
Volo
Genova – Monaco.
Si parte ma... ovviamente, in ritardo! L'importante è che abbiano
cancellato lo sciopero che ci doveva essere oggi. Come avete capito,
siamo ancora in Italia. Ma stavolta il ritardo è colpa della
nebbia che avvolge Monaco. Partiamo e passata la pianura padana si
vedono solo cime alpine a cui mia mamma dà nomi a caso (e chi
la contraddice) e nuvolaglia diffusa. Monaco è ancora avvolta
dalla nebbia. Atterriamo in una nuvola. Beata tecnologia che ci fai
atterrare anche in caso di nebbia ma... beh vedere la pista all'ultimo
nanosecondo è sempre un'esperienza.
Volo
Monaco – Tokyo.
Si parte con una simpatica giapponesina che nel mio dormiveglia mi
spiega come tirar fuori il tavolino della cena. In realtà non
mi spiega niente, me lo tira fuori e basta. Il tavolino dell'aereo.
Questo oggetto dove giocare alle acrobazie con i micropiatti dai contenuti
più minacciosi... Una pastina scottissima che ho scoperto in
seguito avrei dovuto annegare col contenuto di un microsacchetto per
trasformarla in succulenta zuppa... bah! Nel dubbio è rimasta
lì. A far compagnia al wasabi. Mi chiedo come può una
salsa verde che assomiglia al pesto essere così distruttiva.
Oltre al piccante, che ci può anche stare, è proprio
cattiva. Viva il pesto!
Il dormiveglia continua, dove per dormiveglia si intende : arriva
da mangiare – veglia, non succede niente – dormi.
Fuori dal finestrino solo nuvole e d'improvviso cala la notte, anche
se nessuno sa che ore sono e si vola sulla Finlandia. Almeno così
dice lo schermo.
I miei mi passano un libro che distrugge qualsiasi pensiero poetico
o mitico del modo di vivere
giapponese. Il libro me lo divoro in qualche ora. Scritto da una belga
che ha sempre ammirato il Sol Levante e ha fatto di tutto per entrare
nel grande meccanismo, per finire a lavorare in un'azienda nipponica
e fare una luminosa carriera da contabile a lavacessi, retrocessa
per inevitabili scontri culturali.
Distrutto il Giappone prima ancora di arrivarci, do un'occhiata fuori
dal finestrino. Sembra una nuvola con un alone intorno come se nascondesse
la luna dietro di sé. Dove siamo? Passata la Finlandia, tipo
alta Siberia o su di là. Credo verso il circolo polare... Sì
lì dove ci sono le aurore boreali. Ehi. Ma. Cazzo! Non è
una nuvola... Ooooooooh! Ho sempre sognato di vedere l'aurora boreale,
meditando anche la spedizione al Nord... e me la ritrovo a portata
di finestrino! Che figata!
Vampate di particelle inebriano il cielo stellato con aloni verdastri
che... si muovono davvero, non solo nei filmati accelerati di Superquark,
anche dal vivo si muovono! Che figata! Che figata!
Dopo tre ore di aurora boreale dal finestrino il mio collo dice di
fare anche altro nella vita. Mi metto le cuffie dell'aereo e ascolto
i 24 canali a disposizione, alcuni con musiche assurde... Le più
pallose sono quelle indiane, tutte uguali! La giapponesina ha mollato
le scarpe e si è messa comoda. Dormo un po' anch'io, va'!
Mi risvegliano di nuovo per darmi da mangiare, è la colazione,
manca un'ora all'arrivo. Mentre esco dalla fase REM la giapponesina
ha già preso in mano il vassoio dalla hostess e me l'ha messo
davanti. Colazione europoide, niente da segnalare.
Atterriamo!
Tokyo
airport.
E' vero, i giapponesi sono efficienti. Grazie al cazzo, sono in soprannumero...
al nastro delle valigie ce n'erano quattro a controllare le operazioni.
Più tutti quelli dietro a metterle sul nastro ovviamente.
I Quattro del Nastro altro non facevano che ogni tanto toccare una
valigia storta. In Italia ai nastri se c'è uno dietro che mette
le valigie sul nastro è già tanto. Sennò si aspetta.
O sciopero, tanto è uguale.
E' vero i giapponesi sono salameleccosi. I due inservienti del pullman
(inservienti, non autisti... in Italia non esistono, sono quelli che
prendono i biglietti, mettono le valigie dentro e fanno un sorriso
quando sali) si inchinano quando il pullman parte. Ma la cosa non
è fastidiosa. Specie per uno abituato ai commercianti liguri,
che se gli entri in negozio sembra che stai violando una proprietà
privata.
Tokyo
– Day 1.
Andiamo a mangiare al giapponese. L'ingenuo inserviente arriva solo
due minuti dopo averci dato il menù. Poverino. Abbiamo decifrato
solo una pagina di menù! Notarsi che lo decifriamo perché
c'è scritto anche in inglese ma soprattutto ci sono le immagini.
Una delle tipicità japan è che molti ristoranti hanno
la vetrina con i piatti (tipo paste brodi ecc.) in bella mostra. Sono
riproduzioni di cera ma sembrano quasi reali. D'altra parte si sa,
i giapponesi sono ottimi a riprodurre.
Curiosità : la tipa accanto in kimono con la gobba.
Curiosità2 : mi dicono che il Giappone è il secondo
Paese più longevo al mondo. Indovinate il primo? Vi dò
un indizio... gli ultimi due candidati premier erano ultrasessantacinquenni.
Roba da Carta Argento!
