Museo del cinema di Torino, 8.12.2005

Storie che hanno un fascino autentico: ecco il filone narrativo dell’immediato futuro. C’è una rivalutazione della cultura non accademica che passa dal Museo del Cinema di Torino al Festival della Filosofia: luoghi accessibili che danno una finestra di opportunità al pensiero, al sogno, a un immaginario meno fatuo. (Francesco Morace, sociologo)

IL VIAGGIO

Spesso capita di voler visitare un posto perché lo si è visto in un film. È stato così per Tokyo dopo aver visto Lost in Translation. È così per Torino. Ma più che la città, la nostra meta è un posto preciso: la Mole. Chi non lo sa, può vedere Dopo mezzanotte e (nel gustarsi la storia leggera e graziosa, oltre che alla bella protagonista) scoprire che al suo interno c’è il museo del cinema. E noi non potevamo che andare lì. Alla nostra collezione di record aggiungiamo quello di aver visitato il museo più alto del mondo. Alcuni di noi devono vincere le loro vertigini per prendere l’ascensore trasparente che ti porta in cima. Più che la collezione esposta è l’edificio stesso il vero punto forte. L’atmosfera che si respira è affascinante. Locandine, fotografie, memorabilia si srotolano lungo le pareti dei vari piani. In cima potrete godere della vista sulla città e farvi schiaffeggiare dal vento. Ai piedi dell’edificio, invece, mangiatevi un gyros greco. Poi sollevate lo sguardo ancora verso l’alto e vedrete la serie numerica di Fibonacci. Si dice che spieghi molte sequenze che si trovano nella vita reale. Di certo non spiega il fascino e la magia del cinema. Fade out. Titoli di coda. Il giro è finito.