Buon
Natale 2.007 di Euge (che trovate ovviamente su
Facebook)
Cari
tutti,
ancora una volta eccoci giunti all'appuntamento più temuto
dell'anno: la famigerata mail di Natale, l'unica capace di tenervi
incollati allo schermo anche durante le ferie mentre tutti gli altri
saranno al cinema a godersi "Natale in Crociera" (che peraltro
vi invito caldamente ad andare a vedere per rimpinguare le casse di
De Laurentiis, e quindi finanziare la campagna acquisti del Napoli!).
Questa volta la mail è dedicata a tutti coloro che ancora non
sono entrati nel tunnel della più bieca dipendenza da Internet,
detta anche "social networking", "web 2.0" o "alternativa
tecnologica allo sniffare colla". Insomma, a coloro che durante
le feste NON faranno nessuna delle seguenti cose:
1) Passare la mattinata di Natale a litigare via
mail con un seller di Ebay perché gli oggetti ordinati non
sono arrivati in tempo
2) All'apertura dei regali, restare fermi con la
macchina fotografica digitale in mano, indecisi se scattare delle
foto da mettere su Flickr o girare un video da caricare su Youtube
3) Fermare la gente alla festa di Capodanno chiedendo:
"Scusa ma non ci siamo già visti su Facebook?"
4) Alzarsi da tavola durante il pranzo di Natale
per Twitterare a tutti quanto è buono l’abbacchio/tacchino/porcetto/capitone
(cambiare a seconda della regione)...
5) ...e già che ci si trova approfittarne
per promuovere un giocatore dalle giovanili di Hattrick e lanciare
un attacco con 40 Morti Nere su Ogame
6) Controllare 5-6 volte al giorno il newsgroup it.sport.calcio.napoli
(sostituire con il newsgroup/forum/blog preferito) in cerca di risposte
al proprio ultimo post, e in caso negativo rispondersi da soli lamentandosi
per la mancanza di attenzione
7) Convincere tutti i parenti, compresa la nonna
86enne, ad aprire un account su Linkedin solo per poter ampliare la
propria rete
8) La notte del 31 dicembre, loggarsi in Msn in modalità
“invisibile” per vedere quanti sono on line fra i propri
contatti (che, ovviamente, stanno facendo la stessa cosa)
9) Fermare di nuovo le stesse persone del punto 3
dicendo: “Ecco dove ti ho visto! Myspace?”
10) Appena terminata la lettura della mail, visitare
tutti i link indicati e salvarli in Delicious.
Se non avete capito assolutamente nulla dei 10 punti precedenti, forse
siete salvi. Ve lo auguro. Ma siete comunque sempre in tempo a rovinarvi
la vita, e vi consiglio di cominciare da qua.
Ora come sempre chiudo, augurando a voi e alle vostre famiglie un
sereno Natale...
e
se non ci vediamo prima, un felice 2008.
|
Ispirato
a un negozio vero.
Love
25% di Gario
Gennaio
batte punte di freddo contro le finestre delle case di Milano. Ma
camminare per la città è un vizio cui non posso rinunciare.
Un piumino stretto addosso, una sciarpa a proteggere le corde vocali
e un cappello a trattenere i pensieri appoggiano la mia decisione.
Se vi è capitato di vedere uno che ad ampie e rapide falcate
taglia tutta piazza della Scala, forse mi avete incrociato. Per esserne
certi dovreste notare il mio sguardo di complicità che rivolgo
dal basso verso l’alto a Leonardo da Vinci e la mia abitudine
di sorridere se scopro di finire immortalato dalla macchina fotografica
di qualche turista orientale o di qualche coppietta in cerca di scatti
di memoria. Camminare velocemente è una forma di adattamento
al ritmo della mia città. E così, rapidamente, vedo
scorrere ai miei lati auto, strade, passanti, graffiti, manifesti,
vetrine, carnose labbra rosse. Stop. Labbra? È stato un attimo.
Mi arresto. Faccio tre passi indietro e scopro che sono proprio lì.
Mi trovo davanti a un negozio di dolci. Non pensavo facessero i saldi
anche loro. Eppure è così, dev’essere una nuova
moda che qualche giornalista catalogherà con uno stupido termine
inglese. La vetrina è completamente impacchettata da fogli
con scritte pubblicitarie che non permettono di vedere all’interno.
Tuttavia ci sono degli spazi tra un foglio e l’altro ed è
proprio attraverso uno di questi che sono spuntate quelle labbra misteriose.
Di certo non posso entrare senza motivo in una pasticceria solo per
dare un’occhiata. Riprendo la mia marcia. Con un intrigante
interrogativo dentro al mio cappello.
Macinati diversi chilometri, arriva l’ora di tornare a casa.
Camminando in verso contrario per il medesimo tragitto percorso all’andata
ripasso davanti al negozio. Ecco lì i suoi cartelli e quegli
occhi verdi che incrociano i miei. Non riesco a spiegarvi la sensazione
che ho provato, ma diciamo che “magnetismo” è la
parola che più le si avvicina. Nonostante questo, razionalmente,
mi dico di andare avanti, anche perché noi timidi sappiamo
sempre che in tali casi non si può scegliere altra strada che
quella che riporta a casa.
Passano alcuni giorni.
Torno in centro. Eccomi fiondato per la terza volta a scorgere un
nuovo pezzo del mio puzzle mentale. Un piccolo seno che mi guarda
attraverso il blu oceano di una t-shirt di una taglia più stretta
del previsto. Che fare?
Proseguo.
Ma non riesco a togliermi il pensiero di quello che c’è
intorno a quei tre dettagli. Soprattutto mi chiedo se ci si possa
innamorare a prima vista di tre dettagli? Mi rispondo razionalmente
di no, ma so che è una risposta sbagliata.
È l’ora (e la strada) del ritorno. Quarto incontro ravvicinato.
Getto l’occhio nuovamente nella fessura tra i fogli con la scritta
“saldi” e stavolta vedo una spalla. Sopra c’è
tatuato un ideogramma. Che significato avrà? La mia mente,
completamente a digiuno di giapponese, lo traduce come un invito a
entrare.
Poggio la mano sulla maniglia dell’ingresso, spingo la porta
e mi ritrovo circondato. Davanti a me compare una schiera di torte
e pasticcini di ogni genere: creme invitanti, cioccolati seducenti,
frutta vivace, colori splendidi, profumi deliziosi. Posso solo provare
ad immaginare la sensazione che potrebbero dare certi dolci sul palato.
Rischio quasi di perdere di vista il vero scopo del mio ingresso in
quella pasticceria. Sollevo a forza le pupille dal bancone verso il
punto in cui mi aspetto di trovare, nell’ordine, salendo, la
tetta piccola e soda (magari accoppiata a una gemella), il tatuaggio
nipponico sulla spalla, le labbra rosse e gli occhi verdi.
Infatti, ecco lì le due siamesi in blu. Ma c’è
qualcosa che non quadra. La spalla è ovviamente coperta dalla
manica della maglietta. Al che il mio sguardo devia. Viaggia altrove.
E trova l’incomprensibile scritta tatuata. Confortato risale,
ma ancora una volta si deve spostare troppo a sinistra per incontrare
di nuovo quella bocca vista qualche giorno prima. E lo stesso vale
per la ricerca dello sguardo in verde. Avere davanti quattro ragazze
diverse quando te ne aspetti una è un bel cambio di prospettiva.
Specialmente se ormai capisci di amarle già tutte senza possibilità
di scelta o scampo. È una bella fregatura. Nel mio cappello
si materializza il ricordo dell’esperimento realizzato da Kulesov
negli anni ’20. Non resta che comprare una favolosa torta, percorrere
rapidamente la strada di casa e consolarsi in un paradiso di bianche
meringhe zuccherose. |
| Mtv
Day di Gario
Colonna
sonora per il racconto: "Bologna e piove" di Fede Poggipollini
Dopo
10 giorni consecutivi di lavoro, finalmente arriva anche per me un
sabato libero (capita con la stessa frequenza di uno scudetto dell'Inter).
Ne approfitto per soddisfare la mia voglia di musica: a Bologna c'è
l'Mtv Day con Caparezza, Gazzé, Linea 77, Meg, Fabri Fibra,
Poggipollini, Lacuna Coil e - soprattutto - The Killers. Special Guest:
Breim, che viene con me. Ottime prospettive, insomma.