Insomma anche il Japan è pieno di vecchi, ma ne vediamo solo
qualcuno in metropolitana.
Ovviamente per uno dei pochi superstiti mi tocca alzarmi e lasciargli
il posto... Però è gentile,
arigatoeggia quando scendiamo. Tornando ai vecchi... Che si nascondano?
Forse li tengono al fresco per conservarli meglio e riguadagnare la
prima posizione in classifica! Ma se hanno bisogno di vecchi per rimpinguare
il primato... gliene diamo noi! Vecchiardo Italico ®, prodotto
DOC.
Con tanto di borbottio lamentoso sui rumorosi giovinastri e i bei
tempi andati.
Ah, la metropolitana. Io sono alto, ma mica un gigante. Un onesto
unoeottantotto che sta ancora nei letti e passa sotto le porte. In
Europa. Ragazzi, fa un certo effetto guardare due vagoni della metropolitana
e vedere solo una schiera di cuoii (com'è il plurale di cuoio?
Cuoii? Cuoj? Cuoi? Cuoios? Pellis di Vaccas?) capelluti che arrivano
al massimo ad altezza naso. Lilliput!
L'unico che ho visto in centro più alto di me... era un simpatico
blackman che mi ha offerto di andare in un bel locale dove avrei trovato
la mia japanese girlfriend... Insomma, per andare a bagheishe.
E vabbè...
I ragazzi giapponesi si divertono con poco. Che bello... Avete presente
il gioco del luna park con una vasca di oggetti e la pinza che scende
ad agganciarli ma non li prende mai? A meno che non abbiano valore
i mercato<0.01 euro? Il tipico acchiappacitrulli. Beh qui spopola!
Gli americani hanno fabbricato la bomba atomica... ma basterebbero
dieci napoletani per far capitolare Tokio!
Pensa se scoprissero il gioco delle tre carte!
Andiamo
a dormire alle 23. Mi sveglio dopo due ore per un salto in bagno,
è l'una di notte. Mi risveglio subito dopo perché qualcun
altro ha la stessa idea ma... è già l'una! Di pomeriggio!
Che dormita... Jet lag rules! Ho fatto un sogno stranissimo, con more
giganti (frutti non persone) e un bambino che andava all'ospedale,
ma un bambino alto 10 cm. Boh, misteri della mente.
Tokyo
– Day 2.
Andiamo nella strada più chic di Tokio, quello che a casa mia
sarebbe il Carrugio e a Milano via Montenapoleone. Ovviamente tutto
in proporzione. Sarà lunga un paio di chilometri con tutte
le firme che si vuole. Da Gucci a Pucci a Nucci. L'imbarazzo della
scelta... Compriamo qualcosa. Un ombrello. Anzi due. Piove. Ma di
gente ce n'è, e in generale più elegante di noi. Non
che ci voglia molto...
La moda più in voga per le ragazze da queste parti è
portare delle fantastiche calze fin sotto al ginocchio e sopra dei
pantaloncini fino a metà coscia. Ridicolo. Ma qui piace. Come
piace imitare. Che novità, vero? La torre di Tokio è
la torre Eiffel fatta più piccola (in proporzione alla statura)
ma in bianco e rosso, così gli aerei la vedono bene! Che pazzi
‘sti francesi a farla grigio topo, chi la vede?
Per cena andiamo in un pub simil tedesco. Infatti c'è un richiamo
all'Oktoberfest e delle birre decenti. E anche del cibo decente. Miracolo!
Mancano solo i crauti ma non se ne sente il bisogno!
Piccola premessa : una delle cose più sconvenienti e maleducate
in Giappone è soffiarsi il naso in pubblico. Per utilizzare
tale malcostume è d'uopo recarsi in bagno. O forse tenersi
la goccia... boh?
Quale cosa più divertente quindi che un bell'attacco di epistassi
made in Japan? Epistassi? Ok, traduco : Sangue dal Naso! Ma porc...
mezzora al cesso prima che passi... Meglio prendere un'altra birra
e andare a dormire! Domani è un altro giorno! Lossella! |

Tokyo
– Day 3
Ultimo giorno a Tokyo, salvo tornare per prendere l'aereo
tra una settimana. Andiamo al parco pare più celebre della
città. E' uno spazio verde circondato da grattacieli. Non è
pulitissimo, ma diamo la colpa ai turisti... Comunque c'è la
casa del te e da buoni turisti ci andiamo. Ma senza buttare cartacce
lungo la strada! Cerimonia del te 500 yen, comprensiva di te verde
e biscottino di marzapane. Ma soprattutto di foto da turisti dentro
la casa del te. Di cerimonia non c'era una cippa. La cameriera s'inchina
quando ti porta il vassoio, punto. Dopo anni di
documentarisuiviaggituristipercasoliciacolò che fanno vedere
una
cerimonia di mezzora piena di moine e salamelecchi... Insomma, abbiamo
beccato la tipica cerimonia del te per turisti. Però il biscottino
di marzapane non era male!
Prendiamo un po' di metro, arte in cui ormai padroneggiamo, e andiamo
più in centro.
Si fa un giro per un'altra delle zone shopping di Tokyo, stavolta
più a buon
mercato, niente Guccu Pucci Nucci! Però piove... e a parte
guardar vetrine
(che poi non è il mio sport preferito) non c'è molto
da fare.
Ci imbattiamo in uno dei templi con un tizio grasso dentro che credo
chiamino Buddha e per 100 yen faccio uno dei loro rituali. In un
contenitore ci sono cento bacchette. Ne tiri fuori una e vai al cassettino
corrispondente da cui tiri fuori un fogliettino (col retro in inglese)
e leggi la
tua fortuna. Se va male, appendi il fogliettino annodandolo a una
griglia
sperando che gli dèi abbiano pietà della tua anima mortale.
