Tutto il resto

Mi diverto? È l’unica cosa che so fare bene. (Umberto Eco – Il pendolo di Foucault)

Tutti da Gazzotti (aka "Gli eroi del veglione")
(Stefano Benni - da Repubblica di giovedì 31 dicembre 1998)


Il Solitario

Il Solitario, una settimana prima della notte fatidica, viene colto dalla sindrome di San Silvestro, uno strano miscuglio di spleen, misantropia e odio per l'umanità. Dichiara agli amici che non parteciperà a questo rito noioso e sempre uguale, e che per lui Capodanno è una notte come le altre. A tutti coloro che gli chiedono "cosa fai il trentuno" risponde con omelie e invettive.

Questo stato di orgogliosa autonomia dal clima di festa, dura fino alle nove della sera fatidica. A questo punto il Solitario viene colto da pensieri tristissimi. Spia alla finestra i festosi preparativi di tutti, e i primi petardi gli feriscono il cuore come stilettate. Lascia il frugale pasto e il libro con cui aveva preventivato di passare la serata e parte in macchina, senza orologio, sperando di non pensarci più. Ma tutto gli ricorda la sua solitudine. Frotte d'auto con gente vestita da sera lo sorpassano, comitive armate di bottiglie di champagne lo salutano, botti gli esplodono tutto intorno. Ed egli si rende conto che la città si è misteriosamente riempita di giganteschi orologi luminosi. Alle dieci e mezza la sua tracotanza si è trasformata in una resa dolorosa, e farebbe qualsiasi cosa per brindare con un essere umano. Davanti a lui ci sono alcune ultime, disperate soluzioni:

telefonare agli amici appena snobbati;
comprare una bottiglia di moscato e passare il Capodanno col casellante dell'autostrada, fingendosi un camionista;
entrare in un bar con una bottiglia di champagne e gridare «è nato mio figlio, offro da bere a tutti»;
entrare in un ristorante, fingendo di aspettare qualcuno, poi alle undici e cinquantasei scoppiare a piangere gridando «quella maledetta senza cuore mi ha lasciato solo, me lo aveva giurato e invece non è venuta», dopodiché sperare nella pietà dei presenti;
telefonare a una compagna di scuola brutta e mondanissima, da lui respinta trent'anni fa e dirle che improvvisamente ha capito di amarla follemente, e che vuole correre a casa sua a dirglielo;
andare a casa di Gazzotti, come il noiosissimo Capodanno scorso, durante il quale il Solitario aveva giurato agli amici: «Se mi vedete un'altra volta a casa di Gazzotti, sputatemi in faccia».
Tutte queste ipotesi si rivelano impraticabili. Gli amici sono già usciti, al casello c'è sciopero, nel bar si è ammessi solo su prenotazione perché c'è un cenone di ottantasei portate con anguille al posto dei grissini. Il ristorante è guardato a vista da tre buttafuori che hanno già respinto decine di solitari disperati. Al vecchio numero della compagna di scuola risponde un ristorante cinese che ripete «è tutto plenotato». Da Gazzotti c'è la segreteria con Jingle Bells.

Non resta che una soluzione. Alle undici e mezzo il Solitario sterza l'auto contro il guard- rail. A mezzanotte trascorrerà il capodanno con un gamba ingessata, insieme al medico di turno e a un'infermiera sorridente, con due gocce di Chardonnay nella flebo. «E pensare che stavo andando a una bellissima festa in campagna» - dice. «Anche noi» gli rispondono dai letti vicini sette Solitari ingessati, alzando i calici.