Alle ore 10,30 imbocchiamo l'autostrada. Cielo grigio. Mentre guido
ricevo telefonate e sms da gente che non mi chiamerebbe mai in altre
situazioni. Ci sono persino quella di un giornalista che vuol sapere
l'indirizzo di casa di Guido Rossi e quella del professore con cui
ho fatto la tesi che mi tiene a parlare di Coliandro, di un mio racconto
che vogliono pubblicare su una rivista "invisibile" e del
livello della scrittura in Italia.
All'altezza più o meno di Parma comincia a piovere. Non smetterà
più.
Trovare le schede per parcheggiare a Bologna è più difficile
che trovare un posto dove lasciare l'auto.
Io e Breim ci aggiriamo sotto le due torri e il pensiero è
lo stesso: fame. Ecco il posto che fa per noi. Si chiama Scacco Matto
(Via Broccaindosso, 63/B), ha le carte e i tarocchi appesi alle pareti
e ci serve dei gnocchetti di ricotta e spinaci con crema di peperoni.
Le cloache apprezzano la qualità, dopodiché si dedicano
al tris di dolci (spumino di yogurt con ragù di frutta, una
minitortina con crema di zabaione e spuma al cioccolato con frutti
di bosco), materializzatosi come un'apparizione divina accompagnata
dal canto degli angeli. Standing ovation per noi per la scelta del
ristorante.
Due passi nel centro tra Piazza Maggiore, la statua di Nettuno, la
Basilica di San Petronio e i negozi che le circondano.
Raggiungiamo l'Arena Parco Nord. Sentiamo alla radio il primo gol
in serie B di Trezeguet e andiamo al concerto.
La sorpresa è che Fabri Fibra con volto truccato da pagliaccio
si esibisce su un palco piazzato in mezzo a un pantano incredibile.
Camminare in discesa sui prati è come fare pattinaggio sul
fango. E' bello vedere le facce dei ragazzi schiacciati dalle gocce
di pioggia sotto ombrelli, cappucci e impermeabili che mestamente
accennano il labiale delle canzoni.
Scopriamo che Max Gazzé viene annunciato come Gazssé
dalla maestra del sesso Camila. Sentiamo Carolina lamentarsi per una
goccia presa sul naso e subito dopo la raffica di fischi provenienti
dalle sabbie mobili sottostanti. Resistiamo un'oretta. Poi le scarpe
si trasformano in piscine, la temperatura interna ed esterna, percepita
e reale, si abbassa. Ci rifugiamo in uno stand dove recuperiamo una
piratesca bandana, troviamo un terreno calpestabile e osserviamo una
writer che realizza un murales che probabilmente appartiene alla scuola
di Garpez.
Scegliamo la nuova destinazione: un Burger King al chiuso in cui farci
del male con hamburger e onion rings. La pioggia se ne frega. E continua
a cadere inesorabile e imperterrita.
Proviamo a tornare al concerto. Ma il flusso acqueo è addirittura
aumentato. Consultando gli aruspici capisco che esistono due futuri:
uno è quello in cui prendiamo l'auto e torniamo a casa, l'altro
è quello in cui prendiamo la broncopolmonite e torniamo a casa
dopo quel che resta del concerto.
Salutiamo Killers e compagnia cantante. Accendiamo l'autoradio per
la triste cronaca di Inter-Sampdoria e facciamo rotta verso Milano.
Un viaggio con così tanta acqua per flusso e durata non l'avevo
mai fatto. Inizio a chiedermi se siamo stati i protagonisti di "Scherzao"
(fittizia trasmissione portoghese in stile "Scherzi a Parte")
versione italiana. La conferma ce l'ho quando alle 23 arrivo a casa
ed accendo la tv su Mtv. A Bologna non piove più.
E dopo tutto non avrò che pioggia... cantano i Verdena
nella canzone "Mina". A me non resterà solo la pioggia:
di certo mi ricorderò di questo viaggetto, delle cattiverie
che abbiamo detto sugli altri componenti della Cumpa, del delizioso
pranzo, delle risate, della delusione per la musica che non abbiamo
sentito e di tutti i tipi di pioggia che ho visto con i miei occhi
e che ho sentito sulla mia pelle. Se ci fosse stato con noi un eschimese,
abituato ad avere innumerevoli termini per definire i vari tipi di
neve, avrebbe coniato un vocabolario con un nome per ognuna: quella
sottile e fittissima, quella a secchiate, quella a gocciolone, quella
storta che dribbla l'ombrello, quella che schiocca, quella che perfora,
quella che... |
Rumore
finale di Gario
(da
un incipit di Franco Ricciardello)
Il mattino dell’ultimo giorno di vita del mondo, il vecchio
mondo che conosciamo dalla notte del tempo, mi alzai con lo stesso
umore di chiunque altro in questo angolo di pianeta. Dopo un caffè
soprappensiero, gettai uno sguardo disattento fuori dalla finestra:
il cielo blu ghiacciato mi ricordò quegli insulsi souvenir
a emisfero pieni di acqua inquinata con neve artificiale. Non potevo
saperlo, ma era l’ultima volta che mi sarei permesso uno sguardo
distratto alle stelle; purtroppo l’avrei scoperto entro poche
ore, quasi contemporaneamente a tutti gli altri abitanti della Terra.
Il
mattino dell’ultimo giorno di vita del mondo, il vecchio mondo
che conosciamo dalla notte del tempo, mi alzai con lo stesso umore
di chiunque altro in questo angolo di pianeta. Dopo un caffè
soprappensiero, gettai uno sguardo disattento fuori dalla finestra:
il cielo blu ghiacciato mi ricordò quegli insulsi souvenir
a emisfero pieni di acqua inquinata con neve artificiale. Non potevo
saperlo, ma era l’ultima volta che mi sarei permesso uno sguardo
distratto alle stelle; purtroppo l’avrei scoperto entro poche
ore, quasi contemporaneamente a tutti gli altri abitanti della Terra.
Lavai con calma la tazza color rosso fragola transgenica e provai
un confortante piacere nel sentire l’acqua calda scorrere tra
le mani. Se avessi prestato attenzione alle parole pronunciate dalla
voce di Michael Stipe in una canzone trasmessa dalla radio, quella
scena avrebbe avuto un significato molto più beffardo ripensandoci
il giorno dopo. Eventualità che non ci sarà mai. Mentre
getto via le lattine nere di Chinotto lasciate ieri sera da Luca e
Dani sul tavolo della cucina, il dubbio che mi rimbalza nelle pareti
del cervello è se nella valigetta di Pulp Fiction
ci potesse essere proprio l’anima di Marsellus Wallace, come
sostiene qualche critico cinematografico. L’improvviso suono
standard del telefonino grigio robot mi distoglie da questo pensiero
inutile quanto divertente. È un sms di Claudio: mi dice che
la partita a calcetto di sabato mattina salta. Peccato. Lo leggo mentre
mi butto sul divano e accendo la televisione. Un gesto abitudinario,
ma è come se lo compissi per la prima volta della mia vita,
visto quello che appare sullo schermo. Tg 2, edizione straordinaria.
La giornalista seduta alla scrivania ha un viso preoccupato e triste
e qualcosa stranamente sembra non andare persino nella sua acconciatura.
Sta dando la notizia della fine del mondo. La teoria diffusa da alcuni
blogger considerati alla stregua di folli fa tutt’altro effetto
sentita al notiziario in tv. Non si tratta di un’Apocalisse
con gli angeli che cantano e i diavoli che urlano. Molto peggio: è
la scienza a spiegarci quello che sta succedendo, senza lasciarci
alcuna speranza con le sue terribili certezze asettiche. L’onda
sonora prodotta dalla somma di tutti i suoni e rumori che si generano
sulla terra ha fatto sì che la luna sia fuoriuscita dalla sua
orbita di rotazione attorno alla terra. Ora il satellite che tanti
pensieri romantici ha ispirato all’uomo causerà la sua
sparizione: cambiando il proprio percorso, modificherà il tipo
di attrazione gravitazionale esercitato sul nostro pianeta. Le maree
si stanno già innalzando e nel giro di poche ore avranno sommerso
tutto e tutti. Non ci resta che morire.
