto con l’inchiostro azzurro al romanzo mondiale.
118’ Gario: «Il gol di Grosso non si è mai visto...»
Corner.
119’ Gol “alla Del Piero” di Grosso. La palla sembra risucchiata dall’urlo che entra dalla finestra qualche secondo prima che Sky conceda anche ai nostri occhi la liberazione della rete che si gonfia.
L’immagine impensabile di un interista, un milanista e tre juventini che esultano a squarciagola insieme diventa la fotografia sviluppata e impressa direttamente nell’angolo dei bei ricordi della mente.
Poi l’Alex versione azzurra per una volta ci regala una gioia. È 2-0. L’altro Alex finisce sdraiato per terra. Finalmente vedo le famose vene da esultanza raccontate più volte dal Torto…
Siamo in finale.
Ce lo ricorderà anche un segno sulla Punto (blu, ovviamente) tirata fuori in fretta e furia dal box per andare a festeggiare.
E ora Francia o Portogallo. Zizou o Figo. Vi aspettiamo a Berlino, ore 20. Siate puntuali.