L'Ansioso

Per lui il problema del Capodanno nasce all'alba del due gennaio. Da quel momento, egli comincerà a organizzare la serata, massacrando amici, consultando orari, prenotando ristoranti, e comprando un arsenale di fuochi artificiali. Per stare tranquillo, si farà firmare un impegno scritto dagli organizzatori di almeno sei feste, tutte a orari diversi. La settimana prima di Capodanno, l'Ansioso viene evitato come la peste. È agitato perché per problemi di approvvigionamento, gli è saltata la festa delle tre e mezzo, e inoltre c'è un problema di neve per raggiungere una baita sul Cervino. Ma tutto si aggiusta con l'acquisto di tremila pizzette e di un gatto delle nevi. Anzi, il trentuno pomeriggio, egli riceve numerose telefonate di amici dell'ultima ora, che vengono smistati in varie feste della regione. Vestito di tutto punto e con quattro megatoni di botti nel cofano, l'ansioso parte in macchina. Ha appuntamento alle dieci con una comitiva di amici in camper per andare a un ristorante dove si farà mezzanotte per poi andare a una festa al mare da dove si partirà in carovana verso un locale da cui alle tre si prenderà un treno speciale per andare alla festa nella baita in montagna da cui alle sei si scenderà in slitta fino all'autostrada dove un pullman riporterà tutti in città per prendere il cappuccino e concludere la nottata a casa di Gazzotti. Tutto procede bene, a parte la deflagrazione di un petardo che gli incendia metà macchina, ma il nostro eroe riesce a giungere al ristorante alle undici e mezzo, e qua inizia a mangiare in piedi tenendo i collegamenti via cellulare con vari gruppi sparsi e con la baita del Cervino. Ma alle undici e cinquanta lo stress degli ultimi giorni si scarica in una violenta colica renale. Imbottito di antidolorifici, viene scaricato dagli amici irriconoscenti al Pronto soccorso, dove il medico, mentre lo palpa, fa esplodere il petardo che teneva in tasca. Medicato d'urgenza, brinderà nel letto vicino al Solitario.

L'Esotico

Costui non può passare un Capodanno normale, ma deve organizzarne uno da raccontare agli amici. In un castello della Loira, su un catamarano in mare, in una miniera abbandonata in Sardegna. Leggendario un Capodanno su una chiatta ancorata sul Po, con disancoramento e risveglio a mezzogiorno a Spalato. Quest'anno è stato scelto il Capodanno in Cappadocia, in un monastero in cima a una roccia. Ci saranno canti di monaci, cibi tipici, e pernottamento in ceste matrimoniali sospese sul baratro. È obbligatorio un saio scuro, e possibilmente il cilicio. Si parte dalla Malpensa alle dieci. Alle dieci e mezzo, appare subito la scritta, «volo annullato». La comitiva passerà il Capodanno in piazza, sotto la neve, masticando panettone e noccioline seduta sui gradini. Alle tre, tutti da Gazzotti.

Gli Innamorati

Per tutto dicembre si sono fatti un giuramento. Capodanno solo tra loro, cenetta intima, e notte erotica. Lei si esibirà in uno strip e lui cucinerà il tacchino alle noci. Lui prepara la casa con ogni cura, compra candele rosse e lenzuola di seta, e prepara una vasca da bagno con petali di rosa. Lei acquista un completino di pizzo sexy da un milione e si allena per lo strip con le musiche più eccitanti per lui: Joe Cocker e la sigla della Domenica Sportiva. Agli amici che chiedono cosa faranno a Capodanno, rispondono «chissà, non abbiamo ancora deciso», e si scambiano un sorrisino complice. Alle dieci, tutto è pronto. Lui ha preparato la cena con l'aiuto del ricettario, il tacchino farcito è ottimamente riuscito anche se forse avrebbe fatto meglio a togliere le noci dal guscio.

Arriva lei, con un vestito rosso mozzafiato. Lui ha una violenta erezione che rischia di compromettere la serata già alle dieci e un quarto. Lei gli resiste. La cenetta trascorre tra deliziosi lazzi, guardando la televisione e commentando com'è piacevole questa loro intimità. Ma alle undici e mezzo suonano alla porta. È una brigata di cinquanta persone che grida «Sorpresa! Sapevamo che non avevate una festa dove andare, ma non passerete la serata da soli, se no a cosa servono gli amici?». L'allegra brigata invade la casa, vengono cucinati cotechini surgelati e lanciati petardi dal terrazzo, con danni e minacce di ritorsioni in tutto il condominio. La vasca ai petali di rosa, scambiata per una grande sangria, viene interamente bevuta e tutta la serata risuona di rutti profumati. Finisce con la scoperta del completo di pizzo sexy. Lui, ubriaco, è costretto a esibirsi sul tavolo in giarrettiere, lei è inseguita per i corridoi da tutti i maschi presenti. Alle quattro tutti vanno da Gazzotti. Dopodiché, finalmente soli, ma stremati, i due Innamorati si danno un casto bacio e si addormentano.