Nella testa mi esplode un vortice di idee: oh cazzo cazzo cazzo –
e ora? – l’immagine del mondo come un’intera palla
d’acqua – Armstrong che salta sulla luna – le risate
scatenate in compagnia quando Dani ci ha sottoposto la teoria della
fine del mondo letta su internet – cazzo cazzo cazzo –
mia mamma uscita a far la spesa che non sa ancora nulla – una
sirena – una catena alimentare con lo squalo sul gradino più
alto – mi sembra superfluo disdire il campo di calcetto –
le labbra di Giulia – non vedrò mai la spiaggia di Karekare
– non rivedrò più Lezioni di piano –
cosa si fa in questi casi? Non esiste un libretto d’istruzioni
per l’ultimo giorno del mondo! – pregare? – un gommone
– cazzo cazzo cazzo – un astronave – una mongolfiera
– superman – e pensare che i film catastrofici alla Deep
Impact non mi sono mai piaciuti – riemergeranno mai le
terre tra milioni di anni? – il mondo che schiaccia Ctrl+Alt+Canc
– perché non ce l’hanno detto prima? perché
ce lo dicono adesso?
Le risposte agli ultimi due interrogativi arrivano direttamente dal
Tg: ci hanno concesso qualche ora di totale libertà. Dircelo
prima – secondo loro – avrebbe generato il caos. Come
se ci fosse stato invece qualcosa da salvare. Assurdo.
Pensavamo che ci avrebbe estinti l’inquinamento e così
sarà: si tratta però dell’inquinamento acustico.
La massa di decibel che abbiamo prodotto senza quasi renderci conto
si è andata sommando: ClacsonSuonerieEsultanzeConcertiFabbricheAnimaliPiantiRisateComiziDialoghiCamionGridaSussurriFischiParoleMotoriSuoni.
Tra un po’ ci sarà solo silenzio.
Mentre le trasmissioni si interrompono per l’eternità
lasciando sullo schermo la cosiddetta “neve televisiva”,
è ancora il telefono a suonare. Stavolta è decisamente
più difficile distogliere la mente dall’ultimo pensiero.
Paolino. Mi dice che ci troviamo tutti in centro, per l’ultima
volta, consueto luogo. So già qual è: le palle del Toro
in centro. Altro suono. Secco e deciso come solo il campanello di
casa sa essere. Mamma e papà sono tornati. Le facce sono quelle
di chi già sa. Li abbraccio. Decisamente forte. Li bacio. Dico:
«Adieu». Papà sorride mentre dice lentamente: «Arrivederci».
Spiego loro che vorrei incontrare gli amici. Capiscono. Esco. Sono
fuori.
Il caos immaginato è la radice quadrata di quello reale che
vedo nelle strade dirigendomi sulla mia bici blu inchiostro verso
il cuore di Milano. Furti, ubriachi, gente nuda, fiamme, violenza,
mezzi pubblici abbandonati. Non riconosco la mia città. Vedo
anche coppie che si stringono intrecciando le loro lingue, bambini
che giocano, signore che piangono, ragazzi che suonano, vecchi che
camminano a braccetto. Quadri più rassicuranti. Ci sono due
giapponesi in tuta rosso sol levante che corrono attorno all’Arena.
C’è un africano con gli occhi chiusi su una panchina
che ascolta il suo i-pod bianco neve. Una biondissima ragazza gira
i tarocchi sull’erba. Le appariranno senza alcuna figura?
Entro con la bici in Galleria Vittorio Emanuele II (come un qualsiasi
sequel dei film di fantascienza). Ecco i miei amici. Ad accogliermi
c’è lo scontatissimo «Ve l’avevo detto»
di Dani, ma stavolta è dispiaciuto lui stesso di aver ragione.
Claudio ha portato le fotografie dei viaggi vissuti insieme: ricordi
con chilometraggio illimitato, istantanee a presa rapida sul cuore,
immagini con storie di aria, sabbia, acqua e vento. Chissà
se scuotendole si vede anche la neve che cade… Di certo ci sono
dentro: FusiorariRicercaPerditaVoliAncoraKmCucineCodeOdoriLettiSpiaggeLuoghicomuniMagiaGiochiLinguePelliCultureClimi.
Muoverci è stata la cosa più bella che abbiamo fatto.
Rivedendo ora le foto, sembra di tenere il mondo in una mano. Quello
che sta facendo la luna con noi. Viste le proporzioni, Davide che
annega Golia.
Allora perché non affogare il dispiacere nel cibo? Ci ha pensato
Roby che ha portato il tiramisù della mamma. Sa che ci piace.
Meriterebbe il Nobel per la dolcezza. Luca fa il bis mentre Giulia
bacia Ale. Chissà se si sente il gusto d’addio tra le
labbra. Mi piacerebbe saperlo… Altri approfitterebbero di una
situazione del genere per confessare questo desiderio, ma non è
nel mio stile. Lasciamoli fare e finire in pace. Meglio scambiare
due battute sui Simpson con Paolino, ricordando come Homer
aspettasse la cometa che avrebbe portato la fine del mondo fischiettando
seduto sul tetto di casa girandosi i pollici. Roby sottolinea: «Esiste
almeno un episodio da citare per ogni situazione della vita reale».
Purtroppo è arrivata anche questa. Solo che nel nostro caso
non ci sarà nessun espediente narrativo salvifico, nessun intervento
divino, nessun happy end.
L’atmosfera si fa strana. Non pensavo che la fine si potesse
avvertire palesemente nell’aria come capita a chi ha un dono
divino, una scintillanza, o un quinto senso e mezzo. Altro che magia,
la natura si spiega sempre razionalmente e il fatto, quasi, mi delude:
è l’umidità, il segnale che l’acqua si sta
avvicinando. Inesorabile. L’elemento della vita diventa strumento
di morte. Si crea un silenzio orribilmente reale. Immagino l’aldilà.
Ho sempre fatto fatica a crearmi un concetto del genere. Ma in questo
istante mi piace pensare che Paradise city sia una città
di mare. Evidentemente non riesco a togliermi l’idea dell’acqua.
Il cuore della città è la sua piazza dove si erge una
colonna con la statua di un angelo identica a quella di Piccadilly
Circus, l’ombelico del mondo giunto al capolinea. Nel bar vicino
alla chiesa ci si ritrova a fare colazione in pigiama. C’è
un cinema che proietta non stop i film che abbiamo amato e quelli
che ci sarebbe piaciuto vedere realizzati: Tarantino che dirige James
Dean, Kevin Spacey agli ordini di Alfred Hitchcock o una storia d’amore
tra Audrey Hepburn e Scarlett Johansson. C’è un centro
sportivo in cui ognuno diventa bravissimo nella disciplina che preferisce.
C’è una metropolitana che ferma nei posti più
belli che c’erano sulla terra. E c’è un porto dal
quale è possibile salpare verso l’infinito, nel caso
uno volesse andare in cerca di avventure.
Mi accorgo che sono perso nei miei pensieri e nel frattempo l’acqua
è a Milano. Cazzo Cazzo Cazzo. Travolge tutto e tutti. Il silenzio
è stato spazzato via dalle urla di paura. Mi stringo ai miei
amici e mi aggrappo ai miei soliti pensieri poco calzanti. Chissà
come sono i titoli di coda del mondo… Si può piangere
sott’acqua? Peccato non avere ancora un giorno. Domani ci sarebbe
stata la finale dei Mondiali di calcio. Sarebbe sceso in campo un
mago coi riccioli e i dentoni che balla la samba e saluta come i surfisti.
Peccato non poterlo vedere all’opera ancora una volta: coi piedi
per terra racconta sogni. Ormai c’è tempo solo per quelli.
E non è mai opportuno chiedere come finiscono
|
| Hidetoshi
e il mistero del Lariosauro di Gario
La
luna splende in maniera strana in alcune notti d’estate. Questa
è una di quelle notti.
Il professor Hidetoshi Kobayashi se ne sta seduto sulle sue in veranda.
Guarda proprio il riflesso della luna nel lago di Como.
Non avrebbe mai immaginato che quella visione sarebbe stata la parte
più interessante di quella festa organizzata nella villa del
dottor Bertini. Dentro, nel salone, tutti parlavano ad alta voce,
con un tono che sembrava sforzarsi di essere sufficientemente elevato
quanto lo standard di vita del padrone di casa. Lui, invece, non aveva
affatto voglia di condividere i suoi pensieri con gli altri componenti
del gruppo di ricerca universitaria giunti lì per staccare
un po’ dal progetto che li impegnava da ormai tre anni: trovare
un nuovo materiale per costruire palloni da calcio. Hide sapeva che
alla fine si sarebbe trovato a parlare ancora di lavoro. Quello che
non poteva prevedere era quello strano movimento visto nell’acqua.