Proviamo.
Quarantasei, quattro – sei. Apro...
Il tuono ha colpito e il rombo irrompe nel cielo, è veramente
scuro e terribile. Cominciamo bene.
Un
uomo di buon senso dell'umorismo sta in casa chiudendo porte e
finestre.
E quello serio che fa? Si suicida?
Tutto sembra molto solitario. 
Nonostante
tu faccia tutto con la massima attenzione, i guai possono sempre essere
sulla tua strada.
Le cartoline non le ho ancora mandate e comunque andiamo bene davvero!
Nello stesso foglietto, per non restare così sul vago, ci sono
anche le
previsioni puntuali :
La tua richiesta non verrà esaudita (quale?)
Il paziente starà meglio (almeno una)
L'articolo perso è difficile da trovare (sennò
non l'avrei perso)
La persona che aspetti non arriverà (Godot?)
Smetti di costruire una casa e di toglierti dall'altra (Una
casa mia?
Avercela!)
Smetti di iniziare un viaggio (Per fortuna che ho già
smesso di iniziarlo!)
Le nozze e il lavoro vanno male (Oddio... e quand'è
che mi son sposato???)
Fanculo
'ste buddanate! Meglio Vanna Marchi!
Di sera ristorante Sushi. L'ultima volta che sono stato in un ristorante
sushi
è stato a Berlino. E mi ero ripromesso di non metterci più
piede se non
costretto. Diciamo che a Tokyo una chance gliela si può dare.
Come le
pizze all'estero non hanno nulla a che vedere con le pizze in italia,
magari...
Il sushi invece è sincero: non sa di niente all'estero esattamente
come in
madrepatria. Meno male che abbiamo fatto merenda da Starbuck's.
Starbuck's è una catena internazionale di caffetterie che c'è
praticamente
ovunque tranne che in Italia. Anche perché il cappuccino meglio
di un
qualsiasi bar italiano è difficile che lo faccia una catena
internazionale. E
cosa mi trovo allo Starbuck's? Non ci credevo... “Starbuck's
Baci di
Dama”. No comment.
Dopo le magnate è ancora presto, non sapendo cosa fare decidiamo
di fare
un salto all'Hard Rock Café, sia per rimpinguare la mia consumistica
collezione di magliette, sia per un paio di regali.
Metro e nuovo quartiere. Qui si vedono più facce familiari:è
evidentemente il quartiere dei forestieri, ci sono anche diversi pub
e marche d'oltreoceano. Entriamo all'Hard Rock. Mentre stiamo
scegliendo le magliette si sente un sordo TONK! Et voilà, un
taxi ha
centrato una Mercedes che stava girando! Per non si sa dove visto
che la
stradina era a senso unico...
In serata mi viene ricordato con esemplificazioni pratiche perché
non
voglio viaggiare coi miei. Ma sorvolerei questa sezione, i panni sporchi
si
lavano in famiglia, giusto? Andiamo a dormire che è meglio.
Intermezzo
– Treni
I treni sono incredibili. Spaccano il minuto. Ma non solo. I controllori
e gli
inservienti e gli addetti ogni volta che entrano o escono da una carrozza
fanno l'inchino. Ogni volta. Ogni santa fottuta volta! Vuol dire che
farsi
tutto il treno da 16 vagoni sono 30 inchini! Ottimo esercizio per
i dorsali!
Il conducente guida coi guanti bianchi, come il taxi, e non so perché,
ma
ogni semaforo verde che passa punta il braccio e la mano in avanti,
tipo
Superman. Contando che si va a 150 e c'è un semaforo ogni chilometro...
ottimo esercizio per i tricipiti!
Invece una cosa che non capisco dei treni e del giappone è
che non esiste la rumenta (cestino per la spazzatura ndr).
Dovete fare due vagoni per trovare il cestino e non solo in treno,
anche nelle città non esistono bidoni della rumenta. Boh.
Tokyo
– Nara – Day 4
Oggi andiamo a Nara, anche se mia mamma aveva capito Osaka.
Prendiamo il taxi per andare in stazione. I taxi nipponici sono più
o meno
come quelli delle altre nazioni, eccetto due cose : sono pieni di
gadget impiccati al cruscotto (tra cui un navigatore satellitare che
dice anche dove son le code e tante belle informazioni e si chiama...
Carrozzeria!!! Bah!!!) e le porte dietro... si aprono e chiudono automaticamente!
Fico! Alla faccia della cavalleria ma fico!
Entriamo in stazione. Da bravi turisti facciamo aumentare di un bel
po' la
coda alla biglietteria. Come i giapponesi nelle biglietterie italiane!
Un po'
di par condicio! L'inserviente è il tipico nipponico che non
capisce un
cazzo d'inglese, ma qualsiasi cosa gli dici dice “sì
sì”. “Supercazzola con
scappellamento a destra?” “Sì sì”.
Insomma che gli diamo prenotazione dei
biglietti, passaporti, moduli e un in bocca al lupo e scompare nel
retro.
Addio. Zzzzzzz... Venti minuti dopo eccolo, Aveva fatto tutto. Traduco.
Ha
trovato qualcuno che gli ha spiegato cosa volevamo, perché,
come si
facevano i biglietti ecc. ecc. ...
Guardando la bella coda formatasi andiamo alla ricerca del treno.
