Japan, 26.7-14.8.2008

Viaggiare in Europa è come prendere possesso di un’eredità prevista. Ma viaggiare nell’Estremo Oriente è scoprire una novità precedentemente insospettata e inimmaginabile. Non è questione di indagare questa novità, di analizzare le sue origini sociologiche, artistiche o religiose, ma di imparare, puramente e semplicemente, che essa esista. All’improvviso, il mondo potenziale – il campo costruito dall’uomo e dal suo ambiente – si presenta doppiamente esteso. Lo stimolo è inconcepibile per coloro che non l’hanno sperimentato.
(Robert Byron)

IL VIAGGIO

Ai confini del planisfero ad oggi conosciuto, si può viaggiare nel tempo senza avere la fiammeggiante Delorean di Marty McFly.
Atterrare a Narita è come entrare nel futuro: si dice che Tokyo sia l'ultima fermata prima della Luna.
Fuso orario, disorientamento, lingua incomprensibile ci accolgono a braccia aperte. Ma sono sorprendenti gentilezza, sicurezza, ordine, pulizia e precisione nipponiche.
L'incrocio di Shibuiya è travolgente, al centro di un quartiere giusto per gli shoppingmaniaci e le gente cool.
Ad Akihabara ci sentiamo in un grosso videogame e se passassero SuperMario su un kart o l'astronave da 300 punti di Space Invaders, la cosa non ci stupirebbe. Al massimo potremmo pensare a un sogno fatto addormentandoti sulla metropolitana per raggiungere Shinjuku.
Lo skyline visto dalla spiaggia di Odaiba è incantevole. E' strano sedersi lì e pensare a un film di Salvatores.
Il pachinko non fa per noi. Troppo caotico. La colazione da Starbucks sì, confortante e tranquilla in un luogo universalmente familiare come gli Apple Store dove connettersi a Facebook per comunicare tra di noi da un computer all'altro.
Quando le bacchette innervosiscono, si può mangiare usando le mani da Mos Burger, farsi coccolare da Andersen oppure ripiegare su mille varietà di spiedini, ma va assaporata obbligatoriamente la carne di Kobe.
Per provare a capire gli incubi dei pesci rossi si può chiedere negli stagni davanti ai palazzi oppure al 52esimo piano di un edificio nel cuore della città.
Sapevamo che del maiale non si butta via niente e se è fritto da queste parti si chiama Tonkatzu. Ma scopriamo che si mangia tutto anche del pollo: dalle ali al cuore.
A Tokyo si può rimanere lost in translation, improvvisare freestyle al Feria tanto nessuno si cura di te, ci si può perdere nel buio dell'Ageha, lasciare un biglietto da visita a una cameriera, accettare caramelle da un tassista, non trovare posto a Toho Cinemas per vedere Batman, trovarli qualche giorno dopo, fare una gita alle cascate di Nikko e imbattersi in scimmie che prima avevi solo sulle magliette, puoi partire per vedere il monte Fuji, prendere due treni, una funicolare, una funivia, un galeone, mangiare un uovo nero, attraversare un lago con una barchetta a forma di cigno, ma non vedere mai il Fuji.
A Kyoto si fa collezione di templi. Con vista, con palazzi dorati, con pioggia, con l'airone bianco di Himeji, con 1001 statue della dea Kannon, quella con le mille braccia. La si può incontrare in qualche sushi bar, se si usa la giusta dose di Wasabi.
La vista dalla torre di Osaka è interessante, emozionante quella dalla Tower of Terror di Disneyland.
Il tramonto a Miyajima incanta, tra i daini e le porte che non sono quelle di Tannoyser e così forse il ricordo non andrà perso come lacrime nella pioggia.
A Hiroshima si racconta un orrore che contiene nella sua storia anche i numeri 8 e 15, come quelli di una certa serie tv ambientata su un'altra isola.
Guardando l'orizzonte, invece, ci si sente Donnie Darko, ma senza coniglio assassino.
In Giappone i maneki-neko ti salutano con la manina, si può dormire nei ryokan senza avere un letto, ridere in un ristorante completamente vuoto, cimentarsi con l'antica arte del tamburo, cantare le canzoni di Bassi Maestro, dei Killers e quelle di Tiziano Ferro fuori sincro.
I fumetti sono porno, i porno sono criptati, la lingua inglese è una rarità, il karaoke si fa in stanzette private senza vergogna, si incontrano l'Ale e la Vale, si fa il bagno alla spiaggia di Fukuoka, non si riesce ad andare a Okinawa, l'isoletta di Hattori Hanzo, quella in cui le persone vivono più a lungo nel mondo. Ma con la loro aspettativa di vita, che si aggira sugli 81 anni, possono anche aspettarci ancora un po'. Magari prima o poi ci andiamo davvero...