Due occhi luminosi appaiono non molto lontano dalla riva. Li seguono
una bocca quasi sorridente con una lingua sporgente e un collo lungo.
Poi sparisce tutto. Bastano pochi secondi per trasformare la realtà.
Il giorno dopo Hide si svegliò con in mente un solo posto:
il bar di Nonna Maria, una vecchia che sembrava vivere a Sala Comacina,
un piccolo borgo del comasco, da sempre. Lei sicuramente aveva sentito
tutte le storie che erano state raccontate da quelle parti. Il cappuccino
era davvero buono, a cominciare dalla schiuma cremosa fino alle profondità
di caffeina. Per non parlare della brioche piena - davvero - di marmellata,
non come quelle asciutte dei bar sull’autostrada in cui bisogna
fare la caccia al tesoro per trovarla. Nonna Maria aveva il tempo
impresso negli occhi. Hide, con il suo italiano ormai collaudato ma
ancora con qualche indugio, le chiese se aveva mai sentito parlare
di uno strano animale avvistato nel Lago. Era la prima volta che si
spingeva oltre un «Buongiorno» o un «Grazie»
con lei. Ma la vecchina non si fece alcun problema. «Devi sapere
che circa 40 anni fa vidi coi miei stessi occhi uno strano essere
che sembrava provenire dalla preistoria». Hide rimase in attesa
di un’importante rivelazione. E lei non si fece attendere. «Mi
recai subito alla biblioteca di Bellagio - proseguì Nonna Maria
- e trovai in un libro antico dalla copertina blu scuro la foto di
quell’animale, il Lariosauro». Lo studioso giapponese
non se lo fece ripetere due volte, ringraziò la vecchia che
gli regalò un sorriso mentre lo guardava allontanarsi. Arrivato
a Bellagio, non fu difficile trovare subito la biblioteca. Le stanze
buie e polverose piene di libri erano un ambiente inquietante per
Hide, abituato alla modernità e asetticità dei computer
con cui lavorava, ma aggirarsi tra i corridoi fu per lui normale ed
istintivo. Finì rapidamente in una stanzetta con tomi etichettati
come “leggende locali”. In alto vide la copertina blu
scuro di cui gli aveva parlato la vecchia del bar. Non c’era
scritto molto, però, sul Lariosauro se non che quella foto
era stata scattata dalle rive di Nesso. Il parcheggio che dava direttamente
sul Lago era il posto ideale per piazzare la sua macchina. Un pacchetto
di patatine, una bottiglia di birra analcolica (era rimasta solo quella
nel piccolo market) e un pacchetto di biscotti al cioccolato sarebbero
stati il menù della sua cena. Gli occhi stretti fissi sull’acqua,
l’autoradio accesa sulla cronaca di Brasile-Giappone, una partita
per la quale aveva cercato invano un biglietto. Quando all’improvviso
Hide rivide emergere gli occhi luminosi provò la felicità
di chi si rassicura di non aver avuto un’allucinazione o un
sogno. In bocca teneva un piccolo misultin, il tipico pesce del Lario.
Se lo mangiò, dopodiché il lariosauro uscì dal
lago. E si rivelò per quello che era: un essere grosso come
un koala dalla testa grossa e il corpo in miniatura. Se a Loch Ness
si diceva ci fosse un brachiosauro di quasi 20 metri di lunghezza,
a Nesso la leggenda locale era grossa 70-80 centimetri. Hide scattò
subito delle foto in rapida sequenza. Giusto in tempo. Il Lariosauro
era già sparito. Ma dove era finito? Non si era visto nemmeno
uno schizzo d’acqua.
Il giorno dopo in camera oscura, arrivò la risposta.
Le foto scattate in successione rivelarono quello che l’occhio
non aveva colto. Una vecchina su una scopa volante era passata velocemente
portando via con sé il Lariosauro. Hide si mise a sorridere
ripensando al cartello visto poche ore prima quella mattina al bar
di Nonna Maria. “Chiuso per ferie. Vado in Scozia. E non so
se torno”. Hide sapeva che non avrebbe più rivisto il
Lariosauro. |
| Ritratto
di Signora di Gario
29
ottobre 2006. Notte. Ore 2. Non è stato per niente facile portare
tutte queste lattine spray di vernice in piazza Duomo. Mi sono sempre
chiesto perché le ragazze, ingigantite e tirate a lucido nelle
fotografie, potessero stare a cavalcioni di ogni monumento griffate
con tag di marche famose. La loro bellezza scontata era sicuramente
diversa da quello che avevo in mente io, però poteva esserci
uno spazio anche per la mia idea. E devo dire che ce n’è
parecchio tra le guglie di questo Duomo che domani sarà finalmente
spacchettato. Per noi writer, la città è un bloc-notes
aperto e io ho scelto il foglio migliore, uno dei pochi ancora bianchi
per altro. Mi sembra perfino strano che nessuno ci abbia provato prima.
L’i-pod pompa nei padiglioni delle orecchie un po’ di
hip hop e picchia un po’ di punk perché la vita è
decisamente migliore con la colonna sonora. Ma non c’è
tempo da perdere, semmai questa è un’ora vinta. E allora
via veloci verso la vetta. C’è da dipingere il ritratto
della donna che amo. Sospeso nel vuoto percepisco un brivido nel realizzare
che l’idea di essere appeso a un paio di cavi è diventata
realtà. Mi calo sulla facciata da copertina e da cartolina
della città e inizio. Comincio con gli occhi, dal taglio orientale,
misterioso e affascinante. Passo alla bocca, sensuale nel sorriso
accennato, con un dente leggermente sporgente pronto a mordere. Sui
capelli consumo parecchio colore per renderli ricci, gonfi, neri,
vaporosamente afro. Tra le pieghe del vestito azzurro ci lascio qualche
striatura nera. Un segno rivolto a una fede per Dei minori che oggi,
grazie a miracoli fatti coi piedi, vanno maggiormente di moda dei
loro “superiori”, situati più su dei canonici tre
metri sopra al cielo. In testa le poso un cappellino giamaicano, dagli
intrecci di rosso, verde e giallo. Mi perdo tra il seno tornito e
i lombi fatali. Le lunge gambe si accavallano sui portoni della cattedrale,
mentre alle caviglie si intrecciano i braccialetti portafortuna regalati
dagli ambulanti. Le vetrate scintillanti si confondono con il resto
dell’opera come preziosi gioielli inestimabili.
La vibrazione del cellulare mi fa presagire l’arrivo dello scooter
di Lele, guardando apparire il suo nome sul piccolo schermo ho la
conferma che sta percorrendo via Torino lasciandosi alle spalle le
Colonne di San Lorenzo, luogo dove sembra finire il mondo, per venirmi
a raccogliere. Torno coi piedi per terra e guardo la mia opera, incompiuta:
non farò in tempo a offrirle pure le braccia. Ma non c’è
problema. Dirò di essermi ispirato alla Venere di Milo.
Ecco compiuto l’atto estremo in bilico tra modern art e vandalismo.
Ho voluto ritrarre la Milano che ho imparato ad amare. Multiculturalmente
bellissima. Vorrei vedere i volti di chi salendo le scale della metropolitana
si troverà di fronte questa nuova faccia del Duomo.
Sono le 3. Ma questa è un’ora hitckcokiana, un’ora
che vive due volte. Scatta l’ora solare. Bentornate, ore 2.
Rewind: si ricomincia. E le lattine di vernice sono ancora lì,
chiuse e piene, vicino ai miei piedi.
|
Io
e il Sudoku Di Alex
Scena 1. Il borioso Alex si rivolge al fratello Andrea
e sentenzia: «Oh Andre, ma hai visto tutto ‘sto casino
per il sutoku, sudaku… lì come si chiama? Ma come ci
si farà ad appassionare per una casellina da riempire di numeri.
Ma ti pare che uno adesso si esalta a fare una roba del genere?! Dai!».
Scena 2. Qualche giorno dopo. Il borioso Alessandro,
con la boria tra le gambe, si rivolge al fratello Andrea e sentenzia:
«Oh Andre, parlavo tanto male del Sudoku e adesso ne sono diventato
dipendente! È una specie di droga: ogni giorno ne faccio uno!!