Gazzotti

Gazzotti non ne vuole sapere di organizzare la festa di Capodanno, ma ha una casa grande, una cantina piena di vini, e soprattutto è molto mite e non sa dire di no. Si calcola che, in vent'anni, abbia ospitato diecimila persone, offerto mezzo milione di bottiglie, pulito cento ettari di vomito e mai, dico, mai, cuccato una volta. I danni alla casa ammontano, ogni volta, a svariati milioni. Gazzotti è assicurato, ma la polizza gli scade sempre a mezzanotte del trentuno.

Il Capodanno di una volta

In un paesino sulle montagne della Maiella, un inviato della televisione ha scoperto anche questo anno l'ultimo eroe dei Capodanni di una volta. Siamo nell'abitazione del signor Tonino, isolata da metri di neve. Mentre la moglie Ersilia va a raccogliere le fascine, il signor Tonino prepara il tradizionale piatto di San Silvestro, la Torta biancona. È un tipico piatto di cucina povera. Si prende un grosso blocco di neve, lo si mette al centro del tavolo e si aspetta. Col calore del camino la neve si scioglie e rivela i suoi tesori. Una ghianda, una gomma americana masticata da uno sciatore, una merda di scoiattolo, una cartuccia da caccia, un lichene. Alla scoperta di ogni nuova leccornia, Ersilia e Tonino gridano di giubilo e stupore. È la gaia festa dei poveri, che ancora sanno apprezzare i piccoli doni della natura. A mezzanotte, si butta via quello che non serve più, quasi sempre la cicca di una sigaretta. Poi arrivano il branco dei lupi e tutti insieme si balla e si canta «Vola nu pavone», poi si brinda col White Thunder, cocktail povero ma vigoroso: tre parti di neve, una di grappa, e una scoreggia per il perlage. Dopodiché, tutti davanti alla televisione satellitare a guardare la Carrà, il Crazy Horse, il bombardamento di Bagdad e il Capodanno turco. Alle tre, una frana seppellisce la piccola baita e i suoi abitanti. È bello sapere che, nel cuore della ricca Italia, esistono ancora dei Capodanni così.

Avete mai guardato con attenzione la locandina di Elizabethtown?

Segnali del fatto che andate troppo spesso al cinema:

Considerate i popcorn un alimento base
Riuscite a dire in meno di 10 secondi di quale film sia il trailer che state vedendo
Sapete a memoria tutte le clausole legali riportate dopo i titoli di coda
Vi siete abituati a bere da contenitori delle dimensioni di un secchiello
Conoscete per nome tutte le maschere del cinema
Conoscete la musica che accompagna il logo di tutte le case cinematografiche
In sala avete un vostro posto preferito e andate su tutte le furie se lo trovate occupato
Metà delle vostre entrate mensili se ne va in biglietti del cinema
Ritenete che vedere film agisca sul benessere più che mangiare, tanto per dire
Avete sviluppato la capacità di vedere al buio.

Un libro da avere "Nerd Power" di Stefano Priarone - Ed.Tunué

Non esistono istruzioni di Claudio Bisio

La seconda volta è sempre meglio della prima.
Le mani si muovono con più sapienza, esperienza, disinvoltura.
Conoscono già. Sanno che a una certa azione corrisponde quella precisa reazione. A volte è proprio un fatto meccanico, chimico, idraulico. Altre volte è una reazione più scomposta, che può trarre in inganno, può sembrare persino inolita. E invece no, è un riflesso condizionato, evocato da un suono, un movimento brusco; forse una pausa, un silenzio.

