USA, 2000
San Francisco - Los Angeles - Las Vegas - Grand Canyon - Monument Valley - Santa Fe - New York
Per avere la certezza che un tuo amico è un amico, devi partire con lui, viaggiare con lui giorno e notte, andare con lui, vicino e lontano. (Proverbio angolano)
| IL VIAGGIO Piombare d’estate a San Francisco è come trovarsi in un sogno. Non si riesce bene a capire se quello che stai vivendo è vero oppure no. Devi metterti la felpa al mattino perché fa fresco. C’è la nebbia, come a Milano. Ci sono i tram, come a Milano. Ma c’è il mare, con lo splendido Pier 39, un porto in cui godersi il sole, perché nel frattempo è uscito allo scoperto. Ci sono le salite (tante) e le discese (poche, inspiegabile – forse Murphy può dirci qualcosa a riguardo). Ci sono i ricordi dei film che hai visto con le auto che si inseguono su e giù e poi dritte sul Golden Gate. Si ha la sensazione quasi di essere in Europa. Invece sei in America. E te ne accorgi quando prendi l’auto ed esci dalla città: chilometri e chilometri, interrotti da una breve sosta a Monterey dove ci sembra di riconoscere i gamberi di Forrest. Quando esci dall’ambiente climatizzato per metter piede a Los Angeles ne abbiamo una caldissima certezza: siamo negli USA, cazzo! Hollywood, l’Oceano a Venice Beach, i dollari che girano in Rodeo Drive, i parchi di divertimento, le mani autografate sul marciapiede, polvere di stelle, vite in polvere. Qui tutto è più grande, anche il Big Mac sembra Bigger. Ma anche più finto. E Las Vegas è l’emblema di questo: sbuca letteralmente all’improvviso dal nulla del deserto la città del divertimento con le sue cattedrali a tema. Sei nel nulla e contemporaneamente ovunque: Venezia, New York, Egitto, Parigi… Ogni camera ha mille storie da raccontare. La nostra è un cortometraggio. Restiamo una notte, che qui sembra eterna, e ripartiamo verso una nuova meraviglia. Tenere la bocca chiusa davanti al Grand Canyon e alla Monument Valley è impossibile. Si sentono i fantasmi degli indiani, passa un brivido che galoppa sulla schiena. Santa Fe non sembra già più America. E infatti è a un passo dal Messico e ne risente tutta l’influenza. Aereo. New York. Si dice che nella Grande Mela non ci si vada mai per la prima volta, ma sia sempre un tornarci: ormai tutti la conosciamo grazie alla tv senza esserci mai stati. Eppure il suo fascino duro ti sorprende sempre, ad ogni angolo. Ecco perché l’aeroporto diventa il posto più triste del mondo. Perché ti porta via da lì. |















