Come mi sono ridotto?»
Ecco ora cinque buoni motivi per giocare al Sudoku.
- È ottimo per cazzeggiare al lavoro, a patto che il vostro
lavoro non sia quello di ideare nuovi schemi per il Sudoku
- Può essere un nuovo fantastico tema da dibattere in ascensore,
migliore delle più noiose questioni riguardanti il tempo atmosferico
- Il nome è figo! Volete mettere “Sudoku” rispetto
a, per esempio, “Caselline”?
- Aiuta a cuccare, almeno secondo l’AMGDS (Associazione Modelle
Giocatrici Di Sudoku)
- Aiuta ad entrare nell’ ADFDAMGDS (Associazione Dei Fan Dell’Associazione
Modelle Giocatrici Di Sudoku)
Infine una serie di cose da NON fare quando si pratica il Sudoku:
- Insistere a voler inserire il numero 10, soprattutto se state facendo
le parole crociate e non il Sudoku
- Vestirsi soltanto con un perizoma... perché quello è
il Sumo!
- Esultare come degli esagitati per averne finito uno, soprattutto
se ci avete messo 45 ore per il livello Facile della rivista “Sudoku
for dummies”
- Curare la “febbre da Sudoku” con la Tachipirina
- Far credere a vostra nonna che le tabelle del Sudoku siano in realtà
schede della tombola
- A Natale perdere per l’ennesima volta a tombola contro vostra
nonna, utilizzando le tabelle del Sudoku per la tombola
- Spiegare a vostra nonna cos’è il Sudoku, soprattutto
se siete convinti che sia “una specie di tombola”
- Spedire i Sudoku completati all’ambasciata giapponese nella
speranza di ricevere in dono un set di coltelli Shogun
- Definire il Sudoku come “le parole crittografate, ma con i
numeri”. In realtà i fan delle due discipline si odiano
reciprocamente
- Chiedere ad un vostro amico giapponese di spiegare a vostra nonna
le regole del Sudoku! Perché l’equivoco è dietro
l’angolo: “Sudoku” in giapponese vuol dire “Tombola”!
|
Film
da evitare se avete la fobia per gli occhi
Minority
Report di Steven Spielberg
Donnie
Darko di Richard Kelly
Arancia
Meccanica di Stanley Kubrick
The
Island di Michael Bay
Kill
Bill Vol. 2 di Quentin Tarantino
Ogni
Maledetta Domenica di Oliver Stone
Opera
di Dario Argento
Saw
2 di Darren Lynn Bousman
Un
chien andalou di Luis Buñuel
Demolition
Man di Marco Brambilla
Freddy
vs Jason di Ronny Yu
Atto
di forza di Paul Verhoeven
Superman
di Bryan Singer
Alcune
puntate della seconda serie di Heroes
Robin
Hood Uomo in calzamaglia di Mel Brooks
|
| Force
for Jedi Dummies - Cose da non fare con una spada laser di
Ivan
Accenderla
dalla parte sbagliata
Accenderla in tasca
Scambiarla per un ghiacciolo
Appartenere al lato oscuro e non cambiare le pile (il colore della
spada passa da rosso a rosa, molto imbarazzante)
Tagliare il tavolo su cui era appoggiata la pizza
Fare rumore con la bocca ogni volta che si tocca la spada dell'avversario |
Discorsi
da metropolitana
Eccovi la conversazione giustamente origliata tra due ragazze (età
compresa tra i 25 e i 30 anni) sedute di fianco ad Alex (Nota:
Il testimone della Cumpa giura solennemente che tutto quello che è
stato riportato lo ha sentito veramente con le sue orecchie. Alex
precisa di nutrire qualche dubbio sull’autenticità di
quanto origliato) in metropolitana in un giorno di primavera:
Ragazza
1: «Sai, volevo comprarmi il libro di Melissa P., Cento
colpi di spazzola prima di andare a dormire»
Ragazza 2: «Ah… a me non ispira molto.
E poi non mi fanno impazzire i libri che hanno già letto tutti»
Ragazza 1: «Ma no, non hai capito. Io lo voglio
leggere per avere qualche “idea”»
Ragazza 2: «Ah! Beh, ma per quello allora è
meglio vedersi un film»
Ragazza 1: «Certo anche un film, hai ragione.
Ne ho appena visto uno bellissimo! Con Moana Pozzi e quattro uomini!
Io l’ho fatto con tre. Ma con quattro deve essere tutta un’altra
storia!!»
Ragazza 1: «Sai che a me i film piacerebbe
farli? Ci ho anche provato una volta in Toscana…»
Ragazza 2: «Ah si? E ci sei riuscita?»
Ragazza 1: «Sì, sì, certo! L’ho
fatto! In borsa ho il dvd. Se vuoi te lo faccio vedere! Però
i miei non sanno niente eh!»
A quel punto il cervello di Alex è andato in pappa e non ricorda
più nulla, se non la discesa (avvenuta poco dopo) delle donzelle
dalla metropolitana.
Si noti che per tutto il tempo in cui si è svolta la conversazione
(circa 4-5 fermate) Alex ha fissato la stessa riga del libro che stava
cercando di leggere e la sua mandibola ha rischiato più volte
di crollare a terra.
|
Il
concerto degli U2 visto con gli occhi di Torto
Mercoledì 20 luglio 2005 - Stadio San Siro - Io c’ero!!!
F-A-N-T-A-S-T-I-C-O.
M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-O.
C-E-L-E-S-T-I-A-L-E.
Ragazzi, qualcosa di straordinario; ero già stato a Torino
nel 2001 all’Elevation Tour e non credevo di potermi esaltare
ancora così tanto per un concerto e invece…
Canti insieme a 70 mila persone I will follow e ti vengono i brividi
lungo la schiena…
Canti insieme a 70 mila persone One e capisci che Dio esiste…
Adam Clayton suona il basso con una calma e una tranquillità
impressionante; non sembra affatto spaventato da 140 mila occhi puntati
contro…
Larry Mullen Jr picchia su quella batteria come se ad ogni colpo volesse
abbattere un pezzo di stadio...
The Edge!!!! Quello che fa The Edge con la chitarra è degno
dei più grandi chitarristi rock di tutti i tempi: con i riff
di Vertigo, Pride, Where the streets have no name, Zoo Station, The
fly e tutte le altre, ti dà una carica di energia spaventosa…
Bono è un genio, è un animale da palcoscenico. Cosa
dire di lui che non sia gia stato detto? 2 ore e mezza (o forse perfino
3, ho perso il conto) di spettacolo puro: ti trascina lungo il concerto,
portandoti da una canzone dell’ultimo album a una di 15 anni
fa, esaltandoti nota dopo nota, minuto dopo minuto: è un FENOMENO!!!!.
Che altro dire? Grazie ai miei capi che mi hanno regalato il biglietto!!!
Il concerto di Elio e le Storie Tese visto con gli occhi di Paolino
Giovedì 21 luglio 2005 - Villa Arconati - Io c’ero!!!
F-A-N-T-A-S-T-I-C-O.
M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-O.
C-E-L-E-S-T-I-A-L-E.
Ragazzi, qualcosa di straordinario; ero già stato al concerto
per il Bosco di Gioia nel 2005 e non credevo di potermi esaltare ancora
così tanto per un concerto e invece…
Canti insieme a 2 mila-milioni di persone John Holmes e ti vengono
i brividi lungo la schiena…
Canti insieme a 2 mila-miliardi di persone Tapparella e capisci che
Dio esiste…
Faso suona il basso con una calma e una tranquillità impressionante;
è il mio idolo, forse il miglior bassista italiano in circolazione.
L’assolo durante il concerto – fatevelo dire da un professionista
– non è affatto facile…
Christian Mayer picchia su quella batteria come se ad ogni colpo volesse
abbattere la sua condizione di extracomunitario clandestino…
Cesareo! Quello che fa Cesareo con la chitarra è degno dei
più grandi chitarristi rock di tutti i tempi: assoli, riff…
in Italia e forse anche in Europa sono pochi quelli che gli sono pari…
Di certo non The Edge.
Luigi Calimero è un giovane tastierista di quasi 16 anni, che
nonostante una voce “fessa” (diciamo pure una voce di
m***a) e il terrore di dover affrontare un pubblico esigente, è
riuscito a sostituire nei cuori dei fan i suoi predecessori: Confo
Tanica, suo fratello Rocco, Carambola e Busta... raggiungendo l’apoteosi
quando ha accennato With or Without You.