La prima volta c'è quasi solo curiosità, premi lì a vedere cosa succede. E' andata bene. Allora ripremi. Poi ancora. Ci provi gusto: "Perché cambiare gesto se quello lì funziona così bene?". Ti arriva un cazzotto. Allora cambi. E riprende la curiosità, ma a questo punto anche la paura, perché il cazzotto ti ha fatto male. E come un topo di Pavlov i tuoi movimenti ricominciano col preciso ricordo di quel dolore e la volontà di non ripetere quell'esperienza.
Sai che la tua fantasia è pilotata, ma è una sensazione piacevole.
Procedi guardingo, quasi in surplace, come un ciclista che aspetta la mossa dell'altro, per poi scattare da dietro, ciucciargli la scia e vincere in volata.
E così è. Ora sono i tuoi movimenti a essere reazioni, ti senti una sperduta pedina tra due damoni che ti costringono a muoverti come piace a loro, ti stringono ai bordi, si adagiano su di te, ti schiacciano. Ti senti un brandello di puzzle costretto a improbabili, ma inevitabili incastri; ogni tua convessa corrisponde a una concava altrui. Indietreggi, crti di lato, timidamente cerchi di nasconderti. Niente da fare. Sei sfiorato, poi toccato. Una, due, tre volte... ti senti morire.
Riprovi. Hai capito cosa funziona e cosa no. Ma è la tua prima volta e non ha senso nasconderti come hai cercato di fare finora. Devi esplorare, avere il coraggio di sbagliare, muoverti più random. Non esistono istruzioni, e anche se esistessero non le leggeresti.
Sì, situazioni simili le hai viste qualche volta al cinema, e hai anche riso con gli amici, ma non hai mai pensato che un giorno sarebbe capitato anche a te. E ora sei lì, protagonista, in un film che in realtà è solo un piano-sequenza, una lunga soggettiva... lunga, dipende da te, dalla tua resistenza, dalla tua abilità, dalla tua fantasia. "Entro lì dentro? Massì!". Altra papagna in faccia. "Meglio di no, non ora, non subito".
E la prima volta se ne va via così, tra i sogni proibiti e i colpi che ricevi, altrettanto proibiti. "Tanto non la volevo neanche mangiare!" disse la volpe pensando a quell'uva per lei irraggiungibile. E neanche tu, forse davvero, volevi arrivare fino in fondo, concludere, appagarti. In fin dei conti era solo la prima volta.

Ma la seconda volta no. Basta giochetti, indugi, convenevoli. Questa volta devi portare a casa il risultato, ne va del tuo onore. Gli amici sanno che ci avresti riprovato. Non si ammettono sconfitte e il pareggio non è previsto. Così parti subito all'attacco. Ti giochi i preliminari con professionale celerità. Risparmi energia. "Mordi e fuggi!", questo è il tuo motto. Stai andando bene, ti concedi il lusso di una piccola pausa. Ti arriva un papozzo. Ti rialzi stordito e ricominci. Le tue dita sono agilissime. Ti muovi leggiadro. Un lieve e compiaciuto sorriso ti attraversa il viso. E' consapevolezza. Sai di sapere cosa ti aspetta. Colpito!... mai essere troppo sicuri di sé. Ti aggiusti la mandibola, digrigni i denti. "Quando il gioco si fa duro..." pensi e ti rituffi nella mischia. Ora sei scomposto: ansimi, rantoli, sudi. Senti che ce la puoi fare. Forse il segreto è non pensare a niente. Come gli animali, solo istinto. Le dita si muovono più con forza che con sapienza. Le anche si agitano ritmicamente. Non ti accorgi neppure di avere una leggera bavetta alla bocca. Ci sei! Questa volta ce la fai! Ce la puoi fare! Ce l'hai quasi fatta! Ce l'hai fat... STUCK!!!
Stramazzi al suolo.
"Ma no, cacchio, mi hai fottuto anche la terza vita!... ed ero solo al primo livello!". GAME OVER.

Il motore a gatto imburrato (powered by Magnolia Blanika)

Autore: Alcuni dicono Murphy (lo stesso delle famose Leggi), ma anche il Club Seghe Mentali rivendica la proprietà del pezzo.

Prendere la fetta di pane e spalmare con cura il burro su UNA SOLA della due facce.