Il treno è una figata, parte spaccando il minuto ed è
uno di quei superrapidi che viaggiano sui 250 all'ora. Ma qui si può.
D'altra parte siamo agli antipodi dell'Italia, sia in termini geografici
che ferrotramvieristici!
Al tourist informazioni ci danno una mappa di Nara. Per arrivare all'albergo
bisogna fare un centimetro in giù poi al semaforo attraversare
e girare nella via principale e fare un altro centimetro, sulla destra
c'è l'albergo.
Usciamo dall'information e andiamo fino al semaforo, saranno sì
e no un
centinaio di metri. Facciamo altri cento metri nella strada principale
ma
evidentemente l'albergo è un po' più in là. Facciamo
altri cento metri.
Niente. Altri centro metri. Boh... belin, un chilometro con 'ste cazzo
di
valigie. Un chilometro di passione per scoprire che i giapponesi non
fanno
le mappe in scala! Mapporca!
Vabbè, già che c'è ancora luce andiamo in cima
alla strada, c'è un vicolo
pieno di negozietti per turisti che porta in cima alla collina, dove
c'è un
complesso di templi e uno grosso in costruzione. Ci sono anche dei
cerbiatti per la strada in mezzo alla gente. Strana immagine...
Intanto il sole tramonta ed è ora di cena. Troviamo questo
ristorante
stupendo dove cuoci tu quello che vuoi. Mi spiego. Ti portano una
grossa
terrina (una terrona?) con la brace dentro e una griglia sopra, poi
ordini i
piatti di carne, pesce e roba verde cruda e li cuoci tu. Questo è
un altro di
quei posti dove so con chi dovrei andare... per farla breve, si mangia
da
dieci e ci si diverte da 11.
Buona digestione e buonanotte! |
Nara
– Day 5
Ok ora parliamo con calma di Nara. Tre sono le particolarità
di Nara. Prima di tutto Nara è stata capitale del Giappone
nell'800 (Non l'Ottocento, proprio 800). Per questo è ricca
di templi, particolarità due, di cui parleremo più avanti.
Poi c'è un parco immenso in cui sono disseminati un migliaio
di caprioli, che a loro volta disseminano migliaia di piccole cacchine,
il che ad occhio e croce fa una città con una milionata di
piccole cacchine. Mio padre adocchia dei biscotti che sembrano buoni.
Peccato che sono quelli per i caprioli! Magari sono davvero buoni,
ma mi sembra come mettere il mangime per piccioni al posto del muesli...
Camminiamo nel parco, per chilometri... è immenso. Proprio
belli tutti questi caprioli. Uno, due, tre... dieci... cheppalle sti
cazzo di caprioli.
Arriviamo in cima alla collina o all'Everest, non lo so, dove c'è
un tempio dove battezzano dei giovani giapponesini. Che tra l'altro
sono quasi alti come i genitori. Un metro e un cazzo ma senza metro.
Una mamma si fida di me per farle la foto di gruppo... la cosa più
bella è il megakimono che avvolge il neonato: kimono taglia
adulto che, quindi, gli sta un po' largo. So già cosa direte...
'tanto poi cresce'...
Arriviamo sul K2 e c'è un altro tempio. Questo è assediato
dai bambini delle elementari... di tutto il Giappone direi, sono centinaia!
Altri caprioli.
Torniamo in pianura a visitare un altro tempio.
Caprioli.
(Ma va?) e stavolta dentro c'è un grande (anzi enorme) Buddha
di bronzo. L'attrattiva del tempio, oltre al buddone (chi ha detto
buddanone? Blasfemi!) è uno dei pilastri dell'edificio (tutto
in legno) dove c'è un pertugio e i fedeli ci passano dentro.
Ci passano i fedeli e un turista italico applaudito dalle scolaresche
in coda. No non sono io, è un altro genio italico che si fa
bello con la fidanzata che ovviamente si sta vergognando non poco...
Inspiegabilmente!
Caprioli.
E' sera e andiamo a mangiare e ho una stranissima voglia di salame
di capriolo... Kyoto
– Day 6
La stazione del treno di Kyoto l'ha progettata un architetto di grido.
Ora non me ne vogliano gli architetti... Ma a volte fate delle gran
cagate. Come questa.
Il principio portante della struttura è che non ci dev'essere
nessuna cosa uguale a un'altra. Ci son tre lampioni di un tipo, quattro
dell'altro. Tre e quattro, mica tre e tre... che idea geniale! I dadaisti
ci fanno un baffo! C'è solo un problema... la gente ci si perde.
Eh sì, perché non si tratta di una statua da vedere,
ci deve anche girare la gente e capire dove cazzo deve andare! Infatti
ci siamo subito persi, ma non eravamo i soli. Neanche la mappa ha
aiutato molto. Fortuna che il bagno era vicino e l'abbiamo visto,
ovviamente in un angolo ben nascosto, la quando natura chiama, la
vista si aguzza!
In un accesso di fortuna riusciamo a uscire alla faccia del Minotauro
che ha concepito questo casino e cominciamo a camminare per a città.
Ignari della scala della mappa andiamo fiduciosi verso la prima meta.