Elio è un genio, è un animale da palcoscenico. Cosa
dire di lui che non sia già stato detto? Definirlo “cantante
eccellente” penso sia riduttivo: è un intrattenitore,
è un flautista traverso diplomato al conservatorio, è
un ingegnere… è un FENOMENO!!!
Che altro dire? Grazie ai miei amici che sono venuti e hanno cantato
insieme a me!!! |
Le
cronache di Ivo - L'uomo, il controllore e l'autobus di
Ivan
Sembra
un giovedì qualunque di una settimana qualunque. Milano si
sveglia per andare a lavorare. Sul Naviglio Grande aleggia un po’
di foschia, quand’ecco che sull’autobus 351 Romolo-Buccinasco
succede l’imprevedibile...
Il cocchiere si ferma sul ciglio della strada e salgono loro, i controllori.
Al grido di “biglietto prego, biglietto, signora biglietto”
mietono numerose vittime; ecco che mi si presenta e mi fa: «Biglietto
prego». Mi tolgo l’auricolare del walkman: «Cosa?».
Lui replica: «Biglietto prego». Allora tiro fuori dalla
tasca il tesserino urbano, lui lo guarda e poi con un sorriso sadico
che può essere eguagliato solo da un gerarca nazista dice:
«Guarda che qui hai bisogno dell’interurbano». Goccia
di sudore. Con inconsueta calma sfodero uno sguardo da cerbiatto ferito
e con voce rotta dal pianto dico: «Non lo sapevo (palla colossale),
di solito vengo in macchina al lavoro però questa settimana
ce l’ho dal meccanico (altra palla colossale)». Lui mi
guarda: «Lo sai che saresti in contravvenzione?». Al che
accenno: «Va beh, se proprio devi... però fai alla svelta
che senza vaselina fa male». Lui mi guarda di nuovo e succede
una cosa incredibile: il suo volto si trasforma da Heinrich Himmler
in Madre Teresa di Calcutta e mi dice le 9 parole che non dimenticherò
mai: «Se scendi alla prossima, non ti do la multa». Esco
dal grande parallelepipedo arancione e faccio il punto della situazione:
non ho preso la multa, ma mi trovo a 2km e mezzo dall’ufficio.
Trasformatomi in Stefano Baldini inizio a corricchiare, ma dopo circa
200m la milza si lamenta: «Senti, tesoro, o ti fermi o io scendo
e aspetto il prossimo pullman!». Inizia così una maratona
di DUE KILOMETRI E TRECENTO METRI che concludo fermando il cronometro
sul ragguardevole tempo di 18’56’’ tra due ali di
folla festante...A tal proposito volevo ringraziare gli abitanti di
Buccinasco per il loro sostegno, Stevie Wonder e Vasco Rossi che mi
sono stati vicino, il mio cane che stamattina mi ha inzozzato il pigiama
coi peli sporchi di latte e cioccolata e voi che avete avuto la pazienza
di leggere le poche verità e le mille idiozie che il sottoscritto
malato di mente ha scritto qui sopra. |
| Il
primo dell'anno di Beppe
Correva
l'anno 2006 da circa 7 ore e 30 minuti.
Beppe e Ivan decisero che forse era giunto il momento di andare a
casa propria,e beppe andando via doveva recuperare i soldi dalla casella
delle lettere del Capitano. Intanto al quarto piano Ivan si frantumava
una mano con la porta dell'ascensore..
Arrivati piano terra Beppe prende i soldi dalla casella...ma gli cadono
nella casella sotto...delirio!!!
Risate di Beppe e bestemmie di Ivan(per il dolore alla mano)si mischiano
per almeno 5 minuti!!
Dopo vari tentativi fatti per recuperare le banconote,a Ivan/Mc Giver
si illumina la lampadina di Archimede e gli viene un'idea geniale:
mastica una "cicca",la incolla alla busta di una lettera
trovata sul posto e inserisce il tutto nella casella,così facendo
fa incollare i soldi al suo manufatto diabolico portandoli in salvo!!
I nostri eroi finalmente arrivano alle loro vetture e dopo aver grattato
1 cm di ghiaccio su ogni automobile possono partire per andare alle
loro case per fare una lunga dormita!!
(Beppe dormirà dalle 8 alle 10e30 e il 2 gennaio andrà
a lavorare!!!)
allora...:BUON
ANNO. |
| Il
testo di Gario pubblicato su Duellanti (Febbraio
2004)
Come
ho fatto a fidarmi di tutti loro? Ho seguito ciecamente a occhi aperti
le loro azioni. Li ho visti perdersi dietro a conigli bianchi e ritrovarsi
stranieri in un paese lontano. Ho viaggiato sul pullman con due ragazzini
fantastici: uno diceva di aver ballato con Elvis, l’altro di
essere stato in tour con gli Stillwater. Ho visto C(k)urtney Love
innamorarsi di un altro angelo inquieto e Will Shakespeare vivere
un amore nell’anima anziché nelle pagine dei suoi scritti.
Ho visto la piccola Matilda protetta da un killer col nome cazzuto
e il piccolo Frodo proteggere un anello più grande di lui.
Non sono riuscito a dire “Io non ho paura” alle maschere
urlanti, alle Samare fin troppo ascoltate della nostra televisione,
alla realtà immortalata da Michael Moore. Ho visto svanire
come lacrime nella pioggia i ricordi di un tatuato allo stesso modo
di quelli di una pesciolina blu. Ho sfogliato l’album fotografico
della famiglia Tenenbaum e ascoltato quelli musicali scelti dagli
speaker di Radio Raptus. Avrei voluto che il destino verde del maestro
Li Mu Bai si incrociasse con la spada della sposa vendicatrice. Ma
poi è sempre finito tutto.
Il pericoloso potere della bellezza per lo più americana di
queste immagini mi ha incantato, benché sapessi che le loro
storie non erano più vere delle parole di un certo Kaizer Soze
o delle fantasie favolose di Amélie Poulain e ora sono fregato.
Santa Maradona! La vita non mi basta più. |
La
recensione di Rolling Stone pubblicata su Rolling Stone di luglio
2005 di Gario
In
edicola compio lo stesso gesto per la ventesima volta. Dopo il primo
incontro (quello che non si scorda mai) con un’Angelina Jolie
che mi fissava dalla copertina, ho portato a casa ogni mese un personaggio
che mi chiedeva asilo dall’edicola. Stavolta è Tatanka
Yotanka (aka Toro Seduto) finito sulla spalla di un peperoncino rosso
piccante a salire con me e con il mio walkman sul tram verso il centro
di Milano. Scatta già una doppia esultanza quando leggo del
doppio ritorno dei Foo Fighters. Ripenso a Dave Grohl che urlava dal
palco del Madzapalace e sfotteva i Nickelback. Più avanti ci
sarà il bis davanti al Future Embrace di Billy Corgan. Come
abbiamo fatto a stare così tanto tempo senza questi due?
Dal sommario mi colpiscono le tette di Ione e la schiena red come
quelle dei giocatori del Liverpool di Vale Rossi. Addentrandomi scopro
da dove proviene l’energia dei Blink, trovo tra le lettere qualcuno
che ha visto di recente il meraviglioso La 25esima ora di Spike Lee
e vedo emergere tracce di pubblicità nelle righe dell’editoriale
e di Rolling Stone Stuff. Gli occhi ringraziano per il look grafico
dei Gorillaz, l’umore per l’intervista di Giorgio della
Gialappa’s (uno dei miei miti) a uno dei suoi miti, la testa
per le parole di Jonathan Safran Foer che non ho potuto fare a meno
di leggere a Sergio, avversario di mille sfide a ping-pong, oltre
che mio maestro.
Ma alla fine è sempre confortante scoprire il nuovo film di
Salvatores, ritrovare il volto di Jim Carrey in Eternal Sunshine of
a Spotless Mind (il titolo italiano voglio dimenticarlo), vedere l’icona
di un sorridente Kurt Cobain, osservare le Adidas Zissou e scrutare
l’inquietante Anakin Skywalker. Che la forza sia con voi. |
| Un'altra
notte di vita vissuta di Alberto De Piaggi
Titolo:
Una stupenda serata al Cafè Solaire
Regia: L'amico di Barbera
Protagonisti: Visma, Beppe e Cippino
Genere: Drammatico è dire poco.