Attaccare il gatto SULLA FACCIA IMBURRATA della fetta di pane.

Lasciare cadere il tutto sul tappeto persiano. Note Bene che il tappeto DEVE essere ANTICO e PREZIOSISSIMO, più e' prezioso e più potente sarà il motore.

Ora, per note leggi naturali, il gatto cade sempre sulle quattro zampe e il pane cade, sui tappeti preziosi, SOLAMENTE dalla parte del BURRO.

Quindi l'insieme Pane Imburrato/Gatto rimarrà a mezz'aria roteando con velocità crescente, cercando di rimettere ordine nelle leggi naturali.

Collegando opportunamente un generatore all'insieme Pane Imburrato/Gatto, si può ottenere corrente elettrica di potenza proporzionale alla quantità di burro, all'area del pane e al valore del tappeto.

Cose che accadono quando si cambia un pannolino. Saggio di Alessandro Baricco.

1. Il pannolino può essere cambiato per tre ragioni:
a) perché lo dice la mamma;
b) perché lo dice la suocera;
c) perché il bimbo ha cagato.
Naturalmente il gesto perde, nei primi due casi, gran parte della sua drammaticità. Il vero, autentico, cambio di pannolino prevede la presenza della merda. Di solito accade così. La mamma prende in braccio il bambino, lo annusa un po' e dice, con voce gaia e piuttosto cretina: 'E qui cosa abbiamo fatto, eh? Sento un certo odorino...cosa ha fatto l'angioletto?'. Poi la mamma va di là e vomita. A questo punto si riconosce il padre di destra e il padre di sinistra. Il padre di destra dice: 'Che schifo!' e chiama la tata. Il padre di sinistra prende il bambino e lo va a
cambiare.

2. Il pannolino si cambia, rigorosamente, sul fasciatoio. Il fasciatoio è un mobile che quando lo vedi a casa tua, capisci che un sacco di cose sono finite per sempre, tra le quali la giovinezza. Comunque è studiato bene: ha dei cassettini vari e un piano su cui appoggiare il bambino. Far star fermo il bambino su quel piano è come far stare una trota in bilico sul bordo del lavandino. E' fondamentale non distrarsi mai. Il neonato medio non è in grado quasi di girarsi sul fianco, ma è perfettamente in grado, appena ti volti, di buttarsi giù dal fasciatoio facendoti il gesto dell'ombrello: pare che si allenino nella placenta, in quei nove mesi che passano sott'acqua. Dunque: tenere ben ferma la trota e sperare in bene.

3. Una volta spogliato il bambino, appare il pannolino contenente quello che Gadda chiamava "l'estruso". E' il momento della verità. Si staccano due pezzi di scotch ai lati e il pannolino si apre. La zaffata è impressionante.
E' singolare cosa riesca a produrre un intestino tutto sommato vergine: cose del genere te le aspetteresti dall'intestino di Bukowski, non di tuo figlio. Ma tant'è: non c'è niente da fare. O meglio: si inventano tecniche di sopravvivenza. Io, ad esempio, mi sono convinto che tutto sommato la merda dei bambini profuma di yogurt. Fateci caso: se non guardate potrebbe anche sembrare che vostro figlio si sia seduto su una confezione famiglia di Yomo doppia panna. Se guardate è più difficile. Ma senza guardare... Io con questo sistema sono riuscito ad ottenere ottimi risultati: adesso quando apro uno yogurt sento odor di merda.

4. Impugnare con la mano sinistra le caviglie del bambino e tirarlo su come una gallina. Con la destra aprire la confezione di salviettine profumate e prenderne una. Neanche il mago Silvan ci riuscirebbe: le salviettine vengono via solo a gruppi di ottanta. Scuotete allora il blocchetto fino a rimanere con tra le dita un numero inferiore a cinque salviette. A quel punto, di solito, la gallina-trota, stufa si stare appesa come un idiota, dà uno strattone: se non vi cade, riuscirà comunque a spargere un po' di cacca in giro. Tamponate ovunque con le salviettine profumate. Ritirate su il pollo e con gesto rapinoso pulite il sedere del bambino.
Posate le salviettine usate nel pannolino e richiudetelo. A quel punto la vostra situazione è: nella mano sinistra un pollo-trota coi lineamenti di vostro figlio. Nella mano destra, una bomba chimica.