Ah, la particolarità di Kyoto è che è piena di
templi. Siccome nelle credenze di questi signori c'è il flusso
del Divenire delle cose, che tutto è passeggero e non bisogna
essere attaccati alle cose materiali, i monaci hanno stabilito che
i templi, che sono solo materiale da costruzione, non dovessero essere
'eterni' come le nostre chiese. Così ogni 20 anni li buttavano
giù e li ricostruivano da capo. Sto usando l'imperfetto perché
neanche la proverbiale pazienza del monaco ha un limite. Così
dopo mille anni di fai e disfai, anche i monaci giapponesi si sono
rotti i coglioni del Divenire e han deciso di tenersi il tempio oltre
il ventunesimo anno e anche per i successivi. Il succo della cosa
è di edifici veramente antichi ce n'è pochini, sono
perlopiù ricostruiti, ma nondimeno interessanti! Tanto interessanti
che non ve li sto a descrivere. Vi dirò solo che in mezzo c'erano
il più grande edificio di legno del mondo e il tempio più
esteso per superficie.
Ma passiamo alla top-three dei rituali.
Uno dei rituali più gettonati è prendere acqua da una
fontana con un mestolone lungo da mezzo a due metri e poi in genere
sputarla. Ovviamente il mestolone lo usano tutti con buona pace dell'igiene.
Tranne che nel tempio più grande, che ha un buco dove la luce
ultravioletta
disinfetta il mestolone tra un fedele e il successivo, per tutti gli
altri è lebbra!
Ah per la cronaca, bere l'acqua costa due euro. La santità
bisogna guadagnarsela!
Un'altra cosa di cui non ho capito bene il significato sono queste
statuine che rappresentano un mezzobusto molto stilizzato, e le ricoprono
con un cappellino e una sciarpina tipo quelle fatte dalla nonna. Avranno
freddo?
Un altro dei rituali più in voga è fare casino. Davanti
ai templi, grandi o piccoli che siano, c'è sempre modo di far
del casino. In genere c'è una corda attaccata a una campana,
o grappoli di campanellini, o in mancanza di questo, si battono le
mani. Clap clap. E si va in paradiso. Sai che bello...
“Padre ho molto peccato”
“Che hai fatto figliolo?”
“Ho guardato una donna in modo impudico e ho detto due bugie!”
“Bene figliolo, fanno tre battiti di mani, due rulli di tamburo
e una scampanellata!”
Torniamo verso il nostro albergo a Nara e andiamo al ristorante dove
ti cucini la carne da solo. Gnam!
Intermezzo
– Donne
So che siete curiosi e quindi parliamone. Le donne giapponesi.
Partiamo dall'aspetto. Nella moda attuale, si possono individuare
tre gruppi. Un gruppo è quello che veste elegante, diciamo
all'occidentale, comunque senza molto da segnalare. Un altro gruppo
che resiste ancora è quello delle donne che ancora usano il
kimono. Secondo me è un bel vestito e pure molto elegante,
però quegli zoccolacci rovinano tutto... De gustibus! Il terzo
gruppo più curioso è quello delle ragazze 'alla moda',
dove la moda è un vestire tendente all'occidentale ma, come
la torre di Tokio a mo' di torre Eiffel, tutto a modo loro. Quello
che va per la maggiore è un outfit con gonnellina o meglio
pantaloncini corti e calze sottili o anche a rete fino al ginocchio.
Sotto sandali o mocassini. Un giudizio? Ridicolo. Ma qui piace.
Poi ci sarebbe un quarto gruppo, che sono le studentesse, ma qui sono
tutte in divisa. Un sospetto è che per creare scandalo nonostante
la divisa d'ufficio le ragazze tendano a tirar su la gonna il più
possibile fino quasi al famoso livello 'giropassera'.
Ed ora parliamone in dettaglio.
Innanzitutto le giapponesi sono piccole, il che rende già le
cose difficili per uno come me... ma
questo si può risolvere. Invece, parliamo dei loro veri difetti.
Gioite donne italiane carenti in
autostima, è vero, come voi sui tacchi non ci va nessuna al
mondo. Specialmente le nipponiche. Più che donne sui tacchi
non ho ancora stabilito se assomigliano più ad acrobati
ubriachi sui trampoli o temerari sui carboni ardenti. Poi un difetto
diffusissimo e che camminano coi piedi storti. Cioè non so
come dire, il contrario che a papera. A contropapera. Con le punte
all'indentro. Ok la vostra autostima è a posto donne? Potete
passare al prossimo capitolo, ciao.
Ora parliamone bene.
E' difficile trovarne una sovrappeso. La maggioranza non fa testo
ma ce ne sono alcune che sembrano uscite da un dipinto, dei gioielli.
E in generale hanno dei capelli curatissimi. Infatti i parrucchieri
tengono aperto fino all'una di notte, e fanno anche maquillage (pagando).
Ma i
risultati si vedono e con il taglio a mandorla che aggiunge un alone
di mistero, ne escono alcune che sono dei capolavori estetici.
Ok donna che hai letto lo stesso, te l'avevo detto di saltare, ma
sei donna e hai letto lo stesso. Incorreggibile!
Kobe
– Day 7
Arriviamo in treno a Kobe.
In stazione c'è una delle poche cose originali che ho visto
in Giappone... il binario 0. Zero! Fantastico!
Kobe è quella città sfigata che è stata colpita
da uno dei più terribili terremoti del secolo scorso, precisamente
nel 1995. Vi consiglio di fare un giro su google immagini mettendo
'kobe earthquake' che ne vedrete delle belle. Si fa per dire.
Solo che mentre da noi dopo trent'anni ci sono ancora i container
e i terremotati, qui si sono dati subito da fare e hanno ricostruito
in quattro e quattro otto (mesi? anni?) tutta la città. Pensate
fosse un terremotino? 1800 morti e 7800 case tirate giù. Invece
qui hanno fatto anche una torre alta duecento metri in spregio alle
forze della natura, e non potevamo non salirci. Al memorial del porto
hanno lasciato una parte intatta così com'era appena dopo il
terremoto, tanto per non dimenticare. Ma la brutta sorpresa si presenta
al negozio di cd... noooo... questo no... dischi europei : i New Trolls.