Sesto San Giovanni 19/6/2005.
Trattasi di una classica domenica estiva in cui la sera non si sa
che fare data l'assenza di un fantastico posticipo da guardare tutti
insieme appasionatamente; e come passare una bella serata dopo che
per tutto il giorno non hai fatto nulla, se non andare in piscina
e non poter neanche entrare in acqua a causa della sua temperatura
di circa -25 gradi centigradi... Facile andare a ballare... si ma
dove??? NO all'Aloha perchè minimo ci si va 2 volte a settimana,
NO al Village xché fanno il latino-americano e si paga, Karma
cazzo costa 20€... si potrebbe andare al cafè solaire...
Già il posto è carino il prezzo non esagerato (12€)
ed è un po' che non si va lì... Ok aggiudicato vada
per il cafè solaire....(devo sottolineare che la proposta è
stata mia...) Cippino e Visma si accordano per mangiare a casa di
quest'ultimo e dopo una cena abbondante, una pizza comprata dai cinesi
per Cippino e un arancio per Visma, alle ore 21 arrivano Naso e Beppe
l'ultimo portando una lieta novella, "al cafe solaire c'è
un'amica di mia cugina che è lì per un compleanno e
ovviamente con lei ci sono delle amiche" Che dire non potevamo
aspettarci di meglio da questa fantastica domencia sera... Naso decide
che non è il caso di venire a ballare, scelta saggia per come
è andata poi la serata... cmq ci si prepara prima dell'uscita
con un paio di cuba libre fatti in casa e verso le 23 i fantastici
3 partono per la loro serata ignari di quello che stava per accadere.
Dopo 10 minuti di macchina si arrvia al cafè solaire, fuori
ci sono molte macchine e trovare il parcheggio pare un'utopia... ma
botta di culo eccolo lì un bel posteggio tutto per noi, neanche
lontano dall'entrata. scendiamo, ci incamminiamo ed eccoci entrati
al solaire... Appena entrati ci accorgiamo che il genere di musica
non è proprio il nostro preferito... ma i tre hanno prima dei
bisogni naturali da svolgere e recandosi verso i bagni ecco che un
essere che dire umano pare esagerato mi si avvicina e mi chiede "oh
zzzio c'hai una pasta????" lo guardo stranito e rispondo con
un secco NO!!!... dopo aver raccontato l'evento i tre cercano di farsi
forza "beh dai beppe basta che chiami l'amica di tua cugina e
balliamo con lei e le amiche"... ma l'amica non risponde al telefonino...
è l'inizio della fine... andiamo verso il bar per prendere
la consumazione che ci spetta ed è lì che ci si accorge
della schifezza di gente che c'é in questo maledettissimo postaccio...
per farla breve ecco una descrizione di questi esseri: Cappello, preferibilmente
rosa, con retina dietro o visiera tenuta rigorosamente un po' storta,
occhiali da sole (tener conto che erano le 23.30 e di luce quasi non
ce ne era), maglietta RAMS 23, pantalone bianco e Nike silver... inoltre
in 300 ci avranno chiesto "oh zzzio c'hai una sigaretta????"
oppure mentre sorseggiavamo il nostro cocktail "oh zzzio me ne
dai un sorso???"... In quel momento abbiamo capito di essere
all'inferno... Soprattutto dopo esserci resi conto che il 99,9% di
questi era mininmo impasticcati... li abbiamo osservati attentamente
muoversi al ritmo di una musica imballabile ed inascoltabile.... delle
movenze da dementi che non si possono nemmeno immaginare... alle 24
la saggia decisione "ANDIAMO VIA DA QUESTO POSTO DI MERDA!!!!"...
scappata sui box a fare un breve sunto dell'accaduto e dopo pochi
minuti mini torneo di pes 4 tra Cippino Cippa e Visma.... la degna
conclusione di una serata infernale.... |
| 60
minuti di Gario
(racconto
pubblicato su Vivimilano nel concorso Insessantarighe)
60
minuti. Il tempo di pensare a quanto dura un’ora e sono già
diventati
59. Tre sono perfetti per il ricordo del sole che quel giorno illuminava
la Galleria e per il piacere di sentirlo battere sulla pelle.
56. Otto fuggono via palindromi e tondi come le curve di Anna dai
capelli di guglie, gli occhi neri di strade poco illuminate, l’espressione
di una decisione solida più del Castello, gli abiti cuciti
con ago e filo attorno ai fianchi simili a quelli delle modelle di
via della Spiga.
48. Due minuti soffici per i panzerotti addentati da Beppe con la
conseguente sorpresa attesa di mozzarella e pomodoro mentre mi parla
del suo progetto e guarda Anna.
46. Sicuro, puliti, tutto bene. Parole che riecheggiano ancora distinte
nel cd masterizzato dalla mente. In sottofondo, invece, resta confusa
la voce del cronista proveniente dalla tv che racconta i 5 minuti
di recupero di un derby che non avrei dovuto perdere per sentire Beppe.
41. Dieci religiosi minuti si innalzano per un rosario di pensiero
rivolto alla Madonnina che osserva tutto quello che succede nella
sua ombra. Dove guardava quel giorno? Forse…
31. …dormiva. È notte. Pochi rumori possono svegliarla:
i tasti battuti con frenesia nelle redazioni dei quotidiani, un brindisi
di compleanno forzatamente felice in un pub, lo schiocco dolce di
un bacio alla fermata del tram vicino all’Arena.
28. Le quattro ruote dell’auto di Beppe frenano davanti al bar
scelto per il ritrovo. Esco ed entro in macchina. È il punto
di non ritorno.
24. Mi ricordo quando ho comprato il paio di collant. Sarebbe stato
molto meglio vederli sulle gambe di Anna che come copertura contro
l’occhio in bianco e nero puntato verso di me.
22. Due minuti infiniti per auscultare un pezzo di ferro con lo stetoscopio.
Passarlo sul mio cuore è inutile. Lo sento in gola.
20. Uno terribilmente caotico per l’esplosione travolgente di
pensieri nel momento in cui è scattato l’allarme.
19. Sette per la collezione umana di peccati che mi circonda adesso.
12. Sei scorrono lenti come gli anni immobili passati da allora.
6. Uno per il consiglio di mia madre quando ero piccolo: “Non
fare tardi”.
5 ancora. Come i giri della lancetta dei secondi in cui avrei dovuto
scappare dopo quella rapina.
3 ce ne hanno messi i carabinieri ad arrivare.
2 le lettere che con un “no” avrebbero cancellato tutto
questo.
1 minuto ed è finita, il tempo di coltivare e abbattere l’idea
d’evasione.
L’ora d’aria, qui a San Vittore, non basta mai. Mi sento
già soffocare. |
| Lo
svenimento del Torto raccontato da se medesimo (che quindi è
sopravvissuto)
Vado alla cena di compleanno di uno dei miei capi. Ci sono più
o meno trenta persone, tutti trentenni, amici e amiche di vecchia
data dei miei tre boss che (come forse non tutti sanno) erano in classe
insieme al liceo. Io, per la prima volta in 27 anni di vita, sono
svenuto.
Vi spiego: uno degli invitati inizia a raccontare un incidente in
moto che gli ha causato (uomini, sedetevi) l’asportazione di
un testicolo (aaaaahhhhrghhhh, sì maschi, so cosa state pensando).
A tre quarti dell’orrida narrazione comincio a sentirmi strano,
mi giro verso la Silvia, la gnocca alla mia destra, e le dico di non
sentirmi troppo bene. Dissolvenza.
Scena successiva: sono sdraiato sui divanetti del ristorante con uno
dei miei capi che mi tiene le gambe in alto e l’altro che mi
mette un fazzoletto bagnato sulla fronte. «Sto bene, sto bene...tutto
ok».
Nella fase in cui ho perso coscienza, durata circa 10-15 secondi,
sono stato benissimo: sereno, come in un sogno tranquillo. Questo
è quello che è successo, vivendolo da dentro.
Ora il punto di vista esterno.
Torto: «Silvia, non mi sento molto bene». Dopo queste
parole Torto si accascia su se stesso, gli occhi vanno all’indietro,
tutti gli parlano, ma non risponde, anzi si accascia. Gli altri decidono
di farlo sdraiare, la Silvia gli alza la gambe, viene preso a schiaffi,
batte la testa contro il tavolo (non se ne accorge e non riporta segni).