5. NON andate a buttare la bomba chimica: la trota scivolerebbe per terra. Quindi, posatela nei paraggi (la bomba, non la trota) registrando il curioso profumo di yogurt che si spande per l'aria. Senza mollare la presa con la mano sinistra, usate la destra per detergere a fondo e poi passate all'olio. Ve ne versate alcune gocce sulla mano. Esse scivoleranno immediatamente giù verso il polso, valicheranno il confine dei polsini, e da li spariranno nell'underground dei vostri vestiti. La sera ne troverete traccia nei calzini. Completamente lubrificati, passate alla Pasta di Fissan, un singolare prodotto nato da un amplesso tra la maionese Calvé e del gesso liquido, ne riempite il sedere del pollo e naturalmente ve ne distribuite variamente in giro per giacche, pantaloni, ecc. A quel punto avete praticamente finito. A quel punto il bambino fa pipì.

6. Il bambino non fa pipì a caso. La fa sul vostro maglione. Voi fate un istintivo salto indietro. Errore. La trota, finalmente libera si butta giù dal fasciatoio. Ritirate su la trota e non raccontate mai alla mamma l'accaduto.

7. Prendere il pannolino nuovo. Capire qual è il lato davanti (di solito c'è una greca colorata che aiuta, facendovi sentire imbecilli). Inserire il pannolino tra le gambe del bambino e chiudere. Il sistema é stato studiato bene: due specie di pezzi di scotch e il pannolino si chiude. Sì, ma quanto si chiude? Così è troppo stretto, così è troppo largo, così è troppo stretto, così è troppo largo. Si può arrivare anche ad una ventina di tentativi.
E' in quel momento che il bambino comincia ad intuire di avere un padre scemo: giustamente manifesta una certa delusione, cioè inizia a gridare come un martire. Da qui in poi si fa tutto in apnea e in un bagno di sudore.

8. Nonostante i decibel espressi dal bambino, mantenere la calma e provare a rivestire il bambino. E' questo il momento dei poussoir. Quando Dio cacciò gli uomini dal paradiso terrestre disse: partorirete con dolore e dovrete chiudere le tutine dei vostri figli con i poussoir. Per chiudere un poussoir bisogna avere: grandissimo sangue freddo, mira eccezionale, culo della madonna. Il numero di poussoir presente in una tutina è sorprendente e, perfidamente, dispari.

9. Se nonostante tutto riuscite a rivestire il bambino, avete praticamente finito. Vi ricordate che avete dimenticato il borotalco: il culetto si arrossirà. Pensate ai bambini in Africa e concludete: si arrossirà, e che sarà mai. Quindi prendete il bambino e lo riconsegnate alla mamma. Lei chiederà: 'L'hai messo il borotalco?'. Voi direte: 'Sì'. Con convinzione.

10. Ripercussioni fisiche e psichiche. Fisicamente, cambiare un pannolino, brucia le stesse calorie di una partita di tennis. Psichicamente il padre post-pannolino tende a sentirsi spaventosamente buono e in pace con sé stesso. Per almeno tre ore è convinto di avere la nobiltà d'animo di Madre Teresa di Calcutta. Quando l'effetto svanisce, subentra un irresistibile desiderio di essere single, giovane, cretino e un po' di destra. Alcuni si spingono fino a consultare il settore 'Decappottabili' su Gente & Motori. Altri telefonano ad una ex-fidanzata e quando lei risponde mettono giù. Pochi dicono che devono andare a comprare le sigarette, escono e poi, tragicamente, ritornano. In casa li avvolge la sicurezza del focolare, il tepore dei sentimenti sicuri, e un singolare, acutissimo profumo di yogurt.

Credo cinematografici a confronto: quale preferite?

Radiofreccia di Luciano Ligabue

Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirar avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio capo reparto, difficilmente cambieranno le cose. Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock & roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Mercx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia.