Noooooooo...
Facciamo un giro per Chinatown (che credete che ci son solo a New
York e Londra le chinatown?) e ci imbattiamo nello spettacolo del
drago cinese. Una decina di individui hanno impalato un dragone di
carta che fanno volteggiare mentre insegue una palla colorata ma siccome
è sfigato, non la raggiunge mai. Uno spettacolo appassionante.
I primi cinque minuti. Come i caprioli. Poi però ti rompi le
palle...
Himeji
– Day 8
Giornata così così. La visita di oggi comprende un castello
pare famoso, pare di qualche imperatore del passato, pare che qui
ci abbiano girato anche delle scene dell' “Ultimo Samurai”,
quello con Tom Cruise – americhèn – che fa il samurai.
Come se io facessi Ken Shiro. Mah.
Giro del castello. Per entrare nelle stanze antiche bisogna, come
di consueto, togliersi le scarpe. E mettersi delle ciabatte. Secondo
voi c'era un 47? Mi aggiro per le stanze con questa ciabatta che manco
m'arriva sotto il tallone. Solo che... sono tutte delle stanze vuote.
Tutte uguali. Non potevi farmene vedere una e dirmi 'guarda, le altre
sono tutte uguali'? Per di più delle stanze autentiche la maggior
parte ha avuto qualche sfiga (incendi, terremoti, rovine...) per cui
non è neanche l'originale ma una stanza ricostruita. Finito
il giro delle stanze della corte, si entra nel castello vero e proprio.
Bellino, al centro del parco e delle mura, di sette piani che si restringono
andando verso l'alto e fatto tutto di legno. All'interno stanzoni
vuoti con degli appendini dove mettevano le armi e delle cantine dove
tenevano i viveri in caso di assedio. Si sale fino all'ultimo piano
dove... ta dah! C'è un mini tempietto all'interno della stanza
con tanto di due belle bottiglie di bonarda (o equivalente) offerte
agli dèi. La vista dal castello non è male, ma si vedono
solo gli edifici della città tutti uguali sui quattro lati.
In realtà è più bello il panorama da qualsiasi
altro edificio, perché così si vede il castello.
Per tornare becchiamo il treno superveloce. E' una superfigata!
Problema 1. In Giappone un treno percorre 50 km in 18 minuti, a che
velocità va il treno? Risposta : a 166 virgola 6 periodico
chilometri all'ora. Di media. Vuol dire che di picco arriva ai duecento.
Problema 2. A Genova un treno ci mette un'ora a fare 30 km, a che
velocità va il treno? Risposta : vado a piedi che faccio prima!
Non faccio in tempo a carpire le profonde implicazioni di queste domande
parametafisiche che siamo già a Kobe e ne approfittiamo per
prendere l'ovovia che porta in cima alla collina. Oltre al bel panorama
che fa da sfondo a parecchi matrimoni e ci offre anche un bell'arcobaleno,
la cosa più bella è la cabina dell'ovovia coronata di
pizzi e fiori con l'immancabile scritta 'Happy Wedding'. Si vede che
quando si rendono conto di fare pacchianate veramente kitsch, le scrivono
in inglese...
Scendiamo a piedi e vediamo una bella cascata e un po' di bosco, cosa
che finora era mancata. Bella scarpinata, ma ora andiamo a nanna che
domani si va a Osaka! |
Osaka
– Day 9
E' domenica mattina, partiamo verso le 11 alla volta di Osaka. Ora...
Scopro che le 11 di mattina sono un orario di punta, treno a tappo e
ad ogni stazione intermedia continua a salire gente... Infatti ho il
primo contatto umano con un giapponese. Anzi più d'uno visto
che siamo sardine... si direbbe un'orgia!
Per la cronaca, nei treni, il giapponese medio non fa nulla. Non legge,
non parla, al massimo dorme. L'unica attività nel senso proprio
della parola per il pendolare pendolante (nell'atto di pendolare) è
l'uso del telefonino. Per inviare messaggi o giocarci, ma non per parlare
che in treno è al limite del consentito.
A Osaka oltre all'aeroporto firmato da Piano che poco a poco sta affondando
ed è il più costoso al mondo, le attrazioni sono il parco
divertimenti dell'Universal Studios, l'acquario e le torri gemelle di
Osaka. Ok, ritiro, via le mani dai maroni! Diciamo “La torre di
Osaka”, tanto i due edifici sono collegati in cima. L'ascensore
porta in pochi secondi al 35esimo piano, 140 metri da terra. Visto che
non si è colazionato, prendiamo un caffè qui sopra. Caffé...
diciamo acqua vagamente colorata. Però ci sono i Loackerchebontà
made in Bolzano. Gli infami però invece che AltoAdige ci mettono
SudTirol... vabbé... Si sale in terrazza per vedere Osaka dall'alto.
Pieno di grattacieli, un fiume taglia in due la città e un dirigibile
si fa gli affari suoi poco più in alto del mio livello. C'è
vento e a mio padre si sparpagliano le mappe e i fogli dei vari tourist
information nel cielo di Osaka... Che immagine poetica!
Il panorama comunque non è male, la cosa più strana che
si vede è un grattacielo tipo matitone ma più brutto...
infilzato al quinto piano da uno svincolo autostradale. Ora... avran
fatto prima lo svincolo o il grattacielo? Che entrassero gli aerei nei
grattacieli, già si sapeva, ma le autostrade!
Scendiamo dalla torre. C'è una cosa tipo sagra. E' un festival
della birra! OOOOOH! Saprei con chi dovrei esserci per sfruttarlo al
meglio... ma mi accontento di provare la birra palestinese. Dolciastra
e blasfema (per i mussulmani, tanto che la spediscono a Osaka!), imbottigliata
nella ridente cittadina di... Ramallah! Pensa te! E gli israeliani che
vogliono raderla al suolo! Ci sono stand da tutti i paesi, non poteva
mancare quello del BelPaese. Ma
mentre negli altri stand in genere c'erano degli autoctoni, questo mio
compatriota ha gli occhi a mandorla. Di birra c'è la Peroni.
E passi. Ma quando vedo le 'Penne all'arrabiiatta' non resisto... e
vado a dire al giappitaliano che non si scrive così. Che probabilmente
fa anche schifo ma non glielo dico, tanto non capirebbe... Checcavolo
se proprio devi cucinare italiano che non lo sei e non ne sei capace,
almeno scrivilo giusto! Patriottismi a paste (giuro che non l'ho scritto
apposta, ma ora ce lo lascio così, faccio le battute anche senza
volere... che genio!) mangio spiedini e altre cose più autentiche
e direi più che buone, prima di proseguire per il centro città.
Osaka è un po' strana. La viona principale è larghissima
e ha tra gli altri i soliti negozi di Armani e compagnia firmata bella.
Però c'è tutto un sottolivello che corre sotto la strada
dove gli osakesi... osakini.. gli abitanti di Osaka vivono il loro shopping
finesettimanale. È una vera e propria seconda strada che percorre
tutta la via principale. Ah, mi son dimenticato di dirvelo... la via
principale... è lunga 3.3 km.
Oggi è una giornata speciale, anche se per noi è stata
una scoperta. C'è una parata colossale che probabilmente è
causa del casino da ora di punta che c'era in treno. Cosa significa
“parata colossale”? Ragazzi, io una cosa così non
l'ho mai vista! 60
gruppi sessanta tra majorettes, bande, danzatori e trici, agitatori
di bandiera (non sbandieratori, non le lanciavano! Mettiamo i puntini
sulle i!), judoka, scolari, semplici comparse... e ogni gruppo in media
fatto da un centinaio di persone. Il gruppo più nutrito erano
danzatrici col ventaglio di Osaka che immagino fossero di una scuola,
in genere donne non più giovani, in tutto saranno state quattrocento
e tutte a fare la stessa coreografia. Un po' come un megasaggio di massa
ma camminando piuttosto che stando su un palco. Poi bande interminabili,
gruppi da Thailandia, Brasile, Malesia, Singapore, di tutto! Tre chilometri
di parata. Ditemi voi se batte il carnevale di Rio, secondo me ci potrebbe
stare. Sennò andrò a Rio a constatare di persona nel prossimo
viaggio! :D
Si mangia all'Hard Rock Café, visto che ci si prendono le magliette.
Devo dire che fa strano e fa molto turista, ma ho davvero apprezzato
poter mangiare col mio coltello – e non con le bacchette –
il mio pezzo di carne intero – e non già spezzettato –
che sapeva di carne – e non aveva bisogno di salsa di soia per
sapere di qualcosa.
In serata nulla da segnalare, finalmente ho tempo per aggiornare l'Orienteide,
che da qualche giorno mi è rimasta indietro. Domani si torna
a Tokyo e dopodomani è il giorno fatidico, aereo per la Cina!
Tokyo
– Day 10
Il tassista del viaggio albergo - stazione è sfortunatissimo,
poverino: riesce a prendere tutti i
semafori rossi... e io paaago! Ritorno a Tokio con uno di quei treni
superveloci che ormai sembrano la normalità. Stavolta c'è
il bel tempo – finalmente – e si vede anche il Fujiyama,
anche se fotografarlo a 200 all'ora non è così banale.
Ti spunta qualcosa davanti prima che faccia click... E' un mondo difficile!
Visto che non piove, si va alla torre di Tokyo. Questo obbrobrio è
una brutta copia della Torre Eiffel colorata di bianco e rosso (visto
che è bella, facciamola ben visibile... puah) che i nipponici
hanno avuto il buon gusto di costruire una quarantina di anni fa,
probabilmente in una o due notti al massimo. La torre è molto
più piccola dell'originale... pensavo... invece salta fuori
che è più alta di 30 metri. Guardando meglio... te credo!
C'è un pennone che da solo vale 30 piani! Alla fin dei conti
pesa poco più della metà ma fa schifo 10 volte l'originale,
quindi almeno un record lo batte! Ma la vista dalla torre è
stupefacente, soprattutto per il vecchio motivo che dalla torre, la
torre stessa non si vede e quindi rimane solo il bello di Tokyo. La
cosa veramente interessante di questa torre è che nei negozi
che ci sono alla base ho trovato altre due paia di occhiali olografici
per la mia collezione! E siamo a undici!
Dopo il tramonto, un bel giro in centro non guasta. Così si
torna a Ginza street, il carrugione giapponese, per scoprire che un
borsone di Louis Vuitton costa 3500 euro e altre curiosità
e facezie.
Cena al ristorante tetesco di cui abbiamo vinto uno sconto l'ultima
volta.
Ma stavolta, niente sangue dal naso, tiè!