Finalmente apre gli occhi e fa in tempo a sentire l’espressione
«Tirategli fuori la lingua». A quel punto preferisce usare
quella lingua per parlare e dire: «Sto bene, sto bene. Tutto
ok».
Rieccomi.
Cosciente.
Da quel momento tutti cominciano a dirmi cosa fare:
- bevi un po’ di vino
- no, bevi un po’ d’acqua
- esci a prendere un po’ d’aria
- copriti che non devi prender freddo
- togliti la felpa che altrimenti sudi
Ci mancava solo che mi offrissero ogni tipo di cibo, come farebbe
una qualsiasi nonna, per farmi riprendere e sarebbe stato come precipitare
direttamente da un incubo all’altro. Ovviamente ognuno prende
a raccontare la propria versione dei fatti e tutto quello che ha fatto
per “salvarmi la vita”. Qualcuno giura persino di aver
visto il Dottor Ross e il Dottor Carter di E.R. darmi 25 mg di morfina,
ma io non ne sono sicuro.
That’s all folks. Fortunatamente ora sto bene e non ho subito
danni gravi al cervello (quelli li avevo già), però
avrei tanto bisogno di un po’ di coccole delle nostre accanite
fan. |
| Fine
stagione
Il
campionato di calcio sta emettendo i suoi ultimi responsi (titolo
alla Juve - complimentoni -, Atalanta retrocessa - arrivederci - e
Fiorentina disperata - forza Miccolino!). E' tempo di pagelle anche
per chi va a scuola. C'è chi stila le proprie classifiche (potete
farlo anche su questo sito nella sezione Alta fedeltà). Giorni,
insomma, di valutazioni per tutti. Ma c'è qualcuno che finalmente
smetterà di dare voti. Noi lo vogliamo comunque avere sempre
qui.
(Un grazie ad Andrea
per il file che è opera sua) |
| La
voce della Telecom di Alice
Volevo
solo anticiparvi un chicca che i riguarda me e per la quale mi
prenderete per il culo di qui all'eternità. Lo so, forse dovrei
tenermelo
per me e invece ve lo dico.
Domani mattina quando avrete raggiunto il vostro bellissimo posto
di lavoro,
componete (con il telefono aziendale) il 412 (info 412 di telecom
Italia)
poi selezionate 2 (so tutto) e poi ancora 14 (notizie flash).....
E di chi
sarà mai la voce che vi racconta tutte le cazzate e cazzatucole
successe
nelle giornata????? Mia ovviamente. Vi potrete subito rendere conto
di che
grazia abbia la mia voce. Ambivano tutti a questo posto di prestigio
e
invece hanno scelto me...hahahahahahahahahaha
Che rottura di palle, non avete idea.... poi la mia voce fa schifo...
Se volete farvi due risate.... però solo in mattinata, nel
pomeriggio c'è
Jake l'amico di Ste.
Sapete
se c'è per caso una specie di auditel che rilevi con che frequenza
viene fruito il servizio???
Lancio
una sfida: chi di voi riesce a trovare più motivazioni per
cui uno
dovrebbe alzare la cornetta comporre il 412 aspettare mezzora e sentire
le
news al telefono, quando c'è la televisione, i giornali, internet,
il
televideo, il vicino di casa, il portinaio???!!!
Su
vi voglio fervidi...
P.s.
Dal mese prossimo registro l'elenco abbonati. Che figata!!!!!!!
|
| Gli
errori alla "pompa" di Alberto De Piaggi
- Storia accaduta sabato sera 9/4/05 a Mr.X -
Cosa
può rovinare un fantastico sabato sera con in programma serata
danzante al Borgo? Ci sono tante cose che potrebbero rovinarla che
ne so, bucare una gomma durante il tragitto, accorgersi che come al
solito a ballare siamo i solti 5 o 6 tutti rigorosamente maschi e
senza uno straccio di ragazza, o peggio ancora accorgersi che le ragazze
ci sono ma che se ci provi al 99% ti diranno "ti vedo come una
mico". Tante cose potrebbero cambiare la serata ma nessuno pensava
che quando beppe disse "oh raga io vado a fare benzina e torno,
così poi ce ne andiamo" stava per accadere l'irreparabile.
X sale sulla sua fiammante Opel Corsa 1.0, che lui crede sia una Porsche,
innesca la prima e parte verso il benzinaio. Arrivato alla pompa di
benzina il nostro povero protagonista mette la banconota da 10 €
nell'apposita macchinetta, mette il numero della pompa e dopo aver
imbracciato la pompa comincia col rifornire il suo bolide del nettare
degli Dei (come dice Aldo in "Così è la vita").Non
poteva mai immaginare di aver imbracciato la pompa del Diesel anziché
qulla della benzina verde. Pensieroso si accorge che c'è qualcosa
che non va, la pompa sembra non entrare nell'imboccatura dell'auto,
pare sia un pò troppo grossa, ma chi se ne frega avrà
pensato il nostro eroe, che si ingegna nel rifornire comunque la sua
auto. X però per un attimo rinsavisce ed è soltanto
lì che si accorge di aver impugnato la pompa del Diesel, dopo
aver messo 5 €. Bestemmia ripetutamente, risale in macchina e
torna dai suoi amci ai quali con faccia rabbuiata annuncia il misfatto.
"Ragazzi c'é un problema..." a rispondergli è
Y il quale si accorge subito che qualcosa di disastroso è accaduto
al suo fedele compare X; "Hai sbagliato a mettere la benzina?"
In quel momento il volto diX si trasforma nel ritratto della disperazione
e con la voce rotta dal pianto annuisce. Questo episodio dimostra
che l'Arma dei Carabinieri ha fatto un grosso errore a non arruolarlo,
perché con questo episodio ha dimostrato che è all'altezza
di essere un Carabiniere.
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Fedeli come Sheva e Nedved
Dopo una potente pallonata si sente male
Sesto San Giovanni - Sono ancora fresche nella mente di tutti le immagini
di Shevchenko che esce tumefatto da San Siro e quelle di Nedved stordito
al Bernabeu ma nessuno pensava che una semplice pallonata potesse
avere lo stesso effetto. Tutto comincia nel momento in cui si conclude
il campionato, al 40' minuto di OSA - Olimpia 94 il numero 5 avversario
effettua l'ultimo disperato tentativo per pareggiare la partirta ma
il potente destro si infrange sul volto di Fedeli An. che salva il
risultato con un gesto alla Braveheart e nello stesso momento l'arbitro
fischia la fine della partita. Fedeli si accascia a terra ma si rialza
subito dopo aiutato dai compagni e portato in trionfo dai compagni.
Fedeli infatti nonostante qualche sbavatura (una punizione indiretta
da posizione impossibile fuori di un nulla) ha offerto una prova praticamente
perfetta.
Ma poi il dramma...Fedeli esce dalli spogliatoi evitando i cronisti
e si rifugia nel suo attico di via Baracca. Dopo una cena a base di
un gustoso risotto con la salsiccia della first lady inizia a sentirsi
male. Un mal di testa fortissimo lo colpisce "mi sembrava che
gabriele marrocco mi avesse parlato per 5 ore di fila" e non
digerisce il fantastico risotto. Allora la corsa in ospedale: addirittura
il presidente si offre di acompagnarlo "Fedeli è un patrimonio
della società e dovevo stargli vicino". All'arrivo uno
staff di medici è pronto ad accoglierlo e subito si fanno gli
esami e una flebo per il dolore. Dopo solo un'ora e mezza l'esito:
tutto bene niente di rotto. L'OSA può tirare un sospiro di
sollievo, solo 10 giorni di stop per lui e i fantasmi di Andriy e
Pavel si allontanano.
Pochi i commenti: Il capitano: "sono contento, così potrò
riprendermi il posto da titolare", la first lady "sarà
stato il mio risotto" e lo stesso Fedeli "il risotto era
buonissimo".
A.F. (10 aprile 2005) |
Il
marciume nel seggio di Antonio S.
.
Ecco
a voi alcune scritte comparse sulle schede elettorali invalide alle
elezioni appena concluse raccolte dal nostro infiltrato:
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Ho vinto al Superenalotto. Me ne vado in Svizzera brutti bastardi!
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Andate a lavorare, brutti terroni |