Bull Durham di Ron Shelton

Credo nell’anima, nel cazzo, nella figa, nel culo piccolo della donna, nella palla curva, nella dieta ricca di fibre, nel buon Scotch, credo che le novelle di Susan Sontag siano boiate autoindulgenti e sopravvalutate. Credo che Lee Harvey Oswald agì da solo. Credo che ci debba essere un emendamento della costituzione che metta fuorilegge l’erba sintetica e il battitore designato. Credo nella battuta perfetta, nella pornografia soft, nell’aprire i tuoi regali la mattina di Natale piuttosto che la viglia e credo nei lunghi, lenti, profondi, dolci, baci umidi che durano tre giorni.

L'amore dura tre anni (di Frédéric Beigbeder)

E' così. C'è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia. Il primo anno si dice: «Se mi lasci mi ammazzo». Il secondo anno si dice: «Se mi lasci mi farai soffrire, ma me la caverò». Il terzo anno si dice: «Se mi lasci stappo lo champagne».


L'amore più forte è quello non corrisposto. Avrei preferito non saperlo mai, ma questa è la verità: non c'è nulla di peggio che amare qualcuno che non vi ama e allo stesso tempo è la cosa più bella che mi sia mai capitata. Amare qualcuno che vi ricambia è narcisismo. Amare qualcuno che non vi ama, questo è amore.

 

Quel pomeriggio di piacere sarebbe potuto servire da metro campione all'ufficio internazionale dei pesi e delle misure di Sèvres nel settore "godimento sessuale di altissimo livello tra due esseri umani di sessi complementari".

Numeri di telefono utili

555 0118 Hannibal Lecter

555 0113 Cellulare di Dana Scully

555 0134 Marla Singer (ma anche Teddy di Memento)

555 0156 Imbarco per la città in Matrix

555 0199 Lester Burnham

555 2368 Ghostbuster

555 2463 Joey LaMotta

555 3089 Impianti idraulici Mario Brothers

555 4385 Dottor Emmett Brown

555 5633 Hotline Emergenze Salsa Worcester

555 7000 Murph And The Magictones

555 7583 Rachael (Blade Runner)

555 7892 o 2908 Monster Joe's Auto Dismantling

555 9130 Bates Motel

Tutti i trucchi per il pc, lista parziale delle combinazioni Ctrl+Tasto
Ctrl + A - Provoca la caduta di cento mele, finestre o pinguini sull’utente attivo
Ctrl + B - Aumenta l’intensità del campo gravitazionale
Ctrl + C - Compie un massacro in Ms-Dos o duplica l’oggetto selezionato in Windows
Ctrl + D - Causa uno stato di ubriachezza
Ctrl + E - Apre tutti i profili personali presenti nel database della Cia
Ctrl + F - Causa un incendio
Ctrl + G - Prende il controllo di tutti i gatti del mondo
Ctrl + H - Trasferisce all’ospedale l’utente attivo
Ctrl + I - Fa crollare un edificio
Ctrl + J - Evoca un giullare nell’ufficio o salotto dell’utente attivo
Ctrl + K - Crea un wormhole.
Ctrl + L - Inserisce un apostrofo in un punto errato in un testo presente su disco
Ctrl + M - Genera lo schermo blu di errore, su qualsiasi sistema operativo
Ctrl + N - Rimuove tutti gli oggetti presenti nel mondo inserendo un big bang
Ctrl + O - Operazione opposta a Ctrl+N, in alcuni casi cancella il file aperto
Ctrl + P - Stampa una banconota
Ctrl + Q - Riduce le dimensioni di tutti gli oggetti visibili
Ctrl + R - Inverte l’effetto di qualsiasi altra combinazione di tasti successiva
Ctrl + S - Riduce le dimensioni di un oggetto visibile e lo fa galleggiare
Ctrl + T - Porta una tazza di te all’utente attivo
Ctrl + U - Colpisce con un raggio al plasma gli oggetti entro un metro dal monitor
Ctrl + V - Stampa l’oggetto selezionato con Ctrl + X
Ctrl + W - Brucia l’oggetto selezionato con Ctrl + X
Ctrl + X- Seleziona un oggetto
Ctrl + Z - Induce uno stato di sonnolenza nell’utente attivo

Una dedica tra cavalieri jedi che godono di stima reciproca

Senza parole... Uniti nel dolore

Matt Stone (creatore di South Park) parla de I Simpson


Ci sono giorni in cui mando al diavolo i Simpson. A volte stiamo seduti per ore a scrivere, ci viene una grande idea poi arriva qualcuno e dice ciò che temiamo più di ogni altra cosa: «L'hanno già fatto i Simpson». Succede almeno una o due volte a settimana. Credo che i Simpson sia probabilmente uno dei programmi migliori mai apparsi in televisione. Dopo 350 episodi forse non è più ai livelli in cui era alll'inizio ma nell'insieme è ancora un lavoro incredibile. Non c'è nulla che li superi e probabilmente non ci sarà per molto tempo. I Simpson sono il massimo. All'inizio di South Park dicevano che non eravamo bravi come quelli dei Simpson, ma noi non abbiamo mai preteso di esserlo! Era come se, facendo cartoni animati, dovessi per forza metterti a confronto con loro, mentre se fai qualcosa dal vivo puoi competere con qualsiasi sitcom di merda. E' come giocare nello stesso campo di Michael Jordan!

Cose da non fare a un funerale di Daniele Luttazzi

Seguire il corteo funebre su pattini rollerblade ascoltando le colonne sonore dei film di 007 col walkman.

Porgere le condoglianze alla vedova servendosi di un pupazzo da ventriloquo.

Sparare al cadavere secondo le diverse traiettorie per verificare tutte le teorie possibili sull'omicidio Kennedy.

Presentarsi indossando una maschera di plastica con le fattezze del defunto.

Colmare la bara di Smarties.

In segno di omaggio, mettersi a fare braccio di ferro con la salma, e fingere di perdere.

Vestire il cadavere da Zorro.

Rimpicciolirgli la testa col voodoo.

Presentarvi vestiti come la Morte ne il settimo sigillo.

Far squillare il telfono cellulare nella camera ardente, rispondere, poi passarlo al cadavere dicendo: «è per te».

Usare il polso del defunto per testare campioni di profumo.

Avvicinarsi al coniuge e, quando questi comincia a dire: «Non c'era più niente da fare, cobalto, chemioterapia, le abbiamo provate tutte», chiedere: «anche le pastiglie Valda?».

Approfittare delle mascelle del defunto per schiacciarsi qualche noce.

Liberare un chilo di pulci nella camera ardente.

Elettrificare il cadavere,dotargli il naso di un campanello luminoso e giocare con gli amici all'Allegro Chirurgo.

Se il defunto non è del tutto morto, leggergli un libro di Francesco Alberoni.

Se Alberoni non funziona,una puntata di OK il prezzo è giusto.

Strofinare le scarpe di gomma su una moquette prima di stringere la mano della vedova, dandole così una bella scossa.

Chinarsi sul cadavere e disegnargli gli occhi sulle palpebre chiuse.

Bere con una cannuccia il liquido che si accumula sul fondo della bara.

Truccare il cadavere come il protagonista del Rocky Horror Picture Show.

Presentarsi vestito da Elvis.

Entrare nella bara e chiedere al defunto: «che piano?»

Regalare ai figli del defunto un puzzle da 1500 pezzi ricavato da una gigantografia di papà.

Accompagnare la sepoltura intonando uno Yodel.

Convincere tutti che il defunto, un tipo sensibile, aveva espresso più volte il desiderio di essere caramellato.

Fare una strage con una motosega e poi chiedere all'unico superstite: «Fa caldo oggi, o io sono pazzo?».

Coinvolgere i presenti in una conga scatenata,e guidarli in fila verso un altro funerale.

Indossare un vestito blu con le scarpe marroni.

Disturbare i partecipanti al servizio funebre riflettendo loro il sole sugli occhi con uno specchietto.

Mentre stanno calando la bara nella fossa, chiedere ad alta voce: «Ehi! Chi
è che sta bussando?».