Epilogo
sul Giappone
Io di campi sulle colline con due pirla che si chiamano Holly e Benji
non ne ho visti. Però ho visto un campo da calcio dalla torre
di Tokio e posso assicurare che se Holly e Benji esistono sono veramente
scarsi. E non è colpa del campo lungo 2 km, ma del piede a
banana.
Il Giappone ha dei lati per noi incredibili. Tutto troppo preciso,
ogni cosa è lì per una ragione. Ogni pietra del parco
è lì perché ha una ragione di esserci e qualcuno
l'ha voluta lì. Il treno arriva esattamente al minuto che deve.
Quando l'autobus per l'aeroporto aveva ben due minuti di ritardo il
facchino dell'hotel ha preso il telefono preoccupato per accertarsi
dell'accaduto. C'era traffico, bastava guardarsi attorno. Che se in
Italia un bus arriva cinque minuti dopo l'orario c'è solo che
da applaudire!
I giapponesi, questi omini miniaturizzati apparentemente tutti dediti
al lavoro, tutti un inchino, gentilissimi per carità, ma come
nello spazio, anche le persone compiono ogni azione perché
dev'essere fatta così, come un rituale. Solo una sessantenne
al bar si è avvicinata facendo la gara a chi era più
alto... Infatti non capivo che volesse poi ho capito e le ho sorriso,
che
tipa... come i bambini! Con la mano che dalla sua testa batteva contro
la mia spalla. E stava barando perché se fosse andata in bolla,
arrivava più in basso! Però è stato il contatto
con un qualche indigeno più sincero di tutto il viaggio.
Da turisti ci si sta bene nel Sol Levante, sia con le persone che
con i luoghi. Viverci credo sia tutt'altra storia. Mi sembra tutto
un po' troppo predisposto e predeterminato perché un europeo
ci si adatti facilmente. E comunque non penso che avrete la mia testimonianza
in tal senso. A meno che non incontri una giapponesina davvero interessante
:P
Volo
Tokyo - Shanghai
Che goduria sedersi in aereo ed allungare tutte le gambe, specie per
uno alto unoeottantotto abituato a volare con le ginocchia in gola!
Questo è possibile se ti capita il culo di avere un posto dal
corridoio trasversale! C'è anche il televisorino dove puoi
scegliere che film guardare, che cosa ascoltare o perfino giocare...
non posso esimermi! Dama... non c'è storia, il computer non
è molto bravo... lo straccio 53 a 11! C'è quest'altro
gioco coi tubi da mettere e l'acqua che parte... simpatico! Ok questo
può accompagnarmi per il viaggio!
Da mangiare arriva una roba di carne con riso, poi i noodles (spaghetti
scotti) con la zuppetta in busta e una specie di antipasto con salmone.
Ma la chicca è che da bere c'è anche il vino... non
posso esimermi!
Shanghai
airport
La prima cosa che si nota è la burocrazia : dobbiamo compilare
tre fogli separati, con praticamente gli stessi dati, uno per l'immigrazione,
uno per la dogana e uno per l'igiene. Dichiarando possibilmente di
non essere clandestini, trafficanti o lebbrosi. L'aeroporto è
immenso. E la coda lenta. L'aria è già diversa dal Giappone.
La gente spinge un po'... forse ci siamo abituati male venendo da
Tokio, ma l'aria è un po' più di Napoli che di Bolzano.
(ma io preferisco Napoli!). La conferma che siamo a Napoli in versione
occhi a mandorla arriva con il
trasferimento in macchina... non so ancora se i cinesi viaggino a
destra come noi o a sinistra come gli inglesi. In teoria. Perché
in pratica passano in qualsiasi buco libero. Come i napoletani. Continuano
a suonare e puntano i pedoni. Come nei migliori videogames di macchine!
Il concetto è: “Se io ho la macchina valgo più
di te che vai a piedi, quindi è meglio che ti togli.”
Ma n'atu sole....
Arrivo
a Shanghai – Day 11
Siamo entrati in appartamento. A casa in Italia è morto mio
nonno. O meglio non proprio a casa, all'ospedale. Si torna in Italia.
Ma non sappiamo ancora quando. Mio nonno aveva 98 anni e una salute
di ferro, e una badante che l'ha portato all'ospedale a 98 anni. Per
una cosa che aveva da tempo, cronica e senza cura.
Forse non dovrei darvi i dettagli, ma alla fine è tutta cultura.
Mio nonno aveva il solito tumore più o meno benigno alla prostata
che un sacco di vecchi hanno. Questo può provocare un po' di
sangue nelle urine. Non è una bella cosa, ma non ci sono rimedi.
E all'ospedale più che rifare di nuovo tutti gli esami che
confermano quello che già ha, non possono fare. L'ospedale
è il posto dove covano i microbi più resistenti. Dove
molti vecchi ci rimangono per una stupida polmonite perché
magari c'è freddo. Il Papa, ed è il Papa, non l'han
mica portato in ospedale anche quando sapevano che era vicino a tirare
le cuoia. Dopo che noi gli si è detto di non
portarlo, siamo partiti, e lei ce l'ha portato. Casualmente, mio nonno
è morto ora. Su novantotto anni della sua vita. Pensa che coincidenza.
Direi che la badante è imbecille ma offenderei gli imbecilli.
E comunque mio nonno ormai è morto lo stesso. Forse di un'apnea,
comunque non certo del tumore alla prostata. Beh ho già parlato
troppo di questo.
Per quanto riguarda noi, da Orienteide diventa Giapponeide e finisce
qui, perché della Cina oltre alla vista di grattacieli che
vedo or ora dalla finestra, probabilmente non vedrò molto di
più. Ci vediamo presto.
Mik
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