Se il Grande Spirito volesse che mi stabilissi in un luogo, farebbe sì che il mondo stesse fermo. (Falco Volante, capo sioux)
| IL VIAGGIO Andare a fine aprile a Stoccolma è come tornare all’inverno. Il freddo che ritrovi addosso quando cammini per le strade di notte ha un sapore di gennaio. Tanto che ti chiedi come possa essere lì a gennaio. Di notte puoi gelare, di giorno puoi mangiarti un gelato preso da una bella gelataia. Col sole che batte sul maglione, infatti, si gira più piacevolmente tra le vie di una città esteticamente bella nella quale si può finire in una serra piena di farfalle, mangiare l’alce, camminare per la via più stretta di Svezia o trasformarsi in Superman in una cabina del telefono qualsiasi (vero Breim?). Ma non solo. Ci si immerge nella natura dei parchi. E degli animali a Skansen. Lì scopriamo che animale sia il Wolverine: non ha gli artigli degli X-men, anzi sembra un procione. Lupi, gufi, renne, foche: ce n’è per tutti i gusti. Avviso ai viaggiatori: occhio agli orari invernali, studiate bene o rischiate di trovare chiuso come è capitato a noi al museo del Nobel. Ci siamo consolati con una “classica” cena da Pizza Hut, il nostro salvavita. Seduti al tavolo potete chiedere ad Alex perché si ostini a dire che le ragazze svedesi, bionde e algide, non gli piacciano. L’ho visto girarsi almeno tre volte nel giro di due sole fermate di metropolitana